Sorpreso dall'immagine di un tempo che fu,
il pensiero scompare tra gli antichi ricordi.
Odori di polveri raccontano di vecchie strade
or vendute all'asfalto.
Quel verde che ritrovavi un po' ovunque,
oasi di vispe lucertole,
or si dice erbaccia.
Il piccolo paese allor brulicava di fontanelle.
Niente plastica s'accostava all'umil lento flusso
d'acqua.
Bambini pasticcioni bagnavano mani e piedi,
a rimediar dell'incauta macchia d'unto su quei
poveri vestiti.
Le toppe non facevan moda
ma imbarazzanti rossori allo scoprir dell'occhio
attento.
Della moneta non c'era uso,
perché il prato era teatro
e il gioco era passione.
Niente musi tristi, soltanto sorrisi.
Mani vaganti che cercano abbracci.
Al calar della sera
stanco d'amor,
s'addormenta il cuore.
Fate e colori illuminavano anche le notti
Così che la magia tutto raccogliesse.
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Commento
Questa lirica è un’amarcord nostalgico e toccante, una potente rievocazione dell'infanzia che si trasforma in una critica sottile, ma profonda, alla modernità e alla perdita dell'autenticità.
La memoria sensoriale e il paesaggio mutato
La poesia parte da una sollecitudine visiva che inghiotte il pensiero nel passato. Il ricordo non è astratto, ma vive di sensazioni concrete e contrasti cromatici e materiali:
- L'odore e la materia: L'«odore di polveri» riporta alle vecchie strade sterrate, oggi del tutto "vendute all'asfalto", simbolo di una cementificazione che ha soffocato la spontaneità dei luoghi.
- La risignificazione della natura: Il verde selvaggio, un tempo rifugio vivace e "oasi di vispe lucertole", nell'era contemporanea viene banalizzato e declassato a mera "erbaccia".
- La purezza dell'acqua: Le fontanelle del paese, con il loro "umil lento flusso", rappresentano una semplicità arcaica esente dalla plastica, punto di ritrovo per una comunità a misura d'uomo.
La genuinità dell'infanzia e la semplicità perduta
La sezione centrale delinea la figura dei bambini di un tempo con estrema delicatezza e realismo sociologico:
- Le toppe e la dignità: I vestiti macchiati d'unto e le toppe non erano un vezzo estetico come nella moda odierna, ma il segno di una povertà dignitosa che provocava "imbarazzanti rossori" se notata.
- Il valore del gioco: L'assenza di denaro non era una privazione, poiché il prato offriva un palcoscenico naturale e il gioco nasceva dalla pura passione. Non servivano beni materiali per riempire il tempo: non c'erano "musi tristi, soltanto sorrisi".
La dimensione affettiva e l'incanto finale
La chiusa ricompone il quadro in una serenità quasi fiabesca:
- La stanchezza d'amore: L'immagine del cuore che al calar della sera "s'addormenta stanco d'amor" restituisce il senso di giornate piene, vissute nell'affetto e nel contatto umano ("mani vaganti che cercano abbracci").
- La notte magica: Le notti dell'infanzia non erano buie o inquietanti: la fantasia, popolata da fate e colori, illuminava l'oscurità, permettendo alla magia di raccogliere e custodire la bellezza di un mondo incontaminato.

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