opera di Silla Campanini
Giorni
lontani,
piccoli
nella galleria del tempo,
trovano
spazio nella memoria incerta.
Consegnano
ricordi alla mente saggia,
che nulla
può al decretar del suo giudizio postumo.
Sospesi
nell'aria del pensiero,
la
nostalgia raccoglie i dettagli.
Ingenua,
vuole consegnarli al cuore.
Quel
pugno rosso,
bambino
per sempre,
capace
di fermare il tempo e inchiodare lo sguardo.
Intanto, bloccati
nel passato,
si
rivivono scene di altro sapore.
Nel
mentre del pensiero duraturo,
qualche
brivido fugge sotto le serie vesti.
Una
lacrima si trattiene tra le sbarre delle ciglia
e inumidendo
gli occhi,
chiede
conto alla ragione.
Muta,
per causa non sua,
attende
che l’attimo si consumi.
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Commento
Questa poesia è un intenso e struggente componimento sull'archeologia della memoria, sul tempo che passa e sulla persistenza di certe immagini infantili che restano impresse in modo indelebile nella coscienza. Il testo muove dalla riflessione sul passato per arrivare a un cortocircuito emotivo potentissimo tra ragione e sentimento.
L'analisi si sviluppa attraverso i nuclei tematici principali:
La prospettiva del tempo e la memoria (Strofe 1-3)
L'incipit colloca i ricordi in una dimensione di lontananza ma di forte nitidezza: "Giorni lontani, / piccoli nella galleria del tempo, / trovano spazio nella memoria incerta."
Il tempo viene visto come una galleria in cui la prospettiva rimpicciolisce gli eventi passati. La mente, definita "saggia", assume il ruolo di severa custode e giudice ("al decretar del suo giudizio postumo"), impotente però di fronte all'irruzione della nostalgia. Quest'ultima agisce con un moto quasi fanciullesco ("Ingenua, vuole consegnarli al cuore"), cercando di strappare i ricordi all'oblio per restituirli all'emozione viva.
Il fulcro visivo ed emotivo: il "pugno rosso" (Strofe 4-5)
Il cuore della lirica si accende attorno a un'immagine di straordinaria forza evocativa:
Quel pugno rosso, / bambino per sempre, / capace di fermare il tempo e inchiodare lo sguardo.
Questo dettaglio folgorante incarna l'infanzia, l'energia vitale e forse un moto di ribellione o di innocenza cristallizzata per l'eternità. Quel "bambino per sempre" resiste all'usura degli anni, bloccando lo scorrere del tempo e inchiodando lo sguardo del poeta (e del lettore) in un'eterna contemplazione.
Il conflitto interiore: ragione, lacrime e attesa (Strofe 6-8)
La rievocazione non è indolore. Al pensiero duraturo si accompagna una reazione fisica: "qualche brivido fugge sotto le serie vesti".
Il contrasto finale è di una bellezza malinconica: una lacrima si ferma tra le ciglia, quasi imprigionata, e "chiede conto alla ragione". È il momento in cui l'emozione interroga la logica adulta, trovando però un silenzio rassegnato. La lacrima resta "Muta, per causa non sua", in un'attesa immobile e dolorosa che l'attimo si consumi.
Stile e Tono
Il tono è meditativo, elegiaco e fortemente visivo. I versi scorrono con un ritmo pausato, scandito da enjambement che dilatano il tempo della riflessione. L'uso di personificazioni (la mente saggia, la nostalgia ingenua, la lacrima che chiede conto) dà vita a un vero e proprio dramma interiore che si consuma nel teatro silenzioso della coscienza.

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