venerdì 31 maggio 2013

Fino all'ultimo battito (poesia)


 
Speranza, accieca i miei occhi 
così io possa immaginarti sempre bella.

Gli anni passano
e le tue promesse diventano leggere.

Alberghi nel mio cuore
contando i battiti.

Speranza, visita il mio ardore,
così io attinga da te la forza 
per combattere contro i miei fantasmi.

Tienimi per mano fino al giorno in cui 
non più mi serviranno gli occhi per guardarti.


*****************************
Commento

Questa poesia è un piccolo gioiello di intensa introspezione e lirismo, capace di fondere la delicatezza dei sentimenti con la profondità di una riflessione universale. Il testo si sviluppa come un dialogo intimo, una supplica e al tempo stesso un abbraccio rivolto alla speranza, personificata quasi fosse una presenza viva e consolatrice che abita nel profondo dell'io.

Il componimento si apre con un paradosso di straordinaria efficacia poetica: "Speranza, accieca i miei occhi / così io possa immaginarti sempre bella". Chiedere di essere accecati non è un atto di resa o di fuga dalla realtà, ma una scelta lucida: l'esigenza di proteggere la visione interiore della speranza dalle brutture, dalle disillusioni e dalle ferite che il mondo esterno rischia di infliggere. È la consapevolezza che, talvolta, per preservare la purezza di un ideale o la forza di un sogno, bisogna chiudere gli occhi rispetto alla durezza del quotidiano.

Nei versi centrali, la poesia misura il passare del tempo: "Gli anni passano / e le tue promesse diventano leggere". Qui la leggerezza non è sinonimo di inconsistenza o di leggerezza sconsiderata, ma assume una sfumatura di grazia e di maturità. Con il trascorrere degli anni, le aspettative s'affinano, si spogliano dell'ansia del possesso e si fanno più tenui, simili a un soffio che sa abitare il tempo senza pretendere di dominarlo. La speranza trova così la sua dimora più vera nel corpo stesso del poeta: "Alberghi nel mio cuore / contando i battiti". Il tempo biologico e il tempo della speranza coincidono: ogni battito cardiaco diventa il ticchettio di un'attesa fiduciosa, il segno tangibile che, finché c'è vita, c'è pulsione verso il domani.

Il tono si fa poi più implorante e combattivo nella seconda strofa: "Speranza, visita il mio ardore, / così io attinga da te la forza / per combattere contro i miei fantasmi". La speranza non è un'illusione passiva o un rifugio comodo, bensì un'arma etica ed esistenziale. I "fantasmi" contro cui lottare sono le nostre paure più intime, i dubbi, i fallimenti passati e le ombre del nichilismo che minacciano di paralizzare l'azione. La speranza diventa così la linfa vitale che ridesta l'ardore e restituisce all'individuo il coraggio di lottare.

Il verso di chiusura suggella il componimento con una nota di toccante intensità spirituale e universale: "Tienimi per mano fino al giorno in cui / non più mi serviranno gli occhi per guardarti". La speranza viene invocata come una compagna di viaggio fedele, che non abbandona mai l'uomo, accompagnandolo lungo l'intero arco dell'esistenza fino alla soglia ultima, là dove la visione sensibile si dissolve per lasciare spazio a una dimensione di definitiva compiutezza e pace.

In sintesi, si tratta di un testo che, con una scrittura pulita e priva di fronzoli, cattura perfettamente la natura duplice della speranza: rifugio protettivo contro le avversità e motore instancabile che dà senso al nostro camminare nel tempo.


giovedì 30 maggio 2013

Dialogando con Ugo Foscolo


 
Chi non crede nei miracoli non vive su questo pianeta!

Questa è la frase che ripeto a me stesso quando eventi che tradiscono clamorosamente le nostre presunzioni, si pongono alla mia attenzione.

Siamo inclini ad assumere certezze per le quali l’istinto è l’unico garante disponibile, per cui, quando la convinzione cementifica l’assunto, escludendo l’accesso al dubbio, il miracolo diventa l’unico strumento utile per il ravvedimento.

Ragionando a posteriori, ci si rende conto dell’infondatezza della presunzione e della cecità prodotta dalla convinzione.

Tutto questo dire, mi serve per introdurvi l’abilità del caso nel manifestarsi come magia.

Il caso è un film diretto da un regista invisibile che ha l’obiettivo di comporre un puzzle interpretabile soggettivamente e congruente a un piano strategico occulto, volto all’intera comunità universale.

La tragica morte della ragazza calabrese, uccisa e bruciata viva da colui che si professava “fidanzato”, mette in discussione il significato dei valori umani e la certezza che questi possano continuare ad essere i riferimenti canonici dell’uomo in quanto a essere sociale.

Già dalla sua epoca, il grande Foscolo si preoccupava del decadimento valori morali e di come questi potessero essere tramandati alle future generazioni. 

Siamo convinti tutti della qualità dei sentimenti indotti dalle sue poesie e siamo altrettanto certi, dello slancio emozionale che potremmo sperimentare se egli stesso ci raccontasse come si possano interpretare le sue idee nel nostro cotesto moderno post-duemila.

Con il pensiero, laddove Foscolo potrebbe rispondermi, mi piacerebbe porre qualche domanda.

LUIGI: Perdonami l’ardire Ugo, ma che cosa vuoi intendere con queste parole:  "A egregie cose l forte animo accendono l’urne de' forti, o Pindemonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.
”

FOSCOLO: Caro Luigi, tu mi chiedi ciò che già conosci per averlo studiato a scuola! Comunque, accetto volentieri la tua provocazione e pregusto il diletto nel disquisire sui valori del tuo tempo.

LUIGI: Suppongo che ti sia difficile interpretare i segni del mio tempo!

FOSCOLO: Qui, in Paradiso il tempo non esiste per cui ciò che per te è stata evoluzione, per me è un permanere in altre forme.

Non ti stupire, ma ti assicuro, che da quassù sappiamo tutto a proposito di “Amici”, “Il grande  fratello”, di Internet, di “sballo”, di telefonini, Iphon, la crisi, omicidi, eccetera.

LUIGI: Mi rendi facile il colloquio!

Bene, dimmi come si conciliano le realtà che hai appena nominato con il simbolismo espresso nei tuoi “Sepolcri”?

I messaggi che ci hai lasciato attraverso le tue bellissime poesie potrebbero essere ancora validi?

Le stesse tue poesie hanno ancora un valore e una capacità di produrre i risultati per i quali la tua vena poetica si è magnificamente espressa?     

FOSCOLO: Luigi, nel tuo tempo e per ciò che in esso è intuibile, proverò a confezionarti una risposta. 

Abbandonerò il mio tono poetico per far spazio alla praticità della risposta. Mi rivolgerò alla tua umanità per appendere un senso per cui anche la mia poesia ha contribuito.

Il Vostro futuro prevede un grande cambiamento di cui alcuni intuiscono i primi segni. Esso si presenterà come una rivoluzione silenziosa nella percezione della realtà. 

Ineluttabile e inarrestabile, genererà un rovesciamento del mondo e niente di ciò che conosci, sarà più così stabile e inamovibile come lo percepite adesso.

Qualcosa di nuovo si sta affaccerà innescando un cambiamento radicale.

LUIGI: Sii più chiaro, perché non ti seguo.

FOSCOLO: Il modo di essere dell’uomo non può mutare improvvisamente. Abbandonare gli schemi mentali assunti sin dai primi passi dell’intelligenza umana, è un processo impossibile da ricondurre alla logica corrente. 

Sarà necessario un vento culturale che spinga nella direzione delle facoltà umane rivolte verso l’anima, per iniziare una rivoluzione culturale senza precedenti. 

Vivere per vegetare, dimenticando la vera essenza per cui siamo umani, dovrà costituire il rischio da rifuggire. Qualora questa consapevolezza entri sottoforma di nuovi modelli nella società, il fattore umano troverà posto e logica in un contesto culturale di una umanità “nuova”.

L’accadere di qualsiasi cosa diventa possibile soltanto nell’attesa soggettiva e fiduciosa del suo esistere. 

Credere fermamente che il mondo possa evolvere nella direzione più consona al sentire intimo, in linea al sentimento universale d’Amore, è fondamentale per consentire l’innesco del grande incendio della trasformazione.

I momenti difficile, attuali vanno superati stringendo nel cuore la convinzione che l’universo è amore e deve evolversi per forza nel bene.

LUIGI: In quest’ottica, le tombe dei grandi uomini dovrebbero comunicare ai virtuosi il loro esempio e stimolarli a proseguirne l'opera, attraverso l’onda delle possibilità, lasciata libera di interagire con la sensibilità di ognuno e favorire l’espansione della coscienza collettiva. 

La tua poesia è un omaggio allo sforzo profuso da tutti i grandi protagonisti della storia affinché l’umanità potesse affermare se stessa nel progetto di espansione dell’amore.

FOSCOLO: Luigi, mi stai dando la certezza per cui la mia opera abbia sollevato almeno un granellino di sabbia nella tempesta del sapere universale.

Tornerò nel passato a tacere, ma prometto a tutti i giovani di parlare continuamente al loro cuore.   


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mercoledì 29 maggio 2013

La bugia della vita (poesia)




Impotente a ciò che non si comanda,
 l’anima s’attarda al giorno che nasce.

Adagiata nella monotonia che l’avvinghia, vede se stessa.

Inesorabile, illumina le debolezze.

Riporta alla consapevolezza il dì or trascorso.

Come il frastuono di un treno in corsa 
sferza l’orecchio per l’urlo della rotaia in pena,
così anela per l’oggi come ieri,
per la calma del vento nuovo.

Il pensiero ancor vaga per le vacillanti certezze.

Lo spirito non ha disfatto le valigie.

Il cuore batte imperterrito.

Aspetta di scoprire la bugia della vita.


Commento

Questa è una poesia di profonda e densa introspezione esistenziale. Raccoglie quell'ora fragile del passaggio tra la notte e il giorno — l'alba — trasformandola nello specchio di una stasi interiore.

Ecco un commento analitico e tematico dei suoi punti chiave:

1. La resa all'inevitabile e l'auto-osservazione

L'esordio («Impotente a ciò che non si comanda / l’anima s’attarda al giorno che nasce») stabilisce subito il tono: un senso di passività ed estraneità rispetto al tempo che scorre. L'anima non accoglie il nuovo giorno con speranza, ma con riluttanza. La «monotonia» diventa un involucro che la blocca, ma che paradossalmente la costringe a guardarsi dentro («vede se stessa»).

2. La luce dell'alba come condanna

Spesso la luce del mattino simboleggia la rinascita, ma qui assume un valore quasi spietato: «Inesorabile, illumina le debolezze». Non c'è scampo dalla consapevolezza; il nuovo giorno costringe a fare i conti con il passato recente («il dì or trascorso»), sottolineando la continuità di una sofferenza o di un'insoddisfazione non risolta.

3. La violenza della stasi e la metafora del treno

La strofa centrale propone un contrasto acustico ed emotivo potente:

«Come il frastuono di un treno in corsa

sferza l’orecchio per l’urlo della rotaia in pena,

così anela per l’oggi come ieri,

per la calma del vento nuovo.»

Il rumore stridente e metallico del treno (la «rotaia in pena») rappresenta la violenza del pensiero o della routine che ferisce la mente. A questo vertiginoso dinamismo esteriore o mentale si contrappone un anelito disperato alla calma, a un «vento nuovo» che però stenta ad arrivare, poiché l'oggi si preannuncia tragicamente identico al ieri.

4. Il senso di transitorietà e sospensione

Negli ultimi versi la scrittura si fa più scarna, frammentata, procedendo per affermazioni folgoranti:

  • «Lo spirito non ha disfatto le valigie»: Un'immagine straordinariamente efficace. Esprime uno stato di permanente provvisorietà, la sensazione di essere sempre di passaggio, incapaci di mettere radici o di abitare davvero la propria esistenza.

  • «Il cuore batte imperterrito»: Nonostante la stanchezza o la paralisi interiore, la vita biologica prosegue, quasi per forza d'inerzia o ostinazione.

5. Il finale: il disincanto

La chiusa («Aspetta di scoprire la bugia della vita») è una stoccata nichilista e disillusa. Il cuore continua a battere non per fede nella bellezza dell'esistere, ma nell'attesa di smascherare l'illusione, di confermare che la speranza o il senso che cerchiamo siano in realtà solo inganni.

In sintesi

La poesia descrive perfettamente la paralisi emotiva e il senso di estraneità provati di fronte alla routine e al tempo che passa indifferente. Ha un ritmo meditato, a tratti doloroso, sorretto da immagini visive e sonore di impatto immediato (le valigie non disfatte, il binario che urla). È il ritratto di un'anima smarrita ma lucida, che rifiuta le facili consolazioni.


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