Abbandono la ragion pratica e mi apro all'inutile.
Odo suoni che nessun orecchio ammette.
S'alzano sipari dove folletti son piaceri,
dove dell'impossibile mi faccio beffa.
Son solo ma non triste.
La mia anima muove confini,
attraversa muri e sorpassa credenze.
Nella mia casa abitano emozioni.
Voi non potete entrarci.
Questa lirica è un vero e proprio manifesto della libertà interiore e del rifugio creativo. Se nei testi precedenti avevamo il ricordo dell'infanzia e il volo cosmico tra le stelle, qui entriamo nella dimensione più intima e impenetrabile dell'autore: la stanza segreta della mente e del cuore.
Ecco un'analisi approfondita delle immagini e dei significati di questa bellissima poesia:
1. La notte come soglia e il rifiuto della logica
Il calar del sole: La sera e l'oscurità non sono viste con timore o malinconia, ma come un momento atteso con desiderio ("Attendo il calar del sole..."). La notte è il confine che separa il mondo esterno dalla vita interiore.
La "ragion pratica" e l' "inutile": La contrapposizione tra ragion pratica e inutile è di una potenza straordinaria. Il giorno ci costringe a essere logici, produttivi e funzionali alla società. La notte, invece, ci permette di aprire le porte all' "inutile", ovvero a tutto ciò che non produce guadagno o utilità concreta, ma che nutre l'anima: la fantasia, il sogno, la poesia, il gioco sottile dell'immaginazione.
2. Il regno del meraviglioso e la beffa del limite
I suoni inudibili: "Odo suoni che nessun orecchio ammette" descrive l'ascolto dell'intuizione e della percezione profonda, quelle frequenze dell'anima che il mondo frenetico non sa o non vuole sentire.
Il teatro della fantasia: L'immagine del sipario che si alza introduce una dimensione quasi fiabesca: i folletti diventano i piaceri della mente e l'autore dichiara di farsi "beffa dell'impossibile". Nel mondo interiore le leggi della fisica, della logica e del dovere non hanno più alcun potere.
3. Solitudine scelta e potenza dell'anima
"Son solo ma non triste": Questo verso è la chiave di volta dell'intero testo. Ribalta il concetto comune di solitudine. Non è l'isolamento subito che fa soffrire, ma la solitudine feconda e scelta, quella in cui ci si sente pieni di sé e della propria ricchezza emotiva.
La forza trasgressiva dello spirito: "La mia anima muove confini, attraversa muri e sorpassa credenze". L'anima diventa una forza inarrestabile. Non ci sono ostacoli fisici (i muri), né dogmi o pregiudizi sociali (le credenze) che possano ingabbiare il pensiero quando sceglie di essere libero.
4. La chiusa: La custodia del mistero
Gli ultimi tre versi chiudono la lirica con un confine nettissimo:
"Nella mia casa abitano emozioni.
Voi non potete entrarci."
La "casa" non è l'edificio di mattoni, ma lo spazio sacro della propria sensibilità. Con un'affermazione forte e protettiva ("Voi non potete entrarci"), l'autore rivendica la proprietà esclusiva del proprio mondo emotivo. Il mondo esterno può giudicare o non capire, ma non potrà mai violare o contaminare quella purezza che è stata faticosamente custodita.
In sintesi
È una poesia fiera, introspettiva e profondamente liberatoria. Ci insegna che c'è una parte di noi che deve rimanere inaccessibile agli altri per potersi salvare. Riconosce nell' "inutile" la forma più alta di libertà umana e celebra la solitudine non come una mancanza, ma come una casa piena di meraviglia.

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