
L’anima esiste per necessità
ontologica secondo Marsilio Ficino, un filosofo, umanista, e astrologo
italiano, fra i più influenti del primo Rinascimento italiano.
Secondo Aristotele, esistono quattro tipi di cause: efficiente, finale, materiale e formale. Applicate all'uomo, la causa efficiente è la Natura, la causa finale è la felicità, la causa materiale è il corpo e la causa formale è l'anima.
Come sottolinea Marsilio Ficino: "I fisici [coloro che indagano o riflettono sulla Natura] enumerano quattro cause: efficiente, finale, materiale e formale. La causa efficiente dell'uomo è la Natura universale e l'uomo; la causa finale è la felicità umana; la causa materiale è il corpo e quella formale è l'anima".
Nei testi antichi il concetto di anima è dato da anima o ψυχή (psyché) nel senso aristotelico di principio animico, forza vitale, che si divide in anima vegetativa, animale e razionale. Se qualcosa esiste senza causa, si dice che esiste di per sé. Solo Dio è senza causa, quindi solo Dio esiste di per sé.
D'altra parte, il corpo ha bisogno di tutte e quattro le cause, a causa della sua natura passiva, spesso simboleggiata dall'immagine di un recipiente o di una coppa (patera, κράτηρ [kráter]) pronta a ricevere. Allora la materia esiste "omnino per alia", in modo assoluto attraverso altre cose.
Dio e la Materia sono, quindi, due estremi opposti in termini causali: mentre Dio è senza causa, la Materia ha bisogno di tutte queste cose. Quindi, deve esserci qualcosa tra Dio e la Materia, qualcosa che non è né per sé né omnino per alia.
Questo essere intermedio è l'anima.
Infatti, come scrive Marsilio Ficino: "La terza essenza, sebbene indipendente dalla materia – fatta tuttavia lontana da Dio e vicina alla materia –, in qualche modo tende a essa [cioè alla materia], e a causa di tale tendenza, è chiamata anima. Ciononostante, non dipende dalla materia".
Ecco come Fabio Squeo spiega il pensiero di Ficino nel suo libro:
“Dentro di noi c’è qualcosa di più grande: l’anima. Prendiamocene cura, nutriamola di verità, di bellezza, di poesia e di gentilezza. Alleniamo la nostra anima a riconoscere le cose belle e buone, perché la vita ci mette davanti a mille illusioni, mille luci che abbagliano ma non riscaldano.
Non è sufficiente guardare: bisogna imparare a distinguere ciò che eleva l’anima da ciò che la intristisce o demoralizza. Impariamo ad amare non solo le persone, ma la bellezza, i piccoli gesti fatti col cuore.
Perché amare significa scegliere ciò che ha valore, ciò che è degno di essere custodito dentro di noi, come semi che crescono nella nostra anima. E chissà - aggiungerebbe Ficino con dolcezza e ironia - se un giorno, quando il corpo non ci sarà più, potremo portare con noi questi semi, queste testimonianze di amore, davanti a Dio.
Forse allora, in quell’incontro eterno, vedremo che ciò che abbiamo amato davvero non è mai andato perduto, ma ha continuato a vivere insieme a noi.” - tratto da “Lo sguardo nel tempo della filosofia”, vol. 3.
Nessun commento:
Posta un commento
Esprimi il tuo pensiero