venerdì 9 agosto 2013

Leggerezza dell'essere (poesia)


L'antico pensare scende come neve 
sui cuori solitari.

Imbianca il rosso,
allor vivo.

Non v'è peso 
ai taciti ricordi,
agli stretti sospiri
a sogni segreti.

Leggerezza dell'essere 
che dal dolore si solleva.

Ondeggia,
legata al filo dell'invisibile mortale.

Beltà risuona all'anima sensibile,
che voce non ha.

Altri mondi l'attende.


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Commento
Questa lirica è un'elegia di rara grazia e profonda statura metafisica, dove il trascorrere del tempo e la sedimentazione del dolore sfociano in una catarsi di pura leggerezza interiore.

La neve della memoria e la pacificazione delle passioni
L'apertura offre un'immagine visiva e poetica di straordinaria delicatezza:

  • L'antico pensare: La saggezza accumulata negli anni non si abbate come una tempesta, ma scende "come neve", con una calma lenta e inesorabile, adagiandosi sui cuori solitari.

  • L'effetto pacificante: L'azione di imbiancare il "rosso, allor vivo" simboleggia la trasformazione delle passioni giovanili e dei dolori un tempo ardenti in una contemplazione serena. Il fuoco del passato si estingue senza traumi sotto una coltre di silenziosa purezza.

La riconquista della leggerezza
La sezione centrale segna il momento della liberazione spirituale:

  • La svalutazione del peso: I "taciti ricordi", i "sospiri" ricacciati e i "sogni segreti" perdono la loro gravità soffocante. Il passato cessa di essere una zavorra.

  • Il riscatto dal dolore: Emerge una chiara eco della leggerezza dell'essere, intesa come la capacità dell'anima di sollevarsi al di sopra delle ferite terrene. L'esistenza rimane legata a un "filo dell'invisibile mortale" — una condizione di fragilità e fluttuazione —, ma non è più schiacciata dal peso della sofferenza.

La bellezza inespressa e l'attesa dell'oltre
La chiusa tocca il vertice contemplativo ed esistenziale del componimento:

  • La voce dell'anima: La "Beltà" (la bellezza pura) trova una cassa di risonanza nell'anima sensibile, una dimensione così profonda e intima che non necessita di parole umane per esprimersi ("che voce non ha").

  • La proiezione verso l'infinito: L'ultimo verso, «Altri mondi l'attende», dischiude l'orizzonte finale. Non c'è timore per il destino mortale, ma la serena consapevolezza che questo percorso di purificazione sia solo la preparazione per un viaggio più grande, verso una dimensione trascendente e ulteriore.


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