giovedì 28 marzo 2013

Attesa bloccata (poesia)

 

 
Nel divenir delle idee mobili,
avanzo cauto sul mar del sapere.

Calpestar verità,
or lucenti or torbide,
stupore riflette.

Allegro peso volteggia l'umore
 e barcollare nel dubbio mar, passeggio.

Cerco roccia per fermar il tempo
ma nessuna sorpresa più dolce m'attende
che il ritrovar donna.

Braccia ad angolo, per attesa infinita.

Sono povero a cotanto amor.


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Analisi

Questa lirica dipinge con rara grazia la transizione dall'inquietudine dell'intelletto alla quiete dell'affetto, trasformando una ricerca filosofica in un atto d'resa e di gratitudine.

La navigazione nel dubbio L'apertura introduce una metafora marina di grande suggestione: il "mar del sapere" non è una distesa ferma, ma un elemento fluido fatto di "idee mobili". L'atteggiamento di chi naviga è cauto, consapevole che la conoscenza non offre certezze monolitiche, ma "verità or lucenti or torbide". C'è un'accettazione profonda della fragilità umana: l'incertezza non paralizza, anzi si trasforma in un "allegro peso" che fa volteggiare l'umore. Il "barcollare nel dubbio" diventa un passeggiare quasi filosofico, una danza leggera tra le domande esistenziali.

L'illusione della roccia e la vera ancora Il punto di svolta arriva nel desiderio di trovare stabilità: la "roccia per fermar il tempo" è l'illusione di un punto fermo assoluto, un'ancora concettuale contro il fluire degli anni. Ma la lirica scarta felicemente verso l'esperienza concreta: non c'è astrazione o certezza intellettuale che possa competere con la dolcezza del ritrovare la figura femminile. La "roccia" cercata nella mente si rivela superflua di fronte alla realtà dell'incontro.

L'attesa e l'umiltà dell'amore Le ultime due strofe concentrano una potenza visiva ed emotiva straordinaria:

  • L'immagine plastica: Le "braccia ad angolo" evocano una geometria dell'accoglienza, un gesto sospeso in una "attesa infinita" che finalmente si compie e offre riparo.

  • Il vertice emotivo: Il verso di chiusura («Sono povero a cotanto amor») sigilla il testo con una commovente misura di umiltà. Chi ha navigato nei mari complessi del pensiero si scopre improvvisamente spoglio e "povero" di fronte alla ricchezza disinteressata di un sentimento così grande.

È un testo denso e misurato, capace di raccontare come il vagare della mente trovi il suo unico vero porto non in un'idea formidabile, ma nell'abbraccio e nella presenza di chi ci aspetta.


Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima

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