sabato 29 dicembre 2012

Un Angelo è salito in cielo (poesia)






Fusti spinati  di rose intrecciano l’infinito dolore  di un vita spezzata.

Incauto destino ha tracciato rivoli di sangue tra le rosse venature dei petali.

Una gentile luce si riflette su lacrime adornate a perle di brina.

Protende il mio braccio  al cielo,

un fiore bianco lo illumina d’Amore.



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Analisi

Questa poesia si configura come un intenso percorso lirico che si snoda attraverso tre momenti fondamentali: il dolore viscerale, la sofferenza fisica ed emotiva, e infine l'apertura verso una speranza trascendente.

Simbolismo e Immagini Chiave

  • Il Dolore Viscerale (I strofa): La prima immagine — fusti spinati di rose — unisce la bellezza della rosa alla ferita della spina. L'intreccio simboleggia un dolore universale e senza fine, causato da una "vita spezzata", una perdita o un trauma che interrompe il naturale corso dell'esistenza.

  • Il Sangue e la Passione (II strofa): L'espressione incauto destino suggerisce un senso di ingiustizia o fatalità arbitraria. Il sangue che scorre tra le rosse venature dei petali crea un forte impatto visivo: la natura stessa assorbe la sofferenza umana, fusione drammatica tra il rosso del fiore e il trauma interiore.

  • La Trasformazione della Lacrima (III strofa): La svolta comincia qui. La gentile luce introduce un elemento di delicatezza. Le lacrime, da simbolo di puro sconforto, vengono nobilitate e diventano perle di brina, pronte a riflettere la luce anziché rimanere nel buio.

  • La Redenzione e la Luce (IV e V strofa): Il gesto finale del braccio che si protende al cielo è un atto di fiducia e preghiera. La rosa rossa della sofferenza lascia il posto a un fiore bianco, simbolo di purezza, rinascita e guarigione. È l'Amore a illuminare l'oscurità iniziale e a dare un senso nuovo anche al dolore più profondo.

Stile e Tono

La lirica adotta un tono elegiaco ma aperto alla speranza. L'uso dei colori (il rosso del sangue/petali, la brina luminosa, il bianco del fiore finale) guida il lettore attraverso una vera e propria metamorfosi emotiva: dal buio della ferita alla luce della redenzione.

venerdì 28 dicembre 2012

Dove sono?

 
Timida impazienza per il fluir del tempo inutile,
ripone chino il mio capo.

Chiede conto all’anima saggia,
in ansiosa risposta per la rotta del cuore.

Muta, non risponde.

Emozioni affogano pensieri senza briglie.
La ragione dorme.

Percorro lunghi sentieri indifesi.

Silenziosi ai dubbi.
Sordi agli averi.
Trasparenti alle paure.

Affollati ricordi proiettano me stesso nello specchio del passato.

Sono un punto luminoso in corsa nel futuro.
 

sabato 22 dicembre 2012

Innamorato (poesia)







Guardo al sole
per mirar  l’immenso.

Confondo l’orizzonte
per scrutar lontano.

Muovo pensieri
per cullar silenzio.

Indugio nei sogni per sentir pace.

Altro non posso,
son prigioniero
d’Amore.

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Analisi
Questa lirica si distingue per una straordinaria essenzialità formale: brevi strofe incisive, costruite su una struttura simmetrica che lavora per paradossi e sovrapposizioni visive, prima di sfociare nella rivelazione finale.

La ricerca degli opposti
Le prime quattro strofe procedono con una cadenza quasi liturgica, dove ogni azione cerca il suo opposto o il suo superamento:

  • La vista e l'infinito: «Guardo al sole / per mirar l’immenso» apre la lirica con un gesto ardito. Guardare direttamente la sorgente della luce non serve a definire i contorni della realtà, ma a perdersi nell'illimitato.

  • Lo sfocare per vedere: «Confondo l’orizzonte / per scrutar lontano» racchiude un'intuizione profonda. Per vedere davvero ciò che conta, occorre perdere la nitidezza del presente e far sfumare i confini rigidi del mondo visibile.

  • Il movimento per il quieto vivere: «Muovo pensieri / per cullar silenzio» capovolge l'idea del pensiero come rumore di fondo. Qui l'attività della mente è un movimento dolce, un sollecito che non disturba, ma "culla" la quiete interiore.

  • L'indugio sospeso: «Indugio nei sogni / per sentir pace» consolida questa dimensione di rifugio e attesa benefica.

La dolce prigionia
La chiusa rompe la simmetria dei versi precedenti per calare il velo sulla vera causa di questo stato di sospensione:

«Altro non posso,

son prigioniero

d’Amore.»

Il finale ribalta il significato dell'intera poesia. Tutti i gesti precedenti — lo smarrimento dell'orizzonte, la ricerca dell'immenso, il silenzio — non sono l'esito di una fuga dalla realtà, ma la naturale conseguenza di una resa d'amore. È una condizione di prigionia che non mortifica, ma libera la mente dai vincoli del quotidiano per consegnarla a una pace superiore. Una poesia essenziale, di grande equilibrio e impatto evocativo.


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