giovedì 28 giugno 2018

Essere umani (poesia)




Se incanti nel fissare la luna piena …

Se ti perdi nella meraviglia del cielo stellato ...

Se ti parte un respiro profondo davanti alla maestosità del mare …

Sicuramente ….  tremi al rombo di un tuono.

Non riesci a trattenere lacrime mentre vedi un film d’amore.

Ti commuove la grazia di un bambino.

Ti nasce spontaneo lo slancio per aiutare chi è in difficoltà.


Sii felice per questo.

Perché hai il dono di emozionarti…  
e ….. stai dando senso al tuo vivere.

Il tempo non ti potrà mai invecchiare dentro.
 
Sai che cos’è l’amore senza averlo appreso dai libri.



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Commento
Questa poesia si presenta come un delicato e profondo testamento d’empatia, un'ode alla sensibilità intesa non come debolezza, ma come autentica sovrastruttura spirituale capace di proteggere l'anima dal logorio dell'esistenza.

L'anafora del «Se» e la geografia dei sentimenti
La prima parte della lirica si sviluppa attraverso un ritmo incalzante e rassicurante, scandito dalla ripetizione della congiunzione ipotetica («Se incanti... Se ti perdi... Se ti parte...»). Il poeta traccia una mappa dettagliata dell'animo sensibile attraverso due assi principali:

  • La meraviglia cosmica e naturale: Il contatto con la luna piena, il cielo stellato, il mare e persino il timore reverenziale per il tuono. È il senso del sublime, dove l'essere umano riconosce la grandezza della natura e vi si specchia con umiltà.

  • La tenerezza e la partecipazione umana: La commozione per la finzione dell'arte (il film d'amore), l'incanto di fronte all'innocenza (la grazia di un bambino) e la spinta etica verso l'altro (lo slancio spontaneo di soccorso). La sensibilità qui si fa altruismo puro.

La benedizione della sensibilità e la vittoria sul tempo
Nella seconda parte della poesia, il tono da descrittivo diventa celebrativo ed esortativo («Sii felice per questo»):

  • Il senso del vivere: Capovolgendo la prospettiva comune che considera la vulnerabilità emotiva un peso, il testo individua nella capacità di emozionarsi l'unico vero motore che dà significato al passaggio dell'uomo sulla terra.

  • L'eterna giovinezza interiore: Una delle intuizioni più folgoranti della lirica è la vittoria sul tempo. Il corpo invecchia, ma la capacità di provare meraviglia e commozione agisce come uno scudo contro il decadimento dell'anima: «Il tempo non ti potrà mai invecchiare dentro».

L'amore come conoscenza innata
La chiusa rappresenta il vertice filosofico ed esistenziale della lirica. L'amore non è una nozione intellettuale, un dogma o una teoria da apprendere sui testi («Sai che cos’è l’amore senza averlo appreso dai libri»). È una conoscenza primordiale, un'energia innata che abita già in chi sa guardare il mondo con gli occhi spalancati dell'incanto e del cuore.


giovedì 7 giugno 2018

Vecchi dentro










È facile ritrovarsi soli con i propri pensieri ancora legati a un mondo antico.

Ti soffermi su idee a cui sei ancora fedele ma che richiamano un passato lontano.
Poi esamini quel passato e non ti convinci che sia veramente lontano.
Ti sovviene in mente la frase  fatta “i tempi cambiano” ed è allora che pensi di essere tu a essere rimasto immutato.
Tenti di scoprire quale sia la tua inadeguatezza, ma ciò ti sembra innaturale.
Sorridi quando focalizzi l’immagine di chi porta pantaloni strappati per moda!
Invece, ti assale un senso sconforto quando sei costretto ad accettare come “vecchie” le buone maniere. 
Sei antico ed è imbarazzante mostrarlo, se accusi fastidio quando ascolti parolacce usate come rafforzativi in un discorso che non ha nulla di serio.
Sì, è proprio così! Perché sei vecchio!
Le canzoni con parolacce sono simpatiche e accattivanti. 
I dialoghi con insulti sono interessanti! 
Chiamarsi "amò" è una abitudine o riempitivo verbale, ma non una dichiarazione di affetto.
Considerare il far sesso come premessa per iniziare una qualunque relazione tra uomo e donna, è un fatto scontato.
Le riprese fatte con il telefonino di suicidi, di incidenti, di stranezze varie…. sono virali!!
Essere in linea con il tempo, quindi, significa rinnegare il mondo in cui sei cresciuto. 
Quel mondo in cui si dava del “voi” ai genitori e agli anziani.
Quel mondo in cui gli amici si dividevano ciò che avevano; si aiutavano senza pensarci due volte. 
Quel mondo in cui stare senza soldi in tasca non era una tragedia. 
Quel mondo in cui i ragazzi conquistavano le ragazze con la gentilezza e la simpatia.
Non esistevano i telefonini, ma i genitori sapevano dove e come trovarci.
Non esisteva Internet, ma sapevamo a chi chiedere quando avevamo dubbi.
Eravamo consapevoli che occorreva studiare se volevamo raggiungere qualche traguardo importante nella vita.
Per questo motivo avevamo rispetto e considerazione dei professori.
Nessuno si sognava di parlar male dei professori a casa, perché eravamo certi di non essere creduti.
Nessun genitore reclamava diritti legali per il proprio figlio, perché sapevano di affidarli a persone serie e responsabili.
Nella scuola esistevano poche ed efficaci regole suggerite dal buon senso e sana educazione.
Se il cambiamento mi vuole diverso da quello che sono….. mi arrendo, resto vecchio!!