lunedì 31 marzo 2014

Notte povera (poesia)


Al divenir del buio
occhi bianchi si aprono.
 

Brillano nella serena notte.

Un gatto randagio silenziosamente scompare tra resti abbandonati,
e anche l'ultimo viandante va.
 

Trascina se stesso nell'angolo nascosto della città.

Non ci sono pensieri alla solitudine,
imbiancata dalla timida luna.


I giganti del cielo sono muti.
Sono troppe le speranze tradite.

domenica 23 marzo 2014

Natura




Al segnar del passo
il tempo affretta la mente.

Il divenire, di certezze si spoglia.

Da verità nude 
traspaiono piaceri e delusioni.

Inerte, per natural volontà,
l'anima attonita fissa lo sguardo oltre l'orizzonte.

Gelosa, nasconde anche al verbo,
il gentil desiderio.

Umil fregio all'umana specie,
un tacito privilegio s'accorda.

Mirar di bellezza l'allegro ruscello.

Fresco e ridente corre tra ciottoli rumorosi.

Fiori festanti ondeggiano,
a 'sì tanto brio.

Il sole caldo accende i colori,
che il disegno dell'amore sia ancor più bello.

domenica 16 marzo 2014

L'eredità




Un padre sul letto di morte chiama a sé i suoi due figli gemelli per renderli consapevoli di aver redatto il testamento nel pieno delle sue facoltà mentali.

I due ragazzi, essendo stati affidati a due famiglie diverse, avevano maturato due stili di vita diversi, sostenuti da due filosofie educative opposte. 

Il primo, Antonio, era ormai un uomo semplice e generoso; spesso non curava i propri interessi per aiutare gli altri. La sua riservatezza era spesso confusa come timidezza e incapacità di affrontare la vita a muso duro. 

Antonio amava leggere ed era facile trovarlo solitario ammirando tramonti o osservando piante e animali liberi in natura.

Paolo, invece, appariva agli occhi dei più, vivace, intraprendente e sempre al centro di ogni evento che lo riguardava. 
La vita agiata che gli era stata permessa era responsabile dei convincimenti per cui studiare era inutile e arrivare primi, anche a discapito di altri, era fondamentale per dar senso alla vita.

Per via di questi due caratteri così diversi, i due fratelli si vedevano raramente.

Alla morte del padre si ritrovarono dal notaio per la lettura del testamento.

Con somma meraviglia dei testimoni che assistettero alla lettura del testamento, si seppe che il padre avesse lasciato ogni suo avere al figlio Paolo, mentre ad Antonio lasciò soltanto una lettera scritta di suo pugno in cui si leggeva:

“Caro figlio mio, ho dovuto lasciare tutto ad Paolo perché la sua famiglia adottiva verrà con me in cielo. Presto, la sua vita avrà una svolta e allora potrà contare soltanto sul patrimonio che io lascio.

Tu, Antonio, sei stato fortunato hai una famiglia che stravede per te; hai una saggezza che vale mille volte ciò che ho lasciato ad Paolo. Inoltre il tuo cuore è d’oro. 

Non diventerai mai ricco perché il tuo pensiero non volge a far profitti e non perdi occasione per dividere quel poco che hai con gli altri. 

Io andrò in paradiso sapendo di raccontare tutto questo al Signore e nasconderò la lacrima se mi chiederà di Paolo”. 

domenica 9 marzo 2014

il poeta



Coglier l'ombra che al viso tuo si erge,
è lesinar ragione al muto apparir.

Or son dolce or son duro,
dosar virtù m'alterno.

Ma se il fiato tuo
al mio s'accosta,
l'anima nuda vedrai. 

Vestir d'immagine non incanta.

Depositare magia è l'arte sua.

Udir dovrai per altre vie.

Brividi e battiti ne fa un gran uso,
che l'emozionar è norma.

Verbo non serve
fin che al cor tuo 
l'amor stringe.

sabato 8 marzo 2014

Disegnar donna

 


Carichi pensieri sono nuvole che scorrono nel cielo procelloso.
A lor rimirar fanno incanto all'esser vivo.

Fugaci immagini disegnano speranze.

Malcerte paure stringono la mente verso grigie direzioni. 

Posare riguardo a sì tal suggelli, non s'addice
e allor tosto cancello la gretta figura.

Delle palpebre faccio sipario
e chiudo dentro me stesso.

Rinvigorir di sipirito, m'attendo.

Lontando dal mondo che tocco,
sollevo l'anima al viso di donna.

Son uomo e m'allieto.

giovedì 6 marzo 2014

Buon compleanno, mamma.


Sei lassù,
     più in alto del mio cuore,
     e pur sei dentro di me,
     legata ad un ricordo che si muove nei pensieri.

Sei nel volo degli uccelli,
      nel rumore del mare,
      nella voce del vento.

Sei nel mio sorriso senza motivo.

Sei nella parte più indifesa dall'anima. 

Il viso tuo
 aggredito dal tempo,
 continua ancora a disegnar tenerezze.

Percorro strade che furon tue.
Mirabili passi or ripasso.

Orme nel marmo si dicon tracce.

Spingon gaudio all'imbrunir della sera,

ed è luce fin che cuor sente.

mercoledì 5 marzo 2014

La scrittura come cura e apertura dell'anima



Scrivere è un modo per far prendere un po’ di sole all’anima.

Purtroppo, seduto all’aria fresca e lasciandosi accarezzare dal vento, capita di sentire urla o lamentele.

Le prime volte è naturale preoccuparsi ma poi si capisce subito che sono manifestazioni di cuori in pena che maldestramente chiedono aiuto.

Si rischia di confondere attenzioni e commenti come sintomi espressi dal sentimento d’invidia.

Commosso, stringo a me la sedia e ricerco stabilità.

Voglio cercare in me quella sicurezza interna che rende molto piccolo tutto il mondo esterno.

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Un brano di prosa poetica e riflessione metatestuale d'impatto, incentrato sulla scrittura come cura e sulla protezione della propria serenità di fronte alla negatività esterna. 

L'autore si interroga sull'atto del condividere e del porsi in ascolto, giungendo a una maturità emotiva che trasforma la reazione difensiva in empatia e centratura interiore.

Temi chiave e analisi del testo

  • La scrittura come cura e apertura: L'incipit offre una metafora luminosa: scrivere equivale a "far prendere un po’ di sole all’anima". La scrittura non è un atto sterile, ma un gesto di guarigione, un modo per esporsi alla luce e rinfrescare l'interiorità.

  • L'impatto con la negatività del mondo: Nel momento in cui l'anima si apre all'aria fresca, entra in contatto con la realtà esterna, rappresentata da "urla o lamentele". La parentesi di pace viene disturbata dalle manifestazioni d'rabbia o di disagio altrui.

  • Dalla preoccupazione all'empatia: Il testo compie uno scarto interpretativo fondamentale. L'autore non reagisce con giudizio, ma con profonda comprensione: capisce che quelle grida non sono attacchi personali, bensì espressioni maldestre di "cuori in pena" che invocano aiuto. C'è il superamento di un errore comune: non confondere i commenti ostili o le attenzioni indesiderate con la semplice invidia, ma vederli per ciò che sono davvero, ossia sintomi di una sofferenza.

  • La ricerca di stabilità e il raccoglimento: Di fronte al rumore del mondo, la reazione non è la fuga, ma il radicamento. Il gesto di "stringere a sé la sedia" simboleggia il bisogno fisico e mentale di trovare un punto fermo, un'àncora per non farsi travolgere dalle maree emotive circostanti.

  • La forza della centratura interiore: La chiusa racchiude la massima filosofica del brano. La vera protezione dalle interferenze esterne non consiste nel costruire muri, ma nello sviluppare una "sicurezza interna" così solida da ridimensionare tutto ciò che accade fuori. Quando il centro personale è forte, il caos del mondo esterno perde il potere di ferire e diventa infinitamente piccolo.


La scrittura come strumento di ricerca della stabilità interiore e individuazione delle vere chiavi per abitare il mondo senza smarrirsi.
leggi: La forza trasformativa dell’amore: tra smarrimento e rinascita


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