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Storie, dialoghi e allegorie che danno forma alle grandi domande.

domenica 31 marzo 2013

Legata al cielo (poesia)

 
 
Guardar laddove luce fioca governa, vorrei.

Timor non avrò per battiti fuggenti,
per lo scorrere del furor rosso.

Ritrovar verità per amor puro,
gioia infinità sarà.

Ma son poco per cotanto ardir
e allor muovo occhi all'incanto.

Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo.

Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio.

Antiche canzoni echeggiano nell'animo.

Ravvivan gravi emozioni del passato,
che ora son ricordi.

Mi stringe il cuore
al riconoser il viso tuo
amore mio.



COMMENTO

In questa lirica assistiamo a un cammino poetico di grande intensità: un viaggio che parte dall'ombra e dal timore della finitudine umana per approdare alla contemplazione del cielo e, infine, all'emozione viva del ricordo d'amore.

È un componimento fortemente lirico, dove il linguaggio arcaico ed elegante (laddove, cotanto ardir, allor, mirare) dona un'aura quasi cavalleresca e solenne alla narrazione interiore.

Ecco un'analisi dettagliata dei suoi passaggi chiave:

1. Il coraggio di guardare l'ombra e la fragilità della vita

La poesia si apre con una dichiarazione di coraggio intimo:

  • La luce fioca: "Guardar laddove luce fioca governa, vorrei". L'autore non cerca la luce abbagliante o le certezze facili, ma vuole spingere lo sguardo nelle zone d'ombra dell'anima, dove le cose sono sfumate e misteriose.

  • L'accettazione della finitudine: I versi "Timor non avrò per battiti fuggenti, per lo scorrere del furor rosso" sono d'una potenza viscerale. Il "furor rosso" è il sangue che scorre nelle vene, la vita biologica. L'autore dichiara di non aver paura del tempo che passa né della fragilità del cuore che batte e prima o poi sfuggirà: ciò che conta è la ricerca di una "verità per amor puro", l'unica capaci di dare una gioia infinita.

2. La consapevolezza del limite e il rifugio nel Creato

C'è poi un momento di profonda ed emozionante umiltà:

  • L'umiltà dell'uomo: "Ma son poco per cotanto ardir e allor muovo occhi all'incanto". L'animo riconosce i propri limiti. Da solo, l'uomo si sente piccolo di fronte ad aspirazioni così grandi ("cotanto ardir").

  • Lo sguardo al cielo: Non potendo scalare l'infinito con la sola forza della volontà, l'autore alza gli occhi al cielo. E qui avviene la magia: "Perduto nell'arcano, il mio volto riflette il cielo". Diventando uno specchio della volta stellata, l'uomo perde la sua piccolezza e si risveglia spiritualmente ("Mirare di stelle e disegni, ridesta lo spirito mio").

3. L'eco della memoria e l'incontro con l'Amore

La parte finale rappresenta il vero e proprio cuore pulsante della poesia, dove l'infinito del cosmo si cala nella dimensione dell'affetto più caro:

  • Le antiche canzoni e il passato: La contemplazione delle stelle risveglia un'eco interiore ("Antiche canzoni echeggiano nell'animo"). Le "gravi emozioni" (cioè intense, profonde, a volte dolorose) del passato non fanno più male, perché la distanza del tempo le ha trasformate in ricordi consolatori.

  • Il vertice emotivo (La chiusa):

"Mi stringe il cuore

al riconoser il viso tuo

amore mio."

Il viaggio tra le stelle e nella memoria non è astratto: porta dritto a un volto preciso. Il "stringere il cuore" è quel tuffo al petto, quel nodo alla gola fatto di nostalgia, dolcezza e gratitudine immensa. Tutto il mistero del cielo e dell'universo converge e trova il suo senso ultimo nel riconoscimento della persona amata.

In sintesi

È una poesia di straordinario equilibrio tra il denso e l'etereo.

Ci insegna che possiamo anche sentirci "poco" di fronte alla grandezza del mondo o allo scorrere inesorabile del tempo, ma quando alziamo gli occhi alla bellezza e lasciamo che la memoria ci riporti al volto di chi abbiamo amato (e amiamo), la fragilità scompare. L'amore diventa la nostra stella più luminosa, capace di scaldare anche il ricordo più antico.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie sull'amore


venerdì 29 marzo 2013

Apparir donna



 
Carichi pensieri sono nuvole che scorrono nel cielo procelloso.
A lor rimirar fanno incanto all'esser vivo.

Fugaci immagini disegnano speranze.

Malcerte paure stringono la mente verso grigie direzioni. 

Posare riguardo a sì tal suggelli, non s'addice
e allor tosto cancello la gretta figura.

Delle palpebre faccio sipario
e chiudo dentro me stesso.

Rinvigorir di sipirito, m'attendo.

Lontando dal mondo che tocco,
sollevo l'anima al viso di donna.

Son uomo e m'allieto.


 

giovedì 28 marzo 2013

Attesa bloccata

 

 
Nel divenir delle idee mobili,
avanzo cauto sul mar del sapere.

Calpestar verità,
or lucenti or torbide,
stupore riflette.

Allegro peso volteggia l'umore
 e barcollare nel dubbio mar, passeggio.

Cerco roccia per fermar il tempo
ma nessuna sorpresa più dolce m'attende
che il ritrovar donna.

Braccia ad angolo, per attesa infinita.

Sono povero a cotanto amor.

Volti nascosti



 








All’adombrar del ciglio, l’ansia incalza.
Son forse freddo al romantico sentimento.

Ribelle ad arie estranee, col ragionar mi cingo.

Percorro vie all’indicar di ignare mete.
Ritrovo me stesso, smarrito con vuote parole.

Allor, mi desto.

Per altri mondi, il sentir m’invoglia,

Di  toccar terra non sanno.
Poche spanne fan distanza dal suolo,
per locar il cor pulsante.

Al ritrovar guida, si ornano i colori.

Giubilo pel giallo che il rosso coprir vorrebbe.

Fatica il nero al negar spazio.

Luce prepotente, proclama il trono.

Sì tanta gioia s’innesca.

Sul volto di donna,
 s’innalza il sipario.  

mercoledì 27 marzo 2013

Donna nel tempo


 
Confusa tra mille riflessi di pensieri stanchi, protendi lo sguardo al cielo.

Solitaria, avvinghiata al piano, l'anima s'attarda.

Beltà ancora in fiore muove armonia tra soffusi colori.

Vivo è l'impulso,
gemente per direzioni incerte,
avido per desiderio giovane.

Figura tra colori sparsi,
al mirar donna,
l'occhio indugia.

S'inclina il capo a pender chioma.
Adombra postura a gentile spoglia.

Sfiato per uomini duri,
vanto di natur siffatta.

Silenzioso, il grigio contorna la scena.
Antiche paure sobbalzano speranze.

Allor, sentir ferma la luce preme.
Intento galeotto a scovar trappole al fiato caldo.

Macchie di fiori rossi richiamano furori d'amor brado.
Celesti nostalgie soffian per verdi praterie.

Appagata dolcezza stordisce la ragione.


martedì 26 marzo 2013

Una classe speciale


Non posso far mancare nel mio blog un evento straordinario per un gruppo di ragazzi che hanno festeggiato un triennio scolastico con i loro professori.
In queste occasioni mi rendo conto come io sia stato fortunato per occuparmi di mestiere della formazione scolastica.
Interagire giornalmente con i giovani è un privilegio; è un continuo bagnarsi di fiducia per un mondo migliore.
I ragazzi, indipendentemente da come potrebbero apparire, portano con sé la prova della bontà dei loro genitori. Allegri, spensierati, a volte disubbidienti, fanno rimbalzare comunque quel senso di tenerezza mantenuto ancora genuino e aperto verso il prossimo.
Alcuni, più sfortunati, mostrano altri atteggiamenti, meno promettenti e forse preoccupanti.
I miei ragazzi, per fortuna, sono tutti fantastici; qualcuno poco studioso ma comunque sensibile alla minaccia della grave insufficienza sul registro personale.
Per loro, ogni docente è la prolunga del padre o della madre e quindi, riservano gli stessi dispetti e ripongono le stesse aspettative.
Anche per i professori, come per i genitori, costringere a prendere la medicina a coloro che mostrano segni di malattia, è un lavoro poco piacevole ma necessario.

Conferire un dieci e lode per un prof è come concedersi un sommo piacere, mentre sigillare la preparazione con un quattro, provoca disappunto e inquietudine.

La mia classe di 5Ai è formata da 18 ragazzi speciali che con la loro attenzione e altalenate dedizione allo studio, trasformano ogni momento della vita scolastica in essenza della qualità umana.
Forza ragazzi, impegnatevi con lo spirito di chi vuol raggiungere un primo grande obiettivo: ottenere la soddisfazione di chi crede in voi.
Il mondo del lavoro potrebbe essere duro e impietoso ma se riuscite a mantenere salda la fiducia in voi stessi, nulla vi potrà fermare.
In ogni momento critico, ricordate: 

Il vostro valore non corrisponde al risultato ottenuto poiché questo dipende dalle scelte che avete già fatto, quasi sempre condizionate da mille fattori.
Le scelte che state per compiere ora produranno un risultato proporzionale alla convinzione che avete delle vostre capacità.
Ognuno di voi è un tesoro unico, di incalcolabile valore, sempre! ”.    

lunedì 25 marzo 2013

Diavolo in corpo



Sono ancora fiducioso nelle brave persone.

Mi appendo al loro sorriso immaginando la dolcezza del cuore.

Sono convinto che “dentro” siamo uguali: tutti buoni e desiderosi di essere amati.

Il cerbero che sosta nelle parti oscure dell’anima vuole che esista la differenza; vuole che gli esseri umani si celino dietro un NON essere che prende il nome di cattiveria.

Il diavolo che si nasconde dietro le cattive azioni è alimentato dalle insufficienze. 
Si serve del dolore, dell’isolamento, della povertà di valori e della carenza d’affetto, per manifestarsi attraverso scelte che si rinnegano nel momento che si compiono.
Questo diavolo non ha la coda e non ha un’immagine, è semplicemente un vuoto d’amore.
Incrociando amici o semplici conoscenze, si può notare il diavolo all’opera.
I sintomi sono molto comuni: poca predisposizione al sorriso, molta dietrologia, poca spontaneità e molto formalismo.
Riconoscendolo, non fate il suo gioco, cercando di gareggiare o esorcizzare.
L’unico modo per abbatterlo e ignorarlo per non usare gli stessi suoi mezzi.
Occorre convincersi che in ogni persona vive anche un Angelo al quale ricondursi con molta forza di volontà.

Soltanto l’amore che portiamo internamente ci può assicurare l’energia sufficiente per veder luce anche quando tutto intorno è fosco.
Purtroppo, il volume della brocca d’amore, sempre in equilibrio precario, è variabile per ognuno di noi. 
La fortuna, il destino o chissà cos’altro, ha deciso l’entità del volume.
   
Quando arriverà il momento di abbandonare il suolo terrestre, l’unico a non poter abbandonare il corpo sarà proprio il diavolo che miseramente rimarrà attaccato ai poveri resti umani.  



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