sabato 30 agosto 2025

Corri bambino, corri (poesia)

 

 

Non sono lenti i passi

di chi si affaccia al mondo e ha voglia di crescere.

 

Lento è il nostro incontro con le emozioni.

 

Lento è il fiume di umanità ad abbracciare i popoli:

ormai ha poca acqua per scorrere impetuoso.

 

Lenti sono i passi che ci conducono fuori dal buio

anche quando il sole splende alto nel cielo.

 

Lenta è la gioia per le piccole cose

quando si pensa in grande e la felicità diventa una chimera.


Anche l’amore tende a spegnersi

per chi occulta i sentimenti nella frenesia dei suoi giorni.

 

Ma tu, piccolo eroe in erba,

hai occhi limpidi per scoprire spazi immensi

e qualcuno con sottili rughe sul viso

a tenderti la mano in ogni momento.

 

Tu, spettatore affamato del mondo

lasciati guidare dai tuoi passi veloci.

 

Corri bambino, corri. Libero e felice.

 

Con le tue piccole mani

spalanca tutte le porte e sorridi

alla fantastica vita davanti a te.

 di Giovanna Sgherza 


Analisi
Questa poesia si struttura su un profondo contrasto generazionale e temporale: la fretta sterile dell'adulto contro la velocità feconda dell'infanzia.

La frattura dei tempi

La prima parte del testo traccia una diagnosi impietosa della condizione adulta contemporanea. Attraverso l'anfora della parola «lento», l'autore non descrive una lentezza contemplativa o saggia, ma una frizione interna, un blocco emotivo ed esistenziale:

  • Incapacità emotiva e sociale: L'incontro con i sentimenti è faticoso, l'empatia collettiva («il fiume di umanità») si è inaridita.

  • Cecità interiore: I passi verso la luce sono lenti persino quando fuori c'è il sole, segno di un buio che non dipende dall'ambiente, ma dalla disposizione dell'anima.

  • L'illusione della grandezza: La frenesia e l'ambizione trasformano la felicità in una «chimera», facendo smarrire il valore del presente e delle piccole cose. L'amore stesso soccombe ai ritmi nevrotici della quotidianità.

La figura del «piccolo eroe»

La svolta della poesia avviene con il cambio di destinatario. L'infanzia viene elevata a una dimensione quasi mitica ma intimamente umana: il bambino è un «piccolo eroe in erba» e uno «spettatore affamato».

A differenza dell'adulto imprigionato nella sua lentezza emotiva, il bambino possiede due qualità fondamentali:

  1. Sguardo limpido: Capace di vedere «spazi immensi» dove l'adulto vede solo confini.

  2. Movimento naturale: I suoi passi non sono frenetici, ma «veloci» perché mossi dalla curiosità e dal desiderio di scoperte.

L'alleanza tra generazioni

Un elemento centrale del testo è la presenza di «qualcuno con sottili rughe sul viso». Questa figura non frena la corsa del bambino, né cerca di modellarla a propria immagine; si limita a offrire una presenza costante e protettiva («a tenderti la mano in ogni momento»). È il simbolo di una saggezza che non ostacola l'impeto della vita che nasce, ma la custodisce.

Conclusione

Il testo si chiude con un'esortazione dinamica e luminosa («Corri bambino, corri»). 
Le «piccole mani» del bambino hanno una forza paradossale: sono capaci di spalancare porte che gli adulti hanno chiuso con la loro frenesia. È un inno alla libertà e alla fiducia nella vita, dove la speranza del mondo non risiede nel correggere gli errori degli adulti, ma nel preservare la purezza e lo slancio di chi si affaccia alla vita per la prima volta.

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