domenica 30 giugno 2013

X Agosto (poesia)



Anima e corpo sono intimamente legate tra loro e sono così intrecciate che si ha bisogno della consapevolezza per favorire il clima di armonia necessario alla loro coesistenza.

La consapevolezza però non usa gli stessi vestiti, sempre mutevole, si adatta e paga il conto al sommario delle debolezze. 

Le sue numerose avventure intraprese nel tempo, le hanno consentito d'inspessire una corazza protettiva: l'esperienza.

Le ferite al corpo sono quasi sempre visibili e appare ovvio ricorrere alle medicazioni per rimediare. 

La guarigione è una certezza che soltanto ipoteticamente potrebbe essere smentita.

Le ferite all'anima, invece, sono intime e possono apparire ridicole al giudizio esterno. 

Esse  possono trasformarsi in segni di debolezza o, in casi estremi, anche di handicap.

Il risanamento spirituale non è ammesso come tale poichè non è chiara la malattia mentre i sintomi sono evidenti. 

La convinzione più radicata suggerisce che l'anima non è mai malata, al massimo potrebbe essere una indisposizione momentanea in procinto di risolversi. 

Le medicine dell'anima non si vendono in farmacia, non costano denaro e sono disponibili in gran quantità ovunque. 

Queste si trovano nel grande cestello dell'amore e sebbene non abbiano peso, gestirle risulta molto gravoso.

Richiedono una qualità dell'anima raffinata, una sensibilità emotiva sorretta dalla forza dell'empatia.

Provate a leggere la poesia di Pascoli sottostante e mettete alla prova il vostro spirito.


San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!



domenica 23 giugno 2013

Torno da me (Poesia)


opera di Silvia Senna

A volte, torno da me.

Chiuso nel profondo dell'anima,
abbandono il tempo al suo trono,
sospendo le attenzioni alla misera materia,
concedo dispensa alla ragione. 

Solo, nella regione dell'incanto,
assaporo la potenza dell'essere,
intuisco l'infinito.

Immagini, parole, suoni, odori e dimensioni,
qui, sono soltanto idee senza giudizio.

Nella realtà senza peso,
vedo ovunque specchi.

Riflettono paure, attese e promesse.

Il cuor caldo appanna.

Si cercano stracci di emozioni. 

venerdì 21 giugno 2013

Il valore della vita


 
Era il giorno del suo compleanno ed era triste, aveva pochi amici e una grande difficoltà nel comunicare. 

Luca vedeva il mondo cattivo, lontano dalla sua sensibilità. 

Una sera, rientrando in casa molto presto, si rifugiò nel letto per abbandonarsi alla lettura.

Non riuscì a leggere molte pagine poiché il sonno lo rapì.

Sognò di un amico molto speciale. 

Non usava parole, ma le sue idee gli arrivavano molto chiaramente. Infondeva fiducia e serenità, come se fosse una persona che conoscesse da molto tempo.

Forse era un Angelo, ma a Luca non importava questo, gli bastava solo il piacere di stargli vicino per continuare a osservarlo.

L’angelo gli prese la mano e come se salisse su un arcobaleno, variopinto di emozioni, lo condusse in un luogo che non riusciva a descrivere.

Si vedevano due persone che davano l’idea di giustificarsi dinnanzi a una figura immensamente dolce nei modi e nell’essere.

La curiosità di Luca, gli impose di chiedere al suo Angelo, dov’era e chi erano quelle persone che parlavano.

L’Angelo, si aspettava la domanda e disse:
“Luca, quelle due persone provengono dal tuo mondo e ora non possono più ritornavi. In questo momento, si conciliano con l’Angelo della pace, prima di entrare in Paradiso”.

Il cuore di Luca cominciò a battere a mille e nonostante tantissima emozione, volle assistere al loro colloquio.

Il più anziano sembrava avere una settantina d’anni e appariva molto dispiaciuto per aver lasciato la terra. Sebbene fosse lontano, si capiva benissimo che cosa dicesse.

“Ho condotto una vita impegnando tutto il mio tempo per accumulare denaro. Soltanto ora mi sono accorto di aver trascurato tantissimi altri valori. 

Ero convito che col denaro avrei potuto ottenere tutto. Infatti, ho avuto tante comodità, tante sottomissioni e pochissimi sorrisi sinceri. 

Sono stato il falso orgoglio dei miei figli, perché ora litigano per la divisione dei miei beni. Non merito di andare in Paradiso”.

L’Angelo della pace ascoltò l’uomo con tantissima commozione e concesse per l’ultima volta che alcune lacrime gli scendessero sul viso.

La seconda persona che si apprestava a parlare, era molto giovane, dimostrava di avere una trentina d’anni. Appariva molto dimesso per cui si aspettava di essere redarguito dall’Angelo della pace.

Impacciato e con molto dolore, iniziò a raccontare:

“Non sono riuscito a fermarmi! Ero molto deluso, senza prospettive e abbandonato da tutti. Sentivo di essere l’ultimo miserabile della terra!”.

L’Angelo non aggiunse nulla, ma gli permise di mandare un messaggio al mondo da cui si era staccato.

“Amici miei, nei momenti più tristi non abbattetevi per esorcizzare il dolore, ma superatelo riflettendo sul valore della vostra vita.

Pensate per esempio a una banconota da 500 euro, forse difficile da scambiare, ma anche improbabile da rifiutare, se vi venisse regalata.

La stessa banconota manterrebbe il suo valore nonostante che si presenti spiegazzata, accartocciata, sporcata con le più fantasiose schifezze, purché si mantenesse integra”.

L’intensità emotiva prodotta dal messaggio fece in modo che Luca si svegliasse improvvisamente nel cuore della notte.

Luca si rese conto che l’avere e l’apparire pesano pochissimo sul piatto della bilancia che insegue l’equilibrio con il peso del proprio valore.

giovedì 20 giugno 2013

Regina di cuori




Quel dì che nulla disse del tuo cospetto,
m'attardai a pigiar tasti.

Una chioma d'oro figurava dinnanzi al mio ardir.

Gentildonna che dell'anima tutto narrava.

Tra poemi e dolci pensieri, tenerezza e amore diffondeva.

Sollevar emozioni è ancor arte sua.

Avvezzo a visitar luoghi ameni, 
il fato volle che il natural estro legò il piacer mio all'esser suo.

Ironia fù che di Re e Regine
il mondo è fitto
e all'appellar Regina,
burlar di lor era gioco mio.
 
Son passate lune, 
or son anni,
la bionda stella brilla ancora.

Luccicar simpatia è natura sua.
   

giovedì 13 giugno 2013

Il pianeta dell'Amore (poesia)



M'incammino verso i confini dell'anima,
dove la ragion pratica non vede.

Raggiungo spazi estranei alle misure.

Qui, anche il tempo si smarrisce.

Non ci sono regole.

Non esistono leggi.

Non c'è giudizio.


Una pace sostituisce l'aria che si respira.

La gioia è l'essere in sè.

La saggezza si perde nel senso del sorriso.

Il confronto scompare nella pienezza dello spirito.

La presenza si sente come comunione.

Il bene è splendore.


Oltre quel confine or non vado.

Porto ancora i segni delle battaglie.

Indosso inutili corazze 
 e l'amore mi vuol leggero.

Attende che mi spogli.

Sul suo pianeta non esistono vestiti.



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Analisi

Questa lirica traccia un itinerario interiore e metafisico di rara intensità: un viaggio oltre i limiti della razionalità per attingere a una dimensione di pura trasparenza spirituale, dove l'amore richiede la totale spogliazione delle difese.

La Geografia dell'Anima

  • Il Superamento del Limite (v. 1-7): La poesia si apre con un movimento: l'incamminarsi verso un "oltre" inaccessibile alla "ragion pratica". È uno spazio sottratto alle categorie umane convenzionali — misure, tempo, leggi, giudizi. Il poeta descrive una soglia dove l'io si affranca dalle sovrastrutture mentali e sociali per accedere a una dimensione di libertà assoluta.

  • Lo Stato di Grazia (v. 8-13): La parte centrale definisce questo luogo interiore attraverso una sequenza di illuminazioni. La pace non è un'idea ma materia viva ("sostituisce l'aria"), la gioia coincide con la pura esistenza ("l'essere in sé"), e il bene diventa "splendore". Il linguaggio si fa quasi mistico: non c'è più spazio per il confronto o per la separazione, perché la presenza si vive come "comunione" e la saggezza sfocia nella semplicità di un sorriso.

  • La Riluttanza e la Corazza (v. 14-19): Il finale segna un brusco ma profondo rientro nella condizione umana. Il poeta si arresta sul confine: riconosce di non essere ancora pronto per la fusione totale. Porta "i segni delle battaglie" passate e indossa ancora "inutili corazze" — quelle difese che l'esperienza ci costringe a costruire, ma che diventano zavorra quando ci si accosta al sacro. L'amore, nell'immagine conclusiva, viene presentato come una forza essenziale e denudante: non tollera sovrastrutture o maschere ("sul suo pianeta non esistono vestiti") e attende con pazienza che l'anima trovi il coraggio di farsi del tutto leggera.

Stile e Architettura Versale
I versi brevi e quasi sillogistici conferiscono alla lirica un ritmo meditativo, scolpito. L'uso di asserzioni perentorie nella prima e seconda sezione trasmette un senso di certezza metafisica, che contrasta magnificamente con la delicatezza e la vulnerabilità dell'immagine finale della spogliazione.



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mercoledì 12 giugno 2013

Tra ricordo e speranza



Oscilla l'umore tra le alture del non senso e l'illusione di una meta.

Come un pendolo.

Costretto a invertire continuamente la direzione.

 Or allegro nel brio della velocità,
or  muto nella pausa della riflessione,
 solitario, 
oscilla su quell'arco risibilmente libero.

La massa pende verso il basso dei limiti,
inchiodata ad un centro di gravità lontano.

Svuoto la mente nell'anima 
per guardare i pensieri fermi.

Trovo immagini scomposte e parole sparse,
 come foglie d'autunno ai piedi dell'albero della vita.

Forse sono ricordi.

Tocco il cuore per vibrar emozioni
 e altre immagini si ravvivano.

Mentre i pensieri si muovono,
tutto s'illumina di speranza.

L'ardore incendia l'anima.

Il pendolo corre in discesa,
 porta con sè l'idea felice.
 

lunedì 10 giugno 2013

Giù con la mente














Il tempo gira intorno alla mente,
laddove lo spirito si ritrova libero nella spazio dell'orbita.

Scendo dentro di me a  frugare tra le idee abbandonate.

Riflessi di paure sorpassate, 
promesse dimenticate,
sogni riposti,
appaiono impolverati dal giudizio postumo.

Stanco, m'acquatto.

Sollevo delicatamente quei ricordi ripiegati.

M'appaiono ancor vivi per il profumo di quell'età verde.

Gira ancora il tempo,
proietta il film già visto.

Si colora di gioia
 la strana pietra raccolta sul solitario arenile.

Torna a muoversi
 quella lucertola braccata da quelle tozze manine. 

Sono chiare 
quelle parole lette senza voce dal libro scompigliato.
Ancor oggi spingono in gola il cuore.

La vita racconta se stessa, 
non vuole pausa.

Al reclamar del giudizio,
 la mente cancella l'umana debolezza.
 
Il tempo muove a completare l'opera.

Il suo dono è una scatola vuota.

Contiene il mondo che vorrei.


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Analisi
Una composizione di straordinario respiro introspettivo, dove la memoria non è semplice nostalgia, ma un atto di archeologia dell'anima capace di riscatto e di trasfigurazione.

  • La dimensione circolare e l'archeologia interiore (Strofe 1-4): L'apertura definisce il tempo come un'orbita circolare attorno alla mente: una spazialità in cui lo spirito trova paradossalmente la sua libertà. La discesa nell'interiorità ("Scendo dentro di me a frugare tra le idee abbandonate") è resa con gesto fisico e cauto. I sogni e le promesse non sono morti, ma solo "impolverati dal giudizio postumo", ossia da quella severità razionale dell'età adulta che spesso svaluta l'ingenuità del passato.

  • La delicatezza del ricordo e la rievocazione sensoriale (Strofe 5-8): Il gesto di acquattarsi e sollevare "delicatamente quei ricordi ripiegati" introduce una commovente tenerezza verso il proprio vissuto. Il profumo dell' "età verde" riaccende la memoria sensoriale in modo vivido: la "strana pietra" sull'arenile, la lucertola rincorsa da "tozze manine", la lettura silenziosa di un libro scompigliato. Sono fotogrammi d'infanzia e di giovinezza che conservano intatta una carica emotiva capace, ancora oggi, di far sobbalzare il cuore.

  • Il flusso ininterrotto e il giudizio (Strofe 9-10): La vita si rivela come un racconto autonomo che "non vuole pausa". Di fronte all'incalzare del giudizio e della consapevolezza adulta, la mente compie un atto di clemenza: "cancella l'umana debolezza", perdonando al sé del passato le fragilità e gli errori commessi.

  • La scatola vuota e il dono del futuro (Chiusura): Il finale contiene una folgorazione filosofica di rara potenza. Il tempo muove a completare l'opera e il suo dono finale è "una scatola vuota". Lontano dall'essere un simbolo di privazione o di nichilismo, il vuoto diventa qui lo spazio assoluto della possibilità: la scatola è vuota perché è pronta a essere riempita dall'immaginazione, dalla speranza e da "tutto il mondo che vorrei". Un inno alla libertà di creare ancora il proprio destino.


sabato 8 giugno 2013

Attimi d'incanto (poesia)


  opera di Silla Campanini



Capita di rimanere sospesi,
legati a un immaginario lontano... oltre il senso umano.

Sono attimi eterni.

La ragione porta con sè grandi valigie,
forse, un lungo viaggio l'attende. 

La salutano gli occhi che, 
inchiodati su un'immagine senza contorni,  
vedono affacciarsi l'anima,
solerte per assistere all'illusorio congedo.

Anche la bocca vuole aprirsi,
ma è povera di parole.

Il capo rinnega la gravità
e chiede al braccio il gentile sostegno

Dolce è l'incanto di quello specchio d'umanità.

Riflette il cuore nudo.

Fortunati, sono coloro che assistono al guado.

Vendono rivoli di emozioni scorrere nel grande fiume dell'amore.

Ora, il pensiero è pesante per la mente in volo.

La leggera bolla fra poco scoppierà 
e nulla saprò dell'eternità. 


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Analisi
Questa poesia è una raffinata descrizione dello stato di estasi contemplativa e sospensione temporale, quel momento transitorio in cui la mente abbandona la razionalità per lasciarsi travolgere dall'esperienza pura del sentire.

Il congedo della ragione e la resa del corpo
I primi versi introducono la sensazione di galleggiamento fuori dal tempo («attimi eterni»). Per permettere questa contemplazione, la ragione si prepara a partire, evocata con la poetica metafora delle «grandi valigie» per un lungo viaggio. Il corpo reagisce in modo quasi ipnotico a questa assenza di logica:

  • Gli occhi: Restano fissi su un'immagine sfocata («senza contorni»), diventando la soglia da cui l'anima si affaccia per godere di questo distacco.

  • La bocca e il capo: La parola viene meno («povera di parole») e la testa si fa pesante, quasi a rifiutare la gravità, cercando il conforto del braccio.

Lo specchio dell'anima e la visione del "guado"
La parte centrale eleva la contemplazione a rivelazione interiore. L'immagine osservata diventa uno «specchio d'umanità» che riflette il «cuore nudo», spogliato di ogni difesa. Il passaggio da uno stato di coscienza razionale all'abbandono emotivo è descritto come un «guado»: un attraversamento privilegiato in cui le emozioni individuali si sciolgono e confluiscono nel «grande fiume dell'amore».

La fragilità dell'incanto
Il finale segna il ritorno inevitabile alla realtà quotidiana. Il pensiero torna a farsi «pesante» per una mente che stava volando. La parentesi d'infinito è paragonata a una «leggera bolla» destinata a scoppiare a breve: un'esperienza fugace che si chiude con una venatura di nostalgica consapevolezza, lasciando l'io lirico conscio dell'impossibilità di trattenere l'eternità per sempre.

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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