mercoledì 3 aprile 2013

Parole, parole



 Foto: "Percorriamo soltanto una volta la strada della vita e tutto quello che possiamo fare di bello e di vero non può essere rimandato perché da queste parti non passeremo mai più."♥

Romano Battaglia

Il senso delle parole può essere ambiguo due volte. 

La prima, per via del significato formale frainteso o confuso.

La seconda, per una refrattarietà e/o per deformazioni naturali degl'organi sensoriali dovute a tantissimi fattori che impediscono di “sentire” il significato. 

Il grado di attenzione, quasi sempre, è uno zoom sull’area di interesse, cioè, una misura di ingrandimento dell’immagine "pensiero", che nulla aggiunge all’informazione originale, se non la ricchezza dei particolari riscontrati.

Per chiarire la mia idea, vi sottopongo una serie di parole che formano una frase a senso compiuto. 

Queste dovrebbero trasmettere un messaggio:

Saper riconoscere la nostra responsabilità affinché gli eventi si realizzino”.

Per qualcuno, questa frase sembra discendere dalla fantasia, per altri dalla filosofia (definita malignamente, la scienza delle cose inutili). 

Per tutti, invece, assume un significato diverso, proiettato nell’ambito contestuale dove solitamente la propria psicologia si focalizza.

Il livello di comprensione è misurabile con un numero compreso da zero a indefinito, in relazione all’età, alla cultura, allo stato psicologico del momento, allo stato di salute, alle menomazioni e a qualunque altro elemento disturbatore del profilo emotivo. 

Usiamo tantissimo le parole, ci arrivano da moltissime fonti e in forme diverse. 

Siamo bombardati da dati e istruzioni. 

Le scienze sono castelli montati con le parole. 

La tecnologia le combina e, come in un gioco di magia, crea nuove formule per produrne altre. 

Dante si è ritrovato nella selva oscura nel Medioevo, dove potremmo trovarci noi, ora? 

Saper riconoscere ciò che è meglio per noi stessi in ogni momento di vita è un’abilità da coltivare, imprescindibile in una società che si muove ed evolve con le parole. 

Essa conduce all'unica felicità consentita all'imperfetto essere umano.

martedì 2 aprile 2013

Attesa infinita


Quadro di Silla Campanini


Son qui ....
verbo non serve per udir di cuore mio.

Sfumato tra pensieri che ondeggiano nella mente,
lo sguardo mira a confessar paure.

Cerco filo per spillar certezze,
all'oscillar dell'amor tuo.

Traditor quel mezzo riso,
ingenuo ripiego a mal riposta speranza.

Sol spento, 
vorrebbe mostrar.

All'agitar del ciel scuro,
scavo nella roccia il ciglio.

Dimenticar movenze, m'accingo.

E finir d’immagine,
in quadro mi trasformo.

Soltanto allor, il dilungar del mirar 
lega il viso tuo al mio.

Anelar d'amor, cessar non posso. 

lunedì 1 aprile 2013

Primo Aprile 2013



Oggi son gaio.

L'allegro sol splende a forgiar sorrisi.

La chiassosa campana dello spirito mattiniero stribella
nella media distanza tra cuor e mente.

Se fossi bimbo correrei per prati
che più verdi non possono a sì tanta bellezza.

Son maturo e gustar della vita son ormai esperto.

Accendo amici, scintillo parole, per cenar piaceri.

Imparar d'amor, non smetto mai.

L'arcobaleno è maestro mio.

Non smette ancor di mostrar l'arco tutto.

Ricordar vorrebbe,
che la vita è giro
e non tutto conoscer è dato.


domenica 31 marzo 2013

Un cane straordinario


Hanno tentato di ucciderlo. Ma Abayed, un cane pastore di 6 anni, aveva troppa voglia di vivere e ce l'ha fatta. Tutto ebbe inizio due anni fa, quando, scambiato per un randagio, fu colpito alla schiena da un proiettile che gli paralizzò per sempre gli arti posteriori causando gravi lesioni al midollo. La sua è una storia commovente, caratterizzata, per fortuna, da un happy end.


Abayed, infatti, nonostante la paralisi, ha avuto una seconda chance: i suoi proprietari, disperati, lo portarono alla Humane Center for Animal Welfare di Amman, dove fu sottoposto a una delicata operazione. I medici erano decisi a trovare la soluzione migliore per lui, per tornare a vederlo correre e divertirsi sui prati della Giordania, dove fino a quel momento aveva condotto un gregge di oltre 200 pecore.


Allontanato fin da subito lo spettro di una probabile soppressione, soprattutto grazie alla sua grandissima vitalità, per lo straordinario cane pastore fu realizzata appositamente uno speciale deambulatore dotato di due ruote. È così che Abayed, che in giordano significa bianco, è tornato a inseguire le pecore, anche senza l'uso delle zampe. Ora, però, vive nel centro per animali che lo ha salvato, perché i suoi proprietari pastori non avevano i mezzi per prendersi cura di lui dopo l'infortunio. Ad Abayed manca la parola, ma se potesse parlare avrebbero molto da dire...

Roberta Ragni


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