Lo spazio poetico di Mario Cammarota
0/0La lettura delle poesie — come “Tu, mia poesia”, “Anime morte?”, “Nel tempo, nel vento” e “Mors tua, vita mea...”— permette di delineare con chiarezza i tratti distintivi della poetica di Mario Cammarota.
La Poesia come Entità Vivente e "Sacralità Eccentrica"
Nei testi raccolti, la poesia non è un semplice esercizio stilistico o una decorazione verbale, ma una forza viva, quasi autonoma. In “Tu, mia poesia”, l'arte viene personificata come una presenza che percorre il cuore «con passi cadenzati» e attraversa ogni sfumatura dell'esperienza emotiva, dalle «albe variegate» alle «notti della tempesta».
È una voce che possiede una facoltà quasi mistica: sa «vedere l'invisibile, toccare l'intangibile» e compiere una funzione catartica, arrivando a «scrostare pareti esauste» e a celebrare le sue liturgie in una dimensione definita con efficacia «sacralità eccentrica».
La Frattura Esistenziale e l'Oblio dell'Origine
Un nucleo tematico fondamentale è il senso di estraneazione dell'essere umano contemporaneo. In “Anime morte?”, Cammarota indaga il paradosso di un'anima che si spegne «pur nella persistenza del corpo» e nella regolarità della vita quotidiana. La colpa o il dramma dell'uomo risiede nell'aver reciso il legame originario con il tutto («Da un solo grande utero / Partoriti all'amore, / dell'amore / Dimentichi...»), sprofondando in un'assenza di calore umano e di fede spirituale.
La Precarietà e il Flusso del Tempo
Il tempo e la caducità dominano lo spazio lirico come correnti inesorabili. Ne “Nel tempo, nel vento”, i pensieri umani perdono ogni centro di gravità, trasformandosi in «foglie senza direzione» che danzano con il caso un valzer («un paso doble») privato di melodia. C'è una costante percezione della fragilità dell'individuo, esposto alle raffiche della storia e della transitorietà interiore.
La Dialettica della Scissione e il Desiderio di Unione
Anche quando affronta dinamiche conflittuali o relazionali (come in “Mors tua, vita mea...”), la scrittura di Cammarota utilizza immagini topografiche forti — i fiumi, le sponde opposte, gli abissi scavati al centro — per denunciare l'autosufficienza dolorosa dell'uomo («Del mio dolore mi curo, / Ignoro l'opposta pur dolente sponda!»).
Tuttavia, sullo sfondo rimane sempre accesa l'aspirazione a un ricongiungimento originario, alla possibilità di «abbracciarci al mezzo» per riconoscersi, infine, «fratelli nella natura».
In sintesi, la poetica di Cammarota si configura come un umanesimo esistenziale e riflessivo: un ponte teso tra l'urgenza dell'interrogazione filosofica e la vulnerabilità del sentire umano, dove la parola poetica cerca incessantemente di dare un ordine al caos del vivere e di custodire il senso profondo del legame con l'altro e con il cosmo.
Indice delle poesie
- Caricamento archivio...

Nessun commento:
Posta un commento
Esprimi il tuo pensiero