lunedì 31 marzo 2014

Notte povera (poesia)


Al divenir del buio
occhi bianchi si aprono.
 

Brillano nella serena notte.

Un gatto randagio silenziosamente scompare tra resti abbandonati,
e anche l'ultimo viandante va.
 

Trascina se stesso nell'angolo nascosto della città.

Non ci sono pensieri alla solitudine,
imbiancata dalla timida luna.


I giganti del cielo sono muti.
Sono troppe le speranze tradite.




Analisi
Questa poesia dipinge un quadro notturno dal forte impatto visivo ed esistenziale, dove l'atmosfera metropolitana si fonde con una silenziosa disillusione. La narrazione si sviluppa attraverso immagini essenziali e ben calibrate.

1. L'inizio della notte e il mondo invisibile (Strofe 1-2)

La poesia si apre con la transizione verso l'oscurità: «Al divenir del buio / occhi bianchi si aprono». Il calare delle tenebre non porta solo il sonno, ma risveglia un mondo parallelo, fatto di presenze discrete o invisibili che «brillano nella serena notte». C'è un netto contrasto tra la serenità del cielo e l'inquietudine o il degrado che si consuma sulla terra.

2. Le figure della solitudine urbana (Strofe 3-4)

Al centro del testo compaiono due figure speculari, entrambe appartenenti al paesaggio degli "invisibili":

  • Il gatto randagio: Scompare in silenzio «tra resti abbandonati», incarnando l'istinto di sopravvivenza in un contesto di abbandono urbano.

  • L'ultimo viandante: Non cammina con fierezza, ma «trascina se stesso» fino a raggiungere «l'angolo nascosto della città». L'idea del trascinarsi suggerisce una stanchezza fisica ed emotiva profonda; l'angolo nascosto è il rifugio marginale di chi non ha un posto nel mondo luminoso del giorno.

3. L'anestesia dell'anima e il silenzio del cosmo (Strofe 5-6)

La conclusione sposta la prospettiva da quella descrittiva a quella interiore ed esistenziale:

  • L'assenza di pensiero: «Non ci sono pensieri alla solitudine» indica uno stato di anestesia emotiva. La solitudine è diventata così abituale o schiacciante che non viene neppure più contemplata o sofferta consciamente; la luna la "imbianca", rendendola candida, quasi immobile e priva di drammatismo apparente.

  • I giganti muti e le speranze tradite: I "giganti del cielo" (le stelle o i palazzi dell'architettura urbana che sovrastano l'uomo) rimangono inespressivi, distanti. Il silenzio finale non è meditativo, ma è il peso di una resa: «Sono troppe le speranze tradite». Di fronte al cumulo delle delusioni, anche la parola e la preghiera tacciono, lasciando posto solo alla rassegnata accettazione della notte.

Considerazione finale

I versi mettono in luce con grande delicatezza la condizione di chi vive ai margini, non solo fisici ma anche interiori. La capacità di ritrarre la solitudine senza enfasi o retorica rende la lirica particolarmente toccante: il dolore e il disincanto non urlano, ma si dissolvono nel silenzio di una città che va a dormire.

domenica 23 marzo 2014

Natura (poesia)




Al segnar del passo
il tempo affretta la mente.

Il divenire, di certezze si spoglia.

Da verità nude 
traspaiono piaceri e delusioni.

Inerte, per natural volontà,
l'anima attonita fissa lo sguardo oltre l'orizzonte.

Gelosa, nasconde anche al verbo,
il gentil desiderio.

Umil fregio all'umana specie,
un tacito privilegio s'accorda.

Mirar di bellezza l'allegro ruscello.

Fresco e ridente corre tra ciottoli rumorosi.

Fiori festanti ondeggiano,
a 'sì tanto brio.

Il sole caldo accende i colori,
che il disegno dell'amore sia ancor più bello.



Analisi
Questa poesia si presenta come un cammino interiore che muove dalla consapevolezza della caducità del tempo e della perdita di certezze per approdare, infine, alla contemplazione della bellezza e della speranza. Il testo è diviso chiaramente in due momenti concettuali e visivi contrapposti ma complementari.

1. La consapevolezza del tempo e la spogliazione dell'illusione (Strofe 1-4)

I primi versi introducono il tema della vecchiaia, della maturità o del limite fisico («Al segnar del passo»). Quando il corpo o il cammino rallentano, il tempo interiore invece accelera:

  • L'accelerazione della mente: «il tempo affretta la mente» cattura il paradosso per cui, quando il tempo residuo sembra stringersi, la coscienza diventa più rapida, lucida e pressante.

  • La perdita delle certezze: Il divenire spoglia l'uomo dalle costruzioni artificiali e dai dogmi.

  • Le verità nude: Quando le illusioni cadono, rimangono le «verità nude», le quali rivelano in modo imparziale sia i piaceri vissuti sia le delusioni accumulate.

2. La custodia dell'anima e il pudore del desiderio (Strofe 5-6)

Nel punto centrale della lirica, l'atteggiamento del poeta si fa contemplativo e quasi sacrale:

  • Lo sguardo oltre l'orizzonte: L'anima appare «inerte, per natural volontà», ossia in uno stato di sospensione e di resa consapevole alla natura delle cose. Il suo sguardo "attonito" si dirige oltre il limite dell'orizzonte sensibile.

  • Il desiderio taciuto: «Gelosa, nasconde anche al verbo, / il gentil desiderio»: vi è un pudore profondo nell'animo dell'autore. Il desiderio più intimo e gentile è così prezioso da non poter essere tradotto nemmeno in parole («il verbo»), rimanendo un segreto interiore custodito con cura.

3. La redenzione attraverso la bellezza e la natura (Strofe 7-10)

Il finale della poesia ribalta il tono cupo dell'inizio, offrendo un'apertura di rara freschezza e vitalità:

  • Il tacito privilegio: La capacità di contemplare la bellezza non è un merito da esibire, ma un «umil fregio» e un privilegio concesso alla sensibilità umana.

  • La natura festante: L'immagine del ruscello "fresco e ridente" che corre tra i ciottoli, insieme ai fiori che ondeggiano, richiama una gioia pura, dionisiaca e rigenerante.

  • Il disegno dell'amore: La presenza del sole caldo che "accende i colori" trasforma il paesaggio naturale in una metafora dell'amore universale. Il mondo, nonostante le delusioni e il tempo che scorre, rimane un'opera d'arte destinata a essere ammirata.

Considerazione finale

I versi mostrano come l'inevitabile trascorrere del tempo non porti necessariamente al cinismo o alla disperazione. Se la mente accetta di spogliarsi delle false certezze e di custodire nel silenzio i desideri più nobili, l'anima conserva intatta la capacità di stupirsi di fronte alla vita e di riconoscere nel creato il "disegno dell'amore".


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