Canta cor mio di musica
allegra,
della mia mamma fanne
melodia.
Giubilo per ogni via, l’aria
infesti.
Respiro prospero amor preso.
Sol io, odo di clamori al vento dei ricordi
infantili.
Sol io, agito gioia al tuo
pensiero.
Sol io, riconosco il tuo
sorriso.
Son figlio tuo.
Anima, accendi tutti i colori
dell’arcobaleno,
perché non c’è festa più
grande d’approntare.
Sole, dipingi il giorno con
tutto il tuo ardore.
Mare, dondola le meraviglie
del creato.
Anche tu, timida lacrima,
corri allegra sulla mia
guancia,
così che io possa risuonar di
dolcezza il mondo.
Vento, spingi i desideri,
alimenta le speranze,
porta con te, fin lassù, il
mio bacio.
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Analisi
Questa poesia è un inno gioioso e solenne all'amore filiale, un canto di gratitudine che trasforma il ricordo della madre in un festoso abbraccio tra la terra e il cielo.
La musica del ricordo e la singolarità del legame
L'incipit trasforma la memoria materna in una sinfonia di festa. A differenza della poesia precedente, dominata dalla malinconia e dalla pioggia, qui il ricordo della madre esplode in una «musica allegra» pensata per riempire e "infestare" l'aria di giubilo. La sezione centrale costruisce un'intensa anaphora sul «Sol io»:
- L'unicità del figlio: L'espressione ribadita («Sol io, odo...», «Sol io, agito...», «Sol io, riconosco...») rivendica la natura intima e irripetibile del legame filiale. Solo il figlio possiede la chiave per decifrare quel sorriso e far risuonare quei ricordi infantili.
- L'affermazione d'identità: Il verso incisivo «Son figlio tuo» sintetizza l'origine di questa gioia e l'orgoglio dell'appartenenza.
L'invocazione alla natura e la commozione lieta
Nella seconda parte, la festa intima per la madre diventa un evento di portata cosmica. Il poeta chiama a raccolta gli elementi della natura affinché partecipino alla celebrazione:
- Gli elementi vitali: L'anima accende i colori dell'arcobaleno, il sole dona il suo ardore e il mare dondola la bellezza del creato.
- La lacrima di gioia: Anche la commozione cambia segno rispetto al pianto del lutto. La lacrima non è più "traditrice" o amara, ma «timida» e «allegra», una goccia di dolcezza che scivola sulla guancia per risuonare nel mondo.
Il bacio affidato al vento
Il componimento si chiude con una nota di slancio e speranza. Il vento viene incaricato di spingere i desideri e soffiare le speranze verso l'alto, trasformandosi nel messaggero finale che porta «fin lassù» il bacio del figlio, ricucendo la distanza tra terra e cielo con la forza dell'amore.

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