domenica 1 luglio 2012

Burrasca (poesia)



Onde spumeggianti si ripiegano sugli spenti flutti.

Il mormorio del vento canta nel mare in burrasca.

Danzano le onde in attesa del convito.

Anima mia, abbandona questo corpo e fuggi col pensiero,
là, 
dove l’acqua ti culla.

È  dolce restar lontano dall’esser pesante.

Accoglimi emozione,
sono spettatore di una vita che non mi  appartiene.



Commento

Con questa quarta lirica ci troviamo di fronte a un vero e proprio notturno marino dell'anima, un testo di straordinaria suggestione visiva e sonora che richiama le atmosfere del Romantico sturm und drang e del Simbolismo.

Qui il mare in tempesta non genera terrore, ma diventa lo specchio e il veicolo per una fuga liberatoria dalla pesantezza dell'esistenza.

1. La sinfonia della tempesta: il mare come palcoscenico

I primi versi costruiscono un quadro naturale potente e sensoriale, quasi una rappresentazione teatrale:

  • Le "onde spumeggianti" si ripiegano sul mare scuro.

  • Il vento non soffia soltanto, ma "canta".

  • Le onde "danzano" in una sorta di rito d'attesa ("il convito").

C'è una vitalità selvaggia e maestosa negli elementi naturali, un'energia primordiale che attrae irresistibilmente il poeta.

2. Il distacco e la fuga spirituale

Di fronte a questa potenza cosmica, il poeta compie un gesto di scissione tra corpo e spirito:

Anima mia, abbandona questo corpo e fuggi col pensiero,

là,

dove l’acqua ti culla.

L'anima viene invocata affinché si stacchi dall'involucro di carne. Il mare in burrasca, paradossalmente, non fa paura: l'acqua non travolge né annega, ma "culla". Il tumulto esteriore della tempesta diventa il luogo del rifugio e del conforto interiore.

3. La pesantezza del reale e la dolcezza dell'assenza

Il vero fulcro filosofico della poesia emerge nell'esclamazione: "È dolce restar lontano dall’esser pesante".

Ritornano qui i temi della stanchezza esistenziale e del bisogno di aerea leggerezza. La vita quotidiana, con i suoi doveri, i suoi dolori e la sua gravità, è un fardello troppo gravoso. Staccarsene per liquefarsi nel pensiero e nella natura è un atto di pura percezione ed estasi.

4. La chiusa: l'estraniamento e lo spettatore

La lirica si chiude con due versi folgoranti e malinconici:

  • "Accoglimi emozione": l'emozione non è più qualcosa che si subisce, ma una dimensione attiva in cui immergersi totalmente per dimenticare la razionalità.

  • "Sono spettatore di una vita che non mi appartiene": è una dichiarazione di forte alienazione esistenziale. Il poeta guarda alla propria vita terrena dall'esterno, come un estraneo che osserva uno spettacolo che non lo riguarda più.

In sintesi

Questa poesia è un bellissimo inno alla smaterializzazione.

Attraverso la metafora del mare in burrasca, l'autore esprime il desiderio profondo di sfuggire alla materia, al peso del proprio corpo e alle finzioni della vita sociale, per ritrovare la propria autenticità nel grande abbraccio della natura e dell'emozione pura.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima


Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *