
L'ansia è strana: non è solo una sensazione. È l'antico sistema di allarme del cervello che impazzisce nel mondo moderno. In sostanza, è il mix di due sistemi di sopravvivenza molto utili: la paura e la pianificazione. Abbiamo sviluppato la paura per individuare minacce reali nel momento presente: predatori, disastri naturali, pericoli fisici immediati.
Abbiamo sviluppato la pianificazione per aiutarci a collegare i
precedenti momenti di successo e usarli per prevedere come potrebbe essere il
futuro e poi procedere in quella direzione, adattandoci strada facendo quando
le cose non vanno come previsto.
Quindi, la paura è utile nel
momento per tenerci al sicuro. La pianificazione è utile per il futuro.
Miscelando questi due fattori si arriva all’ansia.
Il nostro cervello non è
ottimizzato per gestire le incertezze, è invece predisposto a ridurre
l'incertezza il più possibile e il più rapidamente possibile.
Per esempio, se si presentano due
scenari diversi, dovendo scegliere il migliore, il cervello simula il
futuro basandosi sull'esperienza passata per prendere decisioni. La
preoccupazione si manifesta quando la simulazione prevede ostacoli per i quali
non abbiamo idea di come superarli e così ci si abbandona ad un senso
di catastrofe.
Purtroppo, il nostro cervello non
è cosciente di tutto questo. Esso presume di essere il nostro supereroe e che
tutto ciò che pensa sia utile. Per il sistema di rilevamento delle minacce,
"Non so cosa succederà" viene tradotto in "Succederà qualcosa di
brutto".
Quando il cervello è a
piena velocità, scambiamo facilmente ciò che è diverso per pericoloso. Non solo
ci sentiamo a disagio, ma ci lanciamo in operazioni ansiose su larga scala.
Quando tutto ciò che è diverso
sembra pericoloso.
Il terribile rilevatore di minacce
del tuo cervello
Da una prospettiva
neuroscientifica, le regioni cerebrali responsabili del rilevamento delle
minacce (come l'amigdala) sono veloci, potenti e propense a generare falsi
allarmi.
La corteccia orbito-frontale,
che assegna valori di ricompensa alle diverse esperienze, non distingue tra
"Non l'ho mai fatto prima" e "Questo potrebbe farmi male".
Entrambi vengono classificati nella categoria dell'incertezza, con il risultato
di "non farlo".
Il risultato? Il cervello dà per
scontato che si verificheranno gli scenari peggiori, anche quando la loro
probabilità è estremamente bassa.
Come si può riprogrammare questo
sistema di allarme difettoso?
Fermandoci a riflettere:
Controllando la realtà, radicandoci nel presente e infine verificando: "È
pericoloso o è diverso?" Ascolta il tuo corpo ed esplora le sensazioni
fisiche che ti fanno suonare i campanelli d'allarme.
Forse è il mio cuore che batte
forte? Ho un nodo allo stomaco? Mi sento incomprensibilmente nervoso?
Puntare l’attenzione su questi
sintomi è già un primo passo verso una presa di coscienza del proprio stato e
quindi di superare lo smarrimento. Questi momenti ti chiedono di crescere,
abbandonando un insensato richiamo di “sicurezza” interiore.
La vita consiste nel provare cose nuove. È così che cresciamo. Passare dalla zona di comfort/sicurezza alla zona di crescita è fondamentale.
Se è il momento giusto, indossa il tuo superpotere della curiosità e fai quel salto.
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