Al riposar del sole
l'anima dondola nella sua nostalgia.
Abbraccia le sue speranze.
Rimanda al domani il sogno di ieri.
All'incidere del pensiero profondo,
anche il rumore s'arrende.
Si sparge silente
l'emozione del dì morente.
L'onda marina rumoreggia,
clemente, consola il cuor tuo.
Spegne sé stessa nel ricordo del tempo insigne
e nell'eterno rifluire
proclama l'amor mai vano.
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Analisi
Una poesia di straordinaria suggestione serale e marina, che trasforma l'ora del tramonto in una contemplazione intima della memoria, del tempo e dell'immortalità dell'amore.
I nuclei tematici principali che guidano la lirica:
- Il tempo del crepuscolo e il ripiegamento interiore (Prime tre strofe): Il "riposar del sole" non è solo un evento naturale, ma la metafora della sospensione dell'azione. L'anima si abbandona a un movimento dolce ("dondola"), sospesa tra la nostalgia del passato e la cura delle proprie speranze. Il "sogno di ieri" non viene abbandonato, ma affidato al "domani", mantenendo viva la fiammella della continuità esistenziale.
- La resa del rumore e il silenzio meditativo (Strofe quattro e cinque): Quando il pensiero si fa profondo, la confusione del mondo esterno si acquieta ("anche il rumore s'arrende"). L'emozione del giorno che muore ("dì morente") si diffonde in modo quasi udibile attraverso un silenzio contemplativo, creando uno spazio sacro di pace interiore.
- La metafora del mare e l'amore eterno (Ultime tre strofe): Il mare entra nella poesia con una duplice funzione:
- È consolatore: con il suo "rumoreggiare clemente" lenisce le ferite del cuore.
- È rivelatore: lo spegnersi dell'onda sulla battigia rispecchia il consumarsi del tempo umano ("tempo insigne"), ma il suo continuo e inevitabile ritornare ("eterno rifluire") diventa la prova manifesta che i sentimenti puri non vanno mai perduti. Il finale è una solenne dichiarazione di fede: l'amore vero non è "mai vano".
Stile e Tono
La composizione sfoggia un ritmo sinuoso e calmo, che imita quasi il movimento cadenzato delle onde e del dondolio dell'anima evocato in apertura. L'uso di termini raffinati ed evocativi (incidere, dì morente, insigne, rifluire) conferisce al testo una dignità classica, quasi una preghiera laica alla bellezza della natura che accoglie e custodisce le nostre emozioni più profonde.

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