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🏛 Filosofia

Significato della vita, coscienza, spiritualità, libertà e sofferenza.

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Amore, crescita personale, empatia e comunicazione, Amicizia e Legami.

📖 Racconti Filosofici

Storie, dialoghi e allegorie che danno forma alle grandi domande.

martedì 29 gennaio 2013

Sono qui







Son qui,
libero della distanza dalla polvere,
dal vano pensiero del protendere.
Inabile all’umana immagine.
Solo anche per lo specchio,
respiro tra le ombre.
Illusorio comunicar di realtà che non tocca.
Incauto, m’innalzo dall’essere grande.
Colgo lo sguardo discreto.
 
Fredda m’accoglie quella scia di misericordia.
Dio è vicino.
Estremità non volle, per distratto amor.

Donar un calice che adombra sventura,
intinge di grigio la gioia eterna.

Allor canto per me.
Che per altre vie il Signor ti giunga.
Non turbar il cuor alla vista.
Altro significato fortuna insegna.
Sono arcobaleno ai tuoi occhi.
Sono speranza per gli uomini.

domenica 27 gennaio 2013

Una stella sul cuore


Commemorare un evento, per mia convinzione, ha un significato nobile. 
L’atto pone l’accento su quelle facoltà umane che non sono immobili o non si focalizzano sull’aspetto insulso, formale o vegetativo.
Nell’atto della commemorazione l’uomo celebra se stesso e lo induce a un’implacabile riflessione sulla natura della sua anima. 
Indipendentemente dal tema o dal tipo di celebrazione, l’uomo nell’atto di ricordare è costretto a un confronto, a una presa di consapevolezza che abbraccia il presente con il passato.
Sia questo il motivo per cui giunge anche il mio contributo alla commemorazione della Shoah.
Permettetemi una piccola regressione, prima di esprimere la mia opinione e la solidarietà a un popolo che non è soltanto etichettabile con la parola “ebrei”, ma anche essere viventi, fratelli abitanti lo stesso pianeta, anime nella stessa scia dell’amore universale.
Ero ragazzo, quando con gli occhi immersi in un libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi, stentavo a crederci in quello che leggevo.
La notte, nel letto, a riparo da occhi indiscreti, io piangevo. 
Non riuscivo a convincermi che non ero io lì, tra quei cattivi.
Sollevavo spesso gli occhi dal libro per rendermi conto in quel momento com’ero fortunato, stando in un letto caldo e senza gli stimoli della fame che, per empatia, si sollevavano da quelle pagine.
Mi ripetevo: “Non aver paura, è solo un racconto!”.
Forse non ero convincente con me stesso, perché tremavo e continuavo a leggere sperando di stancarmi ed evitare l’insonnia, e di conseguenza, la paura di essere circondato da quei terribili fantasmi.
Da allora, è passato molto tempo, sono diventato avvezzo alle cattiverie, ma non ho ancora abbandonato la speranza che l’uomo se ne possa liberare.
Ascolto servizi televisivi e leggo testate giornalistiche che associano il termine commemorare a ricordare.
Da inguaribile ottimista, io non voglio ricordare le cattiverie degli uomini.

Il Ricordare è un’ammissione implicita al possibile dimenticare.

Non voglio la medicina per far sparire il sintomo! Voglio quella che mi elimina la causa del sintomo.
Nella commemorazione, non voglio soltanto ricordare! 
Voglio un continuo rapporto dell’uomo attuale sull’uomo del passato e una verifica dalla quale si evince che non è soltanto la tecnologia a riferirci di come siamo cambiati. 
Abbiamo sempre avuto un’anima, forse un po’ più addormentata, ma credo fermamente che sia giunta l’era per assegnarle la posizione che merita.
La stella più speciale dell’universo che casualmente è finita in corpo di piccolissime dimensioni.
La sua discrezione è così grande che bussa delicatamente al cuore,
chiede attenzione per far grande il piccolo essere umano.

venerdì 25 gennaio 2013

Ingrato sentir



Son dentro per natural volontà.

Prono sul ciglio,
proietto ombra.

L’arguir imbriglia la convinzione
del non pesar soltanto.

Appronto il  fantoccio nel  vestir l’illusione.

Vento sul viso,
il tempo modella.

Al riconoscer del guado,
l’anima affanna.

L’udir delle membra,
vanità  spegne.

Sorda,
s’attarda,
‘che il mistero si sveli.

martedì 22 gennaio 2013

Nutrir d'eterno



 


Or che la mia mente riposa,
m’acquatto lontano dalla ragione.

Furtivo, m’approprio dello star solo.

Non ho ragioni da curare.

Voglio sentir dentro.

Provar inseguo del immortal divenir.

Per le vie dei sogni,
 mi ritrovo a far eco di emozioni.

Sorpreso per chiasso d’amore,
di piacer mi annego.

La mia anima è spoglia dal consumar tempo.

D’eterno mi nutro


giovedì 17 gennaio 2013

Scoprir l'amore

 
Il perdurare del minuto è nuvola 
sull’anima intenta a dimenticar se stessa.

Osservo distante, 
col cuor fermo,
 l’accorciar della vita.

Fidente che il cielo torni celeste,
altre nuvole s’apprestano.

Antiche speranze si muovono.

Immutabili orizzonti celano l’imperscrutabile futuro.

Certezze semoventi vacillano su presunte convinzioni.

Tempo verrà!

Quale tempo?

Confuso, lo  spingo tra i confini dei sogni.

Allor, sopito, cammino trasognato
e con lo sguardo basso,
puntato a terra per non ruzzolare,
sono servo di ventura.

Ah, nuvola ingannatrice!

Tu rubi spazio al sole e addormenti il mio ardore.

Domani, cielo, ti cancello!

Ti porto via con tutte le tue stelle,
perché buio non voglio 
or che Amor m’illumina.

martedì 1 gennaio 2013

Spiegare l'emozione



ETT: Luigi, ho raccontato tutto sul Natale ai miei amici. Non sono riuscito a far capire loro ciò che voi terrestri chiamate emozioni. 

Quando ti ascolto direttamente, mi sembra tutto chiaro, potendole riassumere come uno stato del vostro essere. 

Ho imparato ad osservarti nei momenti in cui ti emozioni, vedo i tuoi occhi brillare, le tue parole rallentare rispetto al pensiero che vorrebbe volare.

LUIGI: In Effetti, noi umani viviamo le emozioni ma ci preoccupiamo poco di osservarle e comprenderne l’importanza. 

Le emozioni sono reazioni manifestate attraverso la nostra biologia che enfatizza il modo d’essere della coscienza.

ETT: Proponimi un esempio.

LIUIGI: Alcuni umani mostrano timidezza. 

La loro coscienza risuona a eventi che focalizzano l’attenzione su se stessi e comanda la biologia a mostrar scena attraverso arrossamenti, tremore delle mani o della voce. 

La biologia assume il comando della regia dell’essere inibendo la volontà e il potere decisionale del timido.

ETT: Quindi, lo stato emotivo vi priva della libertà e apparite come solitamente non siete?

LUIGI: Pressappoco così! In alcuni casi sembriamo anche idioti, poiché la razionalità diventa una facoltà assente.

ETT: Qualunque terrestre è così quando si emoziona?

LUIGI: Sì! Questo è proprio uno dei nostri limiti o pregi, a seconda dell’interpretazione.

ETT: Luigi, tu sei emotivo?

LUIGI: Per uno che piange davanti alla televisione o mentre legge un libro, direi proprio di sì!

ETT: Questo è un problema?

LUIGI: Per molti, è un grande problema! Nel mio caso, convivo con piacere, anzi tento ti utilizzarlo per contagiare chi mi frequenta.

ETT: Se è vero che si tratti di un problema, dovresti descrivermelo con accenti negativi e invece ne parli come se fosse una bella qualità. 
Mi confondi!

LUIGI: Noi siamo umani! Il bello per alcuni è anche il brutto per altri.

ETT: Se insisti su questa linea, rendi inutile il mio tentativo di capirvi!

LUIGI: Scusami ETT, Il fatto è che spesso, di necessità si fa virtù, per cui si cerca di far risaltare l’aspetto più piacevole in situazioni critiche.

Per mio conto, le emozioni sono gioielli che non voglio dismettere, anche se mi rendo conto che spesso mi fanno apparire un ebete o al massimo un bambino.

ETT: Parlami ancora delle emozioni.

LUIGI: Le emozioni sono immagini dipinte dalla consapevolezza. Il disegno è sempre variopinto e trasferisce all’esterno il clima e la luce interiore dell’emotivo.

Una persona innamorata fornisce il suo quadro d’amore. 

Una persona sensibile riflette come uno specchio ogni dettaglio di empatia catturato da una persona che soffre, dal pianto di un bambino, dalla delicatezza di bacio, dal calore di una carezza.

La persona dolce, comprensiva, amabile è campione nell’emozionarsi.

ETT: Forse, ora capisco perché i miei simili non mi capiscono quando riferisco delle vostre emozioni. 
Dovrei imparare a emozionarmi anch’io per spiegarlo, vero?

LUIGI; Esattamente! In qualità di alieno, questo ti è negato. 
Potrai soltanto fare intendere ai tuoi amici quanto siamo stupidi e quanto meravigliosamente emotivi.

ETT: Luigi, mi sa che stai tirando acqua verso il tuo mulino.

LUIGI: Anche questo è da umani!

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