giovedì 29 novembre 2012

Fuga nel sogno

 
 
Affannosa corsa
che volger il capo addietro dolor procura,
dischiudere segreti anela.

Padrona dell’io smarrito,
l’anima vaga nelle nebbie dei sentimenti.

Nessun muro fa direzione.
Nessun giaciglio dà pace all’inquietudine.

Solitario invasore dei sogni,
indugio sugli orizzonti lontani.

E ritrovare il tuo pensiero
m'è dolce.

Nebbia di emozioni
accecano un cuore  ingenuo.

 Disegnano il tuo viso,
restio all’essere mortale,
perfetta immagine
nello specchio dei desideri senza tramonti.

Non oso toccarti.

Ho paura di svegliarmi. 
 

giovedì 22 novembre 2012

Impulso d'amore (poesia)

 
 
Nascosto tra le parole,
ostacolato dal torpore dell’indifferenza,
 l’impulso d’amore freme.

Vorrebbe cambiare il mondo.
Vorrebbe sciogliere la gelida brina dell’apparire.
Vorrebbe disegnare sorrisi sui volti tristi.

Vorrebbe illuminare
le menti buie abbandonate dalla speranza.


Sventola tenerezza nei cuor sinceri.

Risuona emozioni negl’animi gentili.

Scava fiducia nelle menti aperte.

Diffonde magia nelle delicate carezze. 

Tuona potenza negli abbracci degli amanti.

Impulso d’amore,
sorprendimi!   


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Analisi
Una lirica luminosa, costruita su una crescente tensione emotiva che va dalla compressione iniziale fino all'esplosione di un'invocazione finale, viva e fiduciosa.

  • Il vincolo e l'insofferenza (Strofa 1): L'avvio descrive una condizione di prigionia interiore. L'amore è "nascosto tra le parole", intrappolato da un linguaggio che spesso lo formalizza senza liberarlo, ed è imbrigliato dal "torpore dell'indifferenza". Ciononostante, non si spegne: freme, mantenendo intatta la sua carica vitale e sotterranea.

  • La spinta utopica (Strofe 2-3): Con l'anafora del "Vorrebbe...", la poesia dà voce al desiderio di trasformazione universale. Non si tratta di un'ambizione astratta, ma di un'azione concreta e ristoratrice: abbattere la patina superficiale dell'esistere ("la gelida brina dell'apparire"), portare conforto dove c'è tristezza e riaccendere la luce del pensiero dove la speranza è venuta meno.

  • L'azione nell'anima (Strofe 4-8): La poesia cambia ritmo e passa dal desiderio all'atto. Attraverso una scala di verbi dinamici (Sventola, Risuona, Scava, Diffonde, Tuona), l'impulso d'amore agisce su più livelli della sensibilità umana:

    • È tenerezza nei cuori sinceri e musica negli animi gentili.

    • È lavoro profondo che crea fiducia dove c'è apertura mentale.

    • È magia nel gesto minimo della carezza, fino a farsi forza dirompente ("tuona potenza") nel legame fisico ed emotivo degli amanti.

  • L'invocazione finale (Chiusura): Il finale spezza la descrizione e trasforma l'impulso in un interlocutore vivo. Il poeta non teorizza più l'amore, ma lo invoca direttamente in prima persona: "sorprendimi!". È una richiesta di meraviglia, l'atto d'affidamento di chi sceglie di rimanere permeabile alla vita e alle sue rivelazioni.

domenica 18 novembre 2012

The main road


An ancient story tells of a man who had a sick child. 

He turned to all the places of the earth to find someone who was able to provide the right medicine to cure his beloved son.

After wandering in vain, he found himself talking to a Buddhist sage, who said he knew the medicine for his son, but the preparation needed a seed of any plant grown in the garden of a family that had no mourning or sad events.

The father decided to try this suit, so he visited many families. 

He found that in every family always hid some sadness, that none of the families he visited could hand over his suit.

He returned to the wise and sadly told of his failure.
Then, the wise man, understanding the pain of the father said:

"How could you check, the pain is part of our lives. Learn to accept it and remember to look on the best side of the situations. Pain is the manifestation of your soul that something is not right, but admits the possibility of a solution".

The father understood the instruction of the test, but he would not surrender. 

He said: "There must be a way to heal my son!".

He knew of a group of "enlightened" that suggested a surefire way to achieve miraculous results. Speaking with one of these, he knew:

“We are part of a universe which is in line with our desires. Whatever you want, you can get it!

The only condition, is to be convinced to desire what you want to achieve. Only the doubt, simply, determines the failure to achieve the goal.

The father asked: "What can I do physically to help my son?".

He was told: "Take a photo of your child smiling. Write on it how much you care, and  be convinced for the healing".

The father did not know where to get the conviction required by the enlightened, and because he did not want to risk failure, continued to look for. 

He found a Christian priest, who advised him to pray.

He spoke about the heaven and so many beautiful stories, full of miracles.

He, however, although non-practicing Christian, he could not delegate to the belief that serious task.

Science seemed to him, turned its back. He tried to convince himself that something had to be done.

He had thought to turn to witches, magicians, fortune tellers, healers, but found that the operating system of these characters was based on money. 

Dejected because of the inability to see the light in the tunnel ahead of his love life, he decided to do what he wanted to do since a long time but he had always postponed, to build a more comfortable future for his children.

Addressing the sick child, said:

"Honey, I'm going to stop with work, I'll be at home to play with you!”.

A long embrace hid the tears, but not his heart beating faster.

venerdì 16 novembre 2012

INCULCARE

Vi riporto un esempio attraverso il quale capire come sia facile disorientare gli ignoranti (INCULCARE) e quindi, quanto sia facile manipolare il pensiero comune per orientarlo agli interessi di pochi e demoniaci speculatori.

Vi invito a leggere attentamente l’intero articolo, a riflettere e poi …. tenerne conto in altri contesti.


 LA NOTIZIA

“Ci hanno fatto credere per anni che fosse un alimento super nutriente. Ci hanno fatto credere che facesse bene alle ossa perché ricco di calcio. Un surreale inganno orchestrato dalla più grande autorità mondiale dell’alimentazione: la FDA (Food and Drug Administration) la cui sede, sta guarda caso ad Atlanta, città delle più grandi multinazionali del cibo spazzatura e imparentata con la lobby americana del mais ogm. Una città dove il latte viene usato anche per farsi il bagno per quanti allevamenti intensivi di povere mucche ci sono.
Ci hanno imposto per anni le loro farneticanti tabelle alimentari che si sono insinuate inesorabilmente in tutte le scuole, le mense, nei testi di pediatria, negli ospedali. Oggi ne paghiamo le conseguenze con il risultato di un’ondata mostruosa di cardiopatie, diabete, obesità, cancro, anemie, osteoporosi e altre centinaia di  malattie.
Il latte di mucca è un alimento troppo proteico per l’uomo (la natura infatti lo ha creato per il vitellino che ha una velocità di crescita 3 volte superiore) e crea acidificazione in un organismo dal sangue tendenzialmente alcalino.
Danneggiamo in pratica le nostre ossa ad ogni bicchiere di latte che beviamo e con ogni pezzo di formaggio che mangiamo. La continua acidificazione richiede un intervento immediato del nostro sistema immunitario, che affronta il  terribile invasore bianco, prelevando calcio organico dalle nostre ossa.
Le statistiche parlano chiaro: i paesi con il più alto consumo di latticini sono quelle con le più alte percentuali di osteoporosi.
Ruba più calcio di quanto ne offre. Tra l’altro ci consegna calcio inorganico, pastorizzato, cotto, denaturato e carico di antibiotici.
Il latte di mucca è anche un alimento privo di ferro e come tutti i cibi ferro-carenti ruba ciò che gli manca (in questo caso il ferro ma il discorso vale per tutti i minerali) dalle nostre già esigue riserve.
La natura non fa nulla a caso. Ad ogni specie il suo latte. Abbiamo sottomesso milioni di povere mucche per poter bere una poltiglia carica di ormoni e pesticidi che ci ha indebolito il sistema immunitario negli ultimi trent’anni.
Vi lasciamo con una frase di Maneka Ghandi che dovrebbe far riflettere sulla tristezza e l’assurdità di questo fatto.
Ogni bicchiere di latte, ogni yogurt, ogni scaglia di grana, ogni cioccolato al latte, proviene da una triste e disgraziata mucca, forzata a gravidanze artificiali ed indesiderate, munta per 10 mesi, re-inseminata già al 3° mese dei 10 utili, costretta a disintegrare le sue cellule mediante chetosi per compensare il deficit energetico, sottoposta a cortisone ed antibiotici per la mastite cronica delle sue supersfruttate mammelle, carica di stress e di lacrime per il sequestro cinico ed aberrante del suo stupendo ed amato piccolo”.


IL PARERE DI UN ESPERTO

E' una grande bufala scritta da persone strettamente vegetariane e anche incompetenti, cosa che si desume da diversi errori concettuali. Si sono avuti problemi nel 2008 con latte cinese che provocava danni renali, ma il fatto è stato circoscritto alla Cina stessa. Se così fosse, i bimbi che assumono latte vaccino fresco già a partire dal secondo anno di vita, dovrebbero avere tutti osteoporosi giovanile. Anzi si osservano casi di osteoporosi giovanile in adolescenti grandi consumatori di Coca-Cola in cui è contenuto acido fosforico che è in grado di chelare il calcio a differenza della pastorizzazione, cottura e antibiotici che non so con quali meccanismi possano eliminare il calcio dal latte.  Inoltre è vero che il latte vaccino è povero di ferro ma non è assolutamente possibile che possa sottrarlo all'organismo!
Anzi ho appena letto un articolo del 2 ottobre 2012, di cui riporto sotto il contenuto, in cui si attribuiscono alle proteine del latte anche proprietà anticancerogene.




“A group of scientists in Sweden found that a milk protein with known health effects, reduces the growth rate of colon cancer cells over time.
According to Medical News, the protein in the milk is the lengthy named lactoferricin4-14 (Lfcin4-14). The protein appears to prolong the period of the cancerous cell cycle before chromosomes are replicated, thereby slowing the rate of the cancer spreading.
In the study, the researchers have reported that treatment with Lfcin4-14 reduced DNA damage in colon cancer cells exposed to ultraviolet (UV) light. For this the researchers exposed colon cancer cells to UV light that caused DNA damage and then grew the cells in the absence or presence of Lfcin4-14. Where the protein was present, the extent of damage was much less than with the cells grown in the absence of the protein.”

mercoledì 14 novembre 2012

Amore, sei tu?


Ero stanca per aver trascorso un’intensa giornata di lavoro e i miei occhi si chiudevano come un sipario al termine di una faticosa rappresentazione teatrale, quando  una voce risuonò nel silenzio, conciliatore dell’imminente sonno:

“Luisa, Luisa, sono io!”

Tentai di richiamare alla mente le persone a cui potevo associare quella voce, ma non ne ricavai nulla e allora, ben sapendo che ero sul letto, replicai sommessamente:

-“Chi sei?”

-“Luisa, non posso credere che tu mi abbia dimenticato!”

📚 Articoli in tema


    Una tempesta di emozioni stava per scuotermi:

    -“Sei tu amore mio?”

    -“Certo, sono io!” – “Non ti ho mai lasciata”

    Gelosa di questo sogno, domavo il mio animo per continuare il dialogo.

    -“Caro, è un miracolo ascoltarti! Pensavo che ciò fosse possibile solo nei romanzi. Esisti veramente, vero?”

    -“Esisto con tutto il tuo amore che porto in me!”

    -“Dai, su! Non farmi piangere, non voglio sprecare questo tempo per asciugarmi lacrime. Sapessi quanto mi manchi”

    -“Tranquilla, io sono sempre con te! Non mi vedi, ma sono brezza sulla tua pelle, sono luce nei tuoi occhi, sono il calore del tuo cuore”

    -“Da quando sei andato via, tutto è cambiato! Il mio tempo si è trasformato in un’attesa infinita e la mia speranza di rivederti mi fa confondere la realtà con la fantasia. Ho paura di impazzire, sai? Non riesco a dimenticare le tue carezze, i tuoi modi gentili, la tua voce dolce. Forse eri troppo perfetto per starmi vicino!”

    -“Luisa, trattieni il tuo dolore. Altre motivazioni che vanno oltre la logica umana dirigono il mondo che non vedi. Sappi che il tuo sorriso è la gioia che più potresti offrire a chi conosce la tua sensibilità e la genuinità del tuo cuore. 

    Da questa parte si sa tutto e nonostante ciò che potresti pensare, non esiste odio, né dolore. 

    Esistiamo ovunque e da sempre.

    Il tuo tempo vita è l’attimo che difficilmente si colloca tra il passato e il futuro. 

    Consuma il tuo attimo nella gioia e contagia di euforia i tuoi amici, i tuoi colleghi e tutti coloro che attraversano il tuo sguardo. 

    Ammirandoti in questo modo, mi confermerai continuamente il tuo infinito amore”.

    Mi addormentai dolcemente nella notte più bella della mia vita.

    “Grazie, amore mio! Ogni volta che sentirò il vento accarezzare la mia pelle, saprò che sei tu a farlo e mi farò aiutare dai brividi per trattenerti.

    Sorriderò agli amici e ancor di più ai cattivi, così che io possa sentire tutta la forza del tuo amore”.  

    martedì 13 novembre 2012

    La magia della mente


    La nostra mente è una sottilissima lastra magnetica che avvolge il cervello. 

    La sua struttura fisica, strettamente connessa con l’attività biologica, è così materialmente perfetta per cui anche il più tenue dei raggi luminosi è capace di modificarne le caratteristiche, fino a renderla unica.

    La lastra è magnetizzata su entrambe le facciate: quella a diretto contatto con la massa cerebrale, assorbe le antiche memorie racchiuse nei segreti della biologia della materia; quella esterna, invece, è la pagina bianca su cui scriviamo la storia della nostra vita.
    Alla superficie interna della lastra accede il campo magnetico del nostro cuore che si presenta ad essa attraverso l’energia dei sentimenti. 
    L’intensità del campo magnetico interno è responsabile nel definire il grado di sensibilità alle sollecitazioni esterne e quindi sulla predisposizione all’empatia.
    La superficie esterna è la nostra lavagna, blocco note; pronta per scriverci sopra, personalmente o tramite altri.
    Molti estranei che si qualificano “educatori”, non esitano a imbrattarla o a uniformarla alla loro; molti la saccheggiano, altri la rispettano, tutti, anche come ombre, rivelano il loro passaggio e contribuiscono a creare la geografia delle linee magnetiche sulla piastra.
    Un concetto importante da inchiodare nella nostra consapevolezza consiste nell’essere certi che 

    LA REALTA’ E’ UNA PROIEZIONE DELLA NOSTRA MENTE PER QUANTO HA REGISTRATO FINO A QUEL MOMENTO.

    In base a tale idea, il modo di “vedere” la vita o il modo di reagire ai suoi eventi, discende da mere presunzioni, autonome ipotesi, sempre transitorie. 
    Acquisiamo una maschera interpretativa che in trasparenza si adagia sulla pellicola magnetica del nostro cervello per la quale si evidenziano alcuni aspetti rispetto ad altri.
    Si rende necessario un trauma emotivo che metta in contrasto la nostra presunta realtà con quella di un’altra persona.
    In questi momenti particolari della vita, effettuiamo un cambio di livello del nostro modo di essere e pensare.
    Si aprono (apparenti) nuove possibilità, rinnovate energie si sprigionano improvvisamente e molti problemi del livello precedente magicamente trovano la soluzione.
    Questi sono i momenti delle scoperte eccezionali in cui si vivono periodi di grande intensità emotiva, di sincera disponibilità a comprendere il prossimo e a riconoscere l'affanno di coloro che navigano ancora per i livelli inferiori.     

    lunedì 12 novembre 2012

    Livelli di consapevolezza


    Da bambino sognavo di volare, dimenticavo i problemi quotidiani e di notte mi trasformavo nella persona che in quel momento volevo essere. 
    Avevo bisogno di sollevarmi dal suolo e godere della panoramica del paese con tutti i suoi abitanti affannati a risolvere i “grandi” problemi dell’esistenza.
    Mi piaceva ridere di colui che si mostrava “importante”, perché lo rivedevo piccolo, lontano da me e la cosa più importante, incapace di poter volare come facevo io.

    Ridevo di lui! 
    Urlando, sapendo benissimo che non poteva ascoltarmi, gli rimandavo le stesse parole che usava per auto proclamarsi importante.
    Il fatto che non mi potesse sentire, non era una condizione che favoriva la mia vigliaccheria, ma era la certezza che anche se mi avesse sentito non avrebbe potuto capire il mio sfogo.
    Dentro di me, sotto forma di rivalsa, riecheggiavano frasi come:
    “Guardami, sono capace di volare!”
    “Riesco a fare il tuo impossibile!”
    “Senza nessuna difficoltà!”
    “Gli uccelli sono miei amici!”
    “Posso fare ciò che voglio, anche giocare con il tuo stupore!”
    Questo mio sogno, allora sempre ricorrente, è quello del classico brutto anatroccolo che si sente diverso e poco apprezzato nel gruppo. 

    La scarsa autostima, sancita dagli psicologi, si denotava nella forma di una protesta rivolta alla società e verso quale nutrivo paura.
    Disegni e presentazioni incomprensibili, legati alla durezza della vita e alle battaglie per affermarsi, mi avevano tranciato le ali dell’ottimismo, della motivazione, della gioia di scoprire tutti gli aspetti dell’imminente età adulta.
    Ora, volo veramente, ma con il cuore!
    La consapevolezza del “dopo” mi è come miele. 
    Comprendo profondamente la famosa frase di Einstein:
    L’importanza dei problemi che siamo chiamati a risolvere non è possibile comprenderla fino a quando rimaniamo nello stesso stato emotivo in cui gli stessi problemi si sono posti”.


    mercoledì 7 novembre 2012

    Mamma, papà! Perchè litigate?

     
     
    Una famiglia, agli occhi degli spettatori, appariva ideale. Marito e moglie erano sempre sorridenti e quando litigavano si mostravano come due attori in una farsa.
    Due figli, maschio e femmina, vicini d’età, contribuivano a palesare atteggiamenti litiganti solo per gioco; sempre entrambi ubbidienti ai genitori, non mancavano di combinare marachelle puntualmente perdonate da genitori attenti, disponibili e comprensivi con capricci dei loro figli.
    Le regole della sana convivenza e i valori fondanti dello spirito umano erano presenti nei loro modi di essere; naturalmente disinvolti e senza traccia di contraddizione nell’agire.
    Entrambi i genitori lavoravano: lui, come affermato pubblicitario, lei in qualità di bravissimo architetto impegnata in part-time.La famiglia viveva in un’ampia casa curata da una donna di servizio, elegante e discreta, in sintonia con il tono civile della comunità.
    Un giorno il figlio minore, Paolo, rivolgendosi a suo padre disse:
    “Papà, lasceresti mamma?”
    “Che vuoi dire”- rispose il padre sorpreso dalla domanda.
    “Dico, ti separeresti mai da mamma?”
    Il padre non esitò a rispondere:
    “Sarei matto! Lascerei una bellissima moglie, dei magnifici figli e poi per quale motivo?”.
    Il bambino continuò: “Mamma, invece, ci lascerebbe?”
    Il padre ancora più sorpreso, replicò: “Tua madre non lascerebbe mai dei gioielli come voi e non si abituerebbe mai alle stranezze di un altro uomo!”.
    Il bambino voleva approfondire il discorso sebbene suo padre tentasse di liquidarlo con frasi chiuse. 
    “Allora Papà, perché alcuni genitori si separano?”.
    Il padre capì che doveva soddisfare la curiosità del bambino e per questo avrebbe dovuto scegliere con calma le parole giuste, quindi lo invitò a sedere e a prepararsi a un lungo colloquio.
    - “Tesoro mio, è vero, ci sono alcuni genitori che si separano e ciò è un gran guaio per tutti i componenti della famiglia. Il motivo, strano a dirsi, discende dell’impazienza di molti adulti.”
    -  “Papà non ti capisco.”
    - “Ricordi quando fummo sorpresi da quel temporale improvviso mentre passeggiavamo per la città?”
    -  “Sì, ricordo, ma non vedo la relazione tra l’impazienza e il temporale.”
    -“Mi spiego subito! 
    In quell’occasione ci venne naturale correre per giungere prima possibile a casa. Vincendo quell’impazienza, io vi convinsi a fermarci sotto un riparo e attendere che la forza della pioggia calasse, prima di rimetterci con calma in cammino.  In quei minuti di sosta forzata, stretti l’un l’altro, godemmo dello scroscio fresco della pioggia, osservammo la frenesia di coloro che avevano fatto una scelta diversa dalla nostra. Il fatto più importante fu che nell’attesa imprevista sotto una grondaia, eravamo anche spettatori di noi stessi; ci sentivamo una famiglia con il piacere di percepire il nostro alito, di vedere le gocce stagnanti della pioggia sui nostri vestiti schiacciati e tirati sui fianchi. Ricordi il tuo ridere quando il cappellino di mamma sgocciolò sul mio viso l’acqua raccolta tra i ripieghi?
    In quel momento non pensavi alla pioggia ma soltanto alla mia buffa reazione.”
    -“Esattamente, papà fu molto divertente! Però, continuo a non vedere il nesso.”
    - “Se non ci fossimo fermati in quel luogo, ci saremmo sicuramente bagnati come pulcini e magari raffreddati.Questa semplice decisione presa nel momento giusto e in un clima di allegra armonia famigliare, ha permesso di superare una difficoltà improvvisa fidando sulla bontà della mia proposta.
    Immagina, invece, se tu avessi insistito nel voler continuare a correre o tua sorella avesse perso tempo a parlare dei capelli appena tirati dalla parrucchiera, o ancora, mamma si fosse preoccupata delle sue scarpe nuove in pelle, che cosa sarebbe successo?”
    Ridendo, Paolo rispose: “Ci saremmo fermati a discutere con la certezza che Angela avrebbe visto piangere i suoi capelli, mamma avrebbe visto le sue scarpe a macchia di leopardo ed io mi sarei bagnato come un pulcino.” 
    Il papà continuò:“Bravo Paolo! Hai centrato il problema.
    Quando due genitori si separano, essi si lasciano sopraffare dai problemi che ognuno intende risolvere a proprio modo. 
    Nel proporre la soluzione, ciascuno crede che la propria sia la migliore in assoluto e pertanto non vorrebbe vedersela contrariata. La generosità dello slancio affettivo, unita a una forte autostima, entrambe finiscono per imboccare un corridoio stretto a pareti rigide non idonee a smaltire la furia emotiva, determinando, di fatto, le condizioni per un conflitto di intenzioni dal sapore amaro. I genitori diventano duellanti che difendono una proposta che veste la presunzione di rappresentare capacità e valore del proponente. 

    Non condividendola, l’opposizione manifestata si trasforma in una provocazione all’autostima e quindi in una minaccia alla propria libertà di espressione e di determinazione nella rotta del navigar comune. 
    Il cuore dei litiganti si perde in una nuvola acre, densa di sensazioni negative poco predisponenti alla comprensione e alla tolleranza. Le vulcaniche reazioni a lento insorgere, si alimentano delle reciproche scorrettezze prima di diventare vere eruzioni.
    Il risentimento, come acqua di condensa, si accumula nei cuori e contribuisce a inspessire le sue fibre rendendolo sordo alle buone emozioni.
    Lentamente tra la coppia emerge un muro di divisione che si eleva per sorreggere i motivi dell’incomunicabilità. Il grugno e il silenzio tombale favoriscono la nascita di reconditi ragionamenti, solitari, molto benevoli con se stessi e poco imparziali, mentre si ricamano trame complicate ricche di presunzioni e subdoli intendimenti dell’altro partner.
    Tutto si tende a giustificare se si punta l’attenzione verso se stessi, mentre si sfoga un’accurata pignoleria nella ricerca di piccoli particolari da erigere a prove inconfutabili in sostegno delle proprie ragioni. Si diventa miopi e superficiali con fatti o situazioni che andrebbero analizzate serenamente e con generosa autocritica. Si dimentica troppo spesso che la verità assoluta non la possiede nessuno e che la presunzione in questi contesti fa da padrona di casa.Si somatizza il dolore per denunciarlo al mondo e ci si impregna di tanta commiserazione da utilizzare per prepararsi a sbandierare l’irrinunciabilità del proprio modo di essere, di esprimersi e di autodeterminarsi.

    Il piccolo problema nato per caso, improvvisamente imbraccia il fucile dei grandi valori da difendere, cercando consensi che sicuramente arriveranno, poiché richiameranno la solidarietà degli estranei, difficile da negare alla bandiera che si sventola e che nasconde i problemi del portabandiera.
    Quando ormai il temporale sarà passato, si affievolirà la convinzione sull’opportunità delle decisioni prese, ma i danni provocati saranno evidenti. Sulle pene e su dolori ereditati si potrà piangere per molto tempo, durante il quale la vita si consumerà stringendo con meno forza quell’inutile bandiera.
    Soli, dolenti per un cuore che attendeva la promessa di una felicità boicottata, ci apprestiamo ad assistere al tramonto di giorni malinconici.” Seguì una pausa.
    Rattristito per ciò che Paolo aveva sentito da suo padre, cercò di riallacciare il colloquio.

    -“Papà, forse vuoi dirmi che i genitori litigano per motivi stupidi e che poi raccontano a tutti gli amici storie concepite a modo proprio, quasi non vere?”

    -“Per la grande maggioranza dei casi, io penso che sia proprio così! D'altronde qualunque incendio nasce da una fiammella aiutata dalla paglia e dall’ossigeno. Basterebbe un po’ più di pazienza, di bonaria tolleranza e attendere che il tremo emotivo attraversi la stazione della permalosità, dopodiché molte situazioni tragiche si trasformerebbero in comiche.”

    -“Sembrerebbe che tutto si riduca a una questione di tempi!”

    Il papà di Paolo, cercando di ricreare una situazione meno uggiosa, riprese:

    -“Ti sarà capitato qualche volta di dimenticare il motivo per cui eri arrabbiato?”

    -“Certamente! Ricordo una particolare occasione in cui quell’impicciona di Angela volle leggere sul mio diario la poesia che avevo scritto per la sua amica Rosa. 
    Il mio furore si trasformò improvvisamente in imbarazzo nel momento in cui sopraggiunse Rosa. Angela le riferì della poesia e trasformò la scena in una piacevole opportunità per mostrare le mie propensioni poetiche.
    Ovviamente, avevo equivocato le intenzioni di Angela che, anziché curiosare, voleva far emergere le mie qualità nascoste”
    -“Infatti, succede spesso che intendimenti buoni vengano travisati.”
    -“Papà, tu come ti comporti con mamma? Non mi dire che non litighi mai!”
    Ridendo, padre intuì che il figlio volesse fargli intendere che usare parole o conoscere i motivi per cui si litiga, non garantisce un comportamento corrispondente.
    Egli innocentemente aveva sollevato un problema molto comune tra le persone e cioè l’atavica incongruenza tra il dire e il fare. 
    Le debolezze umane fanno sì che il sapere delle virtù non corrisponda a comportarsi da virtuosi.

    Dopo una breve tregua, utile a ricomporre la serietà dell’argomento, il papà continuò: “Non posso negarlo altrimenti ti mentirei, però sono in grado di rivelarti ciò che in quei casi l’istinto mi suggerisce e che, in un certo senso, si allinea con quanto ti ho riferito.”

    Paolo, con un furbetto sorriso, aggiunse: “Papà, io sono tuo figlio per cui il tuo modo di fare, senza tanti ragionamenti, mi ha contaminato. 
    Le tue motivazioni mi aiuteranno a capire la linea di pensiero sottostante ai miei modi istintivi di reagire, condizionati dal tuo modo di essere e dal tuo modo di comportarti nei miei riguardi!”

    “Hai ragione Paolo! Il mio modo di essere non è quello perfetto, è un modo di <> l’esistenza tra le tante possibilità. 
    L’importate è ottenere risultati adeguati a uno stile di vita sereno, in armonia con ogni componente della famiglia, dell’ambiente lavoro e in generale, della società. 
    Ammettendo che nel litigare le emozioni giocano un ruolo importante e ammettendo anche che si litiga per qualcosa a cui si dà un’importanza tale da non poter rinunciare a fornire il proprio contributo, è evidente che escludendo le emozioni e accettando la collaborazione di chi rivela lo stesso ordine di valori, sarebbero le condizioni utili a prevenire qualunque burrascosa contesa. 

    Ripetendo il concetto in termini più semplici, direi che per evitare di litigare basterebbe rimandare in altri momenti i confronti per i quali i toni della discussione salgono e la stima della persona con cui si colloquia, scende. 
    Per evitare che il continuo rimandare si trasformi in un ciclo eterno, servirebbe ricordarsi di modificare le condizioni iniziali di approccio al dialogo.

    Per esempio, si potrebbe anticipare alla discussione un’idea divertente, preparare uno scenario piacevole, invitare amici comuni, rinverdire i motivi per cui si desidera stare insieme o qualunque altro sistema che induca sorrisi e benevolenza.    

    Evitando le insidie dell’egoismo e considerando ogni persona rispettabile e unica, rispetto al nostro essere, proviamo a dimenticare le nostre idee per il tempo necessario all’ascolto di quelle degl’altri e vedremo sciogliere qualunque problema.

    Al termine del confronto ci si sente più vivi e si diventa più ricchi di idee.”
    Sorpreso dalla semplicità della risposta personale che il papà aveva dato al complesso problema della separazione coniugale, Paolo intervenne: “Non capisco, comunque, perché molti genitori continuano a separarsi, considerando il fatto che basterebbe così poco per continuare a vivere felicemente con i loro figli.”.

    Il papà, forzando a concludere il colloquio, precisò:

    “Figliolo, la vita è fatta di cose molto semplici, sta a noi farle rimanere tali. 
    In tantissimi casi, l’orgoglio, il non voler ammettere i propri errori, rende impossibile anche pronunciare semplici parole come: scusa, perdonami, e la più bella fra tutte le frasi: 
    ti voglio bene. 

    Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

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