giovedì 27 giugno 2013

Succede anche questo



Riporto una lettera che in qualità di insegnante mi sconvolge.


"Insegno italiano in un istituto tecnico romano e sono commissario interno agli esami di maturità dei miei studenti.

In venti anni di servizio sono tante le cose che mi hanno dato soddisfazione, tanti gli studenti che imparando mi hanno insegnato delle cose. 

Tanti i sorrisi dopo le promozioni. 

Qualche più raro, ma impagabile, ringraziamento postumo.

Sono queste le cose che mi hanno dato la forza di continuare questo bellissimo mestiere anche di fronte alla scarsa considerazione professionale ed economica che segna la mia vita come quella di tutti i miei colleghi.

In questo periodo dell'anno è normale ricevere le telefonate da parte dei genitori dei ragazzi. 

È in gioco il loro futuro dei loro figli e capisco la preoccupazione di ogni genitore di far avere un voto migliore oppure evitare al ragazzo un ulteriore anno scolastico anche quando ce ne sarebbe il bisogno. 

A seconda del tono dei genitori alcune volte ho sorriso, altre volte mi sono arrabbiata perché sentivo invasa e violata la mia etica educativa. 

Ho sempre pensato di dover fornire ai miei studenti gli strumenti per affrontare la vita da adulto, per risolvere i problemi o le piccole e grandi complicazioni a cui sarebbero andati incontro una volta usciti da qui.

Ma stamattina ho ricevuto una telefonata che mi ha sconvolto.

Il padre di uno dei miei maturandi, che chiamerò Andrea, mi ha chiesto di bocciare il ragazzo. 

Andrea è stato uno studente molto volenteroso durante tutto l'anno e non è tra quelli che rischiano in alcun modo la bocciatura. 

Figlio di una famiglia dignitosa della periferia romana si è barcamenato con caparbia tra lo studio e il lavoro a nero in una pizzeria per aiutare la famiglia.

Non conoscevo il padre del ragazzo e inizialmente pensavo stesse scherzando. 

Solo dopo le sue insistenze accorate ho capito che diceva sul serio. 

Mi ha spiegato che i proprietari del ristorante dove Andrea lavora gli hanno assicurato che potevano finalmente assumerlo in maniera stabile grazie alla nuova legge sul lavoro in cui le agevolazioni sono però riservate unicamente a ragazzi senza diploma.

Non sono stata in grado di rispondere, per la prima volta in vita mia mi sono fermata a riflettere sulla mia funzione di educatrice. 

Un dilemma che non riesco a sciogliere: devo continuare a svolgere il mio ruolo con serietà o non è più giusto assicurare al ragazzo un lavoro stabile e bocciarlo? 

In fondo come mi ha spiegato il padre, Andrea si può tranquillamente diplomare il prossimo anno avendo però la fortuna di avere già un lavoro.

Io non so davvero cosa fare e spero di essere incappata in un caso limite. Mi chiedo però come sia stato possibile concepire una legge che premiando i giovani privi di diploma rischia di incentivare l'abbandono scolastico. 

È l'ennesima umiliazione del mio lavoro come di quello di tanti colleghi che nonostante tutto buttano il cuore e l'anima oltre le carenze strutturali della pubblica istruzione. 

Mi domando a questo punto quale senso abbia il mio lavoro."

lunedì 24 giugno 2013

30 mesi per salvare il pianeta


Questa potrebbe essere l'email più importante che vi abbia mai scritto. Gli scienziati hanno scoperto che enormi aree di ghiaccio nel Mare Artico stanno scomparendo accelerando la distruzione del nostro pianeta. Siamo vicini ad un punto di non ritorno sul clima e noi POSSIAMO fermare tutto questo, se agiamo uniti e in tempi rapidi. Abbiamo 30 mesi prima del vertice sul clima più importante di sempre. Per vincere la battaglia, dobbiamo fare tutto il possibile.


Questa prebbe essere l'email più importante che vi abbia mai scritto.

La scienziata Julienne Stroeve ha studiato il ghiaccio dell'Artico per decenni. Ogni estate si sposta verso nord per misurare lo scioglimento dei ghiacci. Sa che il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento, ma durante il suo ultimo viaggio non poteva credere ai suoi occhi. Enormi aree del ghiaccio Artico erano scomparse, andando oltre le nostre peggiori aspettative.

Gli scienziati ci avevano avvertito che sarebbe successo. Man mano che la terra si surriscalda, si giunge a "punti di non ritorno" che accelerano il riscaldamento fino a portarlo fuori controllo. Il surriscaldamento genera lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico, distruggendo il gigantesco "specchio" bianco che riflette il riscaldamento verso spazio, causando un enorme surriscaldamento dell'oceano e facendo scogliere ancora più ghiaccio, e così via. Fino a portare la situazione fuori controllo. Già quest'anno si sono verificati eventi climatici senza precedenti comprese bufere e temperature fuori controllo.

Ma, se agiamo uniti e in fretta, POSSIAMO fermare tutto questo. Una volta usciti dall'incubo dell'estinzione, potremo davvero lavovare per un futuro migliore per i nostri figli e nipoti: un futuro pulito, verde, in armonia con il pianeta che ci ha dato la vita.

Tra 30 mesi ci sarà la Conferenza di Parigi, l'incontro che gli stessi leader mondiali hanno deciso stabilirà le sorti delle nostre battaglie contro il cambiamento climatico. Potrebbe sembrarvi ancora lontana, ma non lo è. Abbiamo 30 mesi per scegliere i leader giusti, portarli all'incontro, dar loro un piano e poi fare in modo che mantengano le promesse. Siamo noi contro le compagnie petrolifere e il fatalismo.
Quando si tratta di cambiamento climatico il fatalismo non è solo inutile, è anche incompetente. E' già tardi, ma abbiamo ancora il potere di fermare questa catastrofe, se riusciremo a convertire le nostre economie fondate su petrolio e carbone verso fonti di energia alternative. Un'obiettivo che porterà l'umanità a collaborare come mai prima d'ora e ci permetterà di creare il futuro per cui fin dall'inizio è nata Avaaz.

Per affrontare questa sfida c'è bisogno di passione, speranza e di tutte le nostre capacità. Ecco il piano:
    1. Diventare politici - eleggere Leader del Clima: nei prossimi 30 mesi, in 5 importanti paesi ci saranno elezioni. Assicuriamoci di far vincere le persone giuste, e di farle vincere con il giusto mandato. Avaaz è tra le poche organizzazioni di pressione a livello globale a poter essere politica. E visto che questa battaglia può essere vinta o persa solo su un piano politico, a un certo punto potrebbe essere uno scontro tra noi e le compagnie petrolifere a stabilire a chi i nostri leader daranno ascolto.

    2. Rendiamo Hollande un eroe: il presidente francese Francois Hollande presiederà il vertice, una posizione importantissima. Dobbiamo tentare ogni strategia e ogni canale (la sua famiglia, gli amici, il suo elettorato, i suoi consiglieri politici) per farlo diventare l'eroe di cui abbiamo bisogno per rendere la conferenza un successo.

    3. Facciamo fare un salto di qualità alla mobilitazione: la portata di questa crisi è tale che abbiamo bisogno di andare al di là di una normale campagna. E' tempo di entrare in azione in modo potente, diretto e non violento, di colpire l'immaginazione, far emergere l'urgenza morale e spingere le persone ad agire. Pensate a Occupy.

    4. Via gli elementi di disturbo: miliardari come i fratelli Koch e le loro compagnie petrolifere sono i maggiori elementi di disturbo in tema di cambiamento climatico. Finanziano sedicenti scienziati per confonderci e spendono milioni in campagne di comunicazione fuorvianti, mentre comprano politici all'ingrosso. Con il giornalismo investigativo e oltre, abbiamo bisogno di far conoscere e reagire alle loro orribili e irresponsabili azioni.

    5. Definiamo gli accordi: persino di fronte a una catastrofe di proporzioni planetarie, 195 governi in una stanza possono rivelarsi semplicemente degli incompetenti. Abbiamo bisogno di investire nei migliori consulenti politici per sviluppare strategie vincenti e compromessi ben studiati in modo che, quando avrà luogo la conferenza, buona parte dei leader sarà già dalla nostra parte e nessuno potrà dire che non esiste una soluzione reale.
Durante l'ultima conferenza sul clima a Copenaghen, nel 2009, abbiamo giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni "verdi" di Germania e Giappone, nel cambiamento delle politiche del Brasile e nel raggiungimento di un importante accordo sul finanziamento, da parte dei paesi sviluppati, di 100 miliardi di dollari all'anno ai paesi in via di sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Allora, i membri di Avaaz erano 3 milioni. Dopo Copenaghen, abbiamo capito che dovevamo essere molti di più per affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ora siamo in 22 milioni e cresciamo al ritmo di un milione al mese.

Il cambiamento climatico è il problema più grave a livello globale e per questo richiede la cooperazione di tutti i governi del mondo. Con milioni di membri uniti da uno stesso ideale e provenienti da tutti i paesi del mondo, Avaaz rappresenta la migliore soluzione per un'azione collettiva, con milioni di noi uniti da una visione che unisce ogni paese del pianeta. E' la nostra occasione per costruire un mondo la cui bellezza raggiunge quella di quello che immaginiamo e vorremmo per i nostri figli. Diamoci da fare.

Con speranza e riconoscenza per questa straordinaria comunità,

Ricken e tutto il team di Avaaz

domenica 23 giugno 2013

Torno da me


opera di Silvia Senna

A volte, torno da me.

Chiuso nel profondo dell'anima,
abbandono il tempo al suo trono,
sospendo le attenzioni alla misera materia,
concedo dispensa alla ragione. 

Solo, nella regione dell'incanto,
assaporo la potenza dell'essere,
intuisco l'infinito.

Immagini, parole, suoni, odori e dimensioni,
qui, sono soltanto idee senza giudizio.

Nella realtà senza peso,
vedo ovunque specchi.

Riflettono paure, attese e promesse.

Il cuor caldo appanna.

Si cercano stracci di emozioni. 

sabato 22 giugno 2013

Quadro antico

 
Opera di Antonio Ricci

Dolce ritorno nella casa d'un tempo,
dove del gioco era il tempio,
la gioia era la norma,
di carezze e sorrisi non v'era penuria.

Giocattoli erano ciottoli.
Cavalli e guerrieri erano legni e piombi.
Armi e cannoni erano fionde e patate.

Stratega in grandi battaglie, 
 farfalle, lucertole e formiche erano acerrimi nemici.

Ora, luccicano gli occhi per quei colori
dipinti nel fondo del cuore.  
 




Avevo poco più di dodici anni e amavo immaginarmi nel futuro.

Il mio ingenuo viso si stirava, la postura si raddrizzava e lo sguardo si proiettava lontano senza destinazione.

Giocavo a mostrarmi adulto.

Avevo poche idee sul significato di questa parola, ma ero certo che contenesse importanza e valore.

Lo garantivano l'altezza, la serietà e i soldi grossi che vedevo passar di mano.

Associavo anche una grande responsabilità e una forma di potenza indiscussa.

Non potevo conoscere l'altra faccia della luna!
 
Non sopportavo alcune regole strane : non potevo ridere, correre o urlare senza motivo.

Non potevo dichiarare il voler bene, non potevo far nulla senza dare una spiegazione.

Immaginando un premio più alto,  sacrificai alle regole quelle naturali esigenze.

In ossequio ai valori impostomi allora, diventai il bimbo più buono della famiglia, lo scolaro più studioso e successivamente il cittadino onesto, osservante delle leggi dello Stato.
 
L'attesa per quel mondo immaginato da bambino ormai è una nostalgica pretesa o una tenera rappresentazione dell'ingenuità di quel tempo.

Da adulti, quel mondo dorato promesso è confinato nella nostra intimità.
Qui, entrano i nostri cari e pochissimi amici.
 
Attraversando questa barriera invisibile, cadono le "parole", le "regole", svanisce l'apparire.

Si entra nel mondo dei colori dell'anima, dove i sentimenti e le emozioni echeggiano ovunque. 

In questa area il tempo si ferma e l'età anagrafica si allontana dall'età dello spirito.

Guardandoci negl'occhi, solo pochissimi intuiscono dove siamo,
mentre abitiamo nella casa dei sogni.   

Post più letti nell'ultimo anno