mercoledì 10 gennaio 2024

Sollevati amore (poesia)

 


 Sollevati amore.

Le nuvole son basse e il tuo viso è triste.

Spegni la speranza nel tuo cuore 
 e il mio bene muore davanti alle porte chiuse di un sorriso.

Nella tua casa suona il silenzio alla solitudine ingrata.
Oggi, non verranno ospiti.

La mia anima non s'arrende e scuote quel sole addormentato.
Che sprigioni la sua forza e illumini di gioia, gli ardori dell'ottimismo.

Domani è oggi.

Non c'è più tempo per il capo chino 
e le lacrime appartengono soltanto alle emozioni.


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Analisi

Questa lirica è un appassionato appello alla risurrezione emotiva, un’esortazione vigorosa a scuotere via la rassegnazione e a riaprirsi alla vita. Con un tono che spazia dalla partecipe tenerezza al dinamismo imperativo, la poesia affronta il tema del dolore passivo per trasformarlo in un cantiere di rinascita, dove l'amore si fa forza propulsiva e custodia attiva dell'altro.

L'ombra del dolore e la chiusura dell'anima (Strofe 1-3)

L'incipit ("Sollevati amore") suona come un comando affettuoso, una mano tesa verso chi si trova schiacciato dal peso della malinconia. Le "nuvole basse" riflettono esternamente il clima interiore, specchiando la tristezza del volto amato.

Nelle strofe successive emerge la minaccia più grande: lo spegnersi della speranza. La chiusura del sorriso dell'altro non è una ferita sterile, ma un dolore condiviso che fa "morire il bene" di chi guarda. La casa dell'amato viene descritta come un luogo in cui "suona il silenzio", un'immagine ossimorica di rara efficacia che restituisce l'eco assordante dell'isolamento. La solitudine è "ingrata" perché cancella l'attesa del mondo, decretando che "oggi, non verranno ospiti".

La ribellione della speranza e la forza del sole (Strofa 4)

A fronte di questa resa, la voce poetica non rimane spettatrice passiva. Subentra un atto di vera e propria resistenza spirituale: "La mia anima non s'arrende e scuote quel sole addormentato".

È il punto di svolta del componimento. L'io poetico si fa carico della vitalità mancante dell'altro, andando a svegliare la luce interiore assopita. Il sole invocato deve sprigionare la sua forza non solo per scaldare, ma per "illuminare di gioia gli ardori dell'ottimismo", trasformando l'atteggiamento fiducioso in una fiamma attiva.

La contrazione del tempo e il riscatto finale (Strofe 5-6)

La chiusura si affida a un aforisma folgorante: "Domani è oggi". Questa contrazione temporale annulla ogni spazio per il rinvio. Non c'è più un futuro indefinito in cui attendere che le cose migliorino; la rinascita deve avvenire nel presente assoluto.

Gli ultimi due versi suggellano il riscatto etico ed emotivo: non c'è più luogo per il "capo chino", simbolo di sottomissione al dolore. Le lacrime non vengono negate o ripudiate, ma riqualificate nella loro dignità più alta: non più gocce di disperazione o autocommiserazione, ma espressione pura e nobile della commozione e della vitalità ritrovata ("le lacrime appartengono soltanto alle emozioni").

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