
Negli ultimi anni della sua vita,
Sahib fece qualcosa che nessuno si aspettava.
Costruì una fabbrica. Non un piccolo laboratorio, ma una vera e propria
fabbrica di abbigliamento. E una volta avviata, praticamente ci si trasferì.
Trascorreva dalle sedici alle diciotto ore al giorno nel suo ufficio. Quando la
stanchezza lo sopraffece, dormiva nella stanza degli ospiti della fabbrica e
tornava al lavoro all'alba.
Parallelamente alla sua attività commerciale, conduceva una vita da santone. Molto spesso apriva il suo spazio a gente bisognosa di conforto. In ogni incontro la sala era pieno.
La gente arrivava portando con sé dolore, paura, malattia, debiti, matrimoni falliti e preghiere silenziose. Sahib ascoltava. Alzava le mani in preghiera. E in qualche modo, spesso inspiegabilmente, i loro problemi si alleviavano.
Poi, senza preavviso, la sua vita prese una brusca svolta. Fu un cane a creare una rottura nella vita conduceva.
Una mattina, al suo arrivo, notò
un cane di taglia media che si trascinava nel magazzino. Quando lo guardò
attentamente, il suo cuore si strinse. Il cane era gravemente ferito.
Tre zampe erano rotte. La mascella
era danneggiata. Aveva una profonda ferita sul ventre. Era stato chiaramente
investito da un veicolo ed si era trascinato fino al magazzino, usando una sola zampa.
Sahib provò un moto di compassione. Decise di chiamare un veterinario, far curare il cane e poi liberarlo di nuovo in strada.
Ma, senza un motivo apparente, si bloccò. Rispose il telefono.
Un pensiero strano gli attraversò la mente.
Il cane era indifeso. Non poteva cacciare. Non poteva implorare. Non
riusciva nemmeno a stare in piedi correttamente. In quelle condizioni, non poteva cavarsela da solo.
Così volle mettere alla prova la sua fede: "Vediamo come la Provvidenza nutre questa creatura".
Non fece nulla e scelse semplicemente di osservare il corso del destino di quel cane.
Il cane rimase privo di sensi per
tutto il giorno. Al calar della sera, Sahib vide un altro cane sgattaiolare
attraverso il cancello della fabbrica. In bocca aveva un lungo pezzo di carne.
Il cane sano si diresse silenziosamente verso il magazzino, svegliò quello
ferito e gli mise la carne vicino alla bocca.
Il cane ferito non riusciva a masticare.
Spinse via la carne. Il cane sano la raccolse, la masticò finché non si
ammorbidì, poi mise delicatamente il boccone ammorbidito nella bocca del cane
ferito. Il cane ferito deglutì.
Poi il cane sano uscì, immerse la
coda nella cisterna dell'acqua, tornò e mise la coda bagnata nella bocca del
cane ferito. Il cane ferito succhiò l'acqua per dissetarsi. Il cane sano se ne
andò, calmo e soddisfatto.
Questa scena si ripeteva ogni sera. Passarono i giorni. Alla fine, le ferite del cane investito cominciarono a rimarginarsi e poi fu in grado di muoversi seppure lentamente.
Si era compiuto un miracolo!
Una notte, pensando alla storia del cane, Sahib si pose una domanda: Se Dio può procurare del cibo per un cane ferito, non provvederà del pane per me?
Quella domanda lo tenne sveglio.
E in quel silenzio, credette di aver trovato la verità sulla Provvidenza.
Sahib cedette la fabbrica a suo
fratello e si ritirò dal mondo.
Digiunava ogni giorno. Pregava
dall'alba all'alba successiva. Passarono gli anni. Dio continuò a provvedere a
lui. Le sue preghiere furono esaudite. La gente iniziò a chiamarlo "uomo
Santo".
I devoti raccoglievano la polvere
dei suoi passi come amuleti. Ma il destino aveva ancora una lezione in serbo
per lui.
Era un mite pomeriggio invernale. Sahib stava parlando di spiritualità a un gruppo di persone. Durante la discussione, raccontò la storia del cane ferito.
Concludendo così: "La provvidenza insegue sempre gli esseri umani, ma gli umani stolti inseguono la provvidenza. Se la fiducia è viva, il sostentamento arriva, proprio come è successo a quel cane ferito. Ho imparato la fiducia da quel cane. Per trent'anni non ho mai sofferto la fame."
Tra gli ascoltatori sedeva un
giovane professore. Indossava jeans. Gli auricolari gli pendevano lenti dalle
orecchie.
Si tolse un auricolare e rise. "Con
rispetto, Sahib", disse, "il cane meritevole non è quello ferito.
È quuello sano che ha aiutato il cane ferito, fornendogli le sue cure senza l’attesa
di ricompensa."
Calò il silenzio.
"Se aveste imparato dal cane servitore invece che da quello ferito", continuò il professore, "la vostra fabbrica sarebbe ancora in funzione oggi, sfamando centinaia di famiglie."
Poi, continuò: "La mano più forte è meglio di quella più debole. Quel cane sano era la mano più forte. Perdonatemi, ma un uomo d'affari generoso vale di più per la società di diecimila mistici oziosi."
Salutò educatamente e uscì.
Le mani di Sahib tremarono.
Il giorno successivo riaprì la fabbrica.
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