martedì 18 agosto 2026

La serenità secondo i filosofi antichi: scegliere la via per vivere meglio


 

La serenità è forse uno dei desideri più antichi dell’uomo. Cambiano le epoche, le tecnologie, le abitudini e persino il modo in cui comunichiamo, ma rimane la stessa domanda: come possiamo vivere senza essere continuamente tormentati dalla paura, dall’ansia, dal desiderio e dall’insoddisfazione?

Gli antichi filosofi greci e romani non avevano smartphone, social network o notizie che arrivavano ogni secondo, ma conoscevano molto bene l’inquietudine.

 Avevano paura della morte, della malattia, della povertà, della guerra, della solitudine e del futuro. 

Per questo la filosofia, per molti di loro, non era soltanto una disciplina teorica: era soprattutto un esercizio per imparare a vivere.

Tra le diverse scuole dell’antichità possiamo immaginare una sorta di percorso. Non esiste un’unica ricetta per raggiungere la serenità. Possiamo scegliere la strada degli epicurei, quella degli stoici, quella degli scettici oppure seguire la via più radicale di Socrate, fondata sulla conoscenza di sé.

leggi:- Panezio di Rodi: il filosofo che rese lo Stoicismo più umano e perché può ancora insegnarci a vivere

Epicuro: la serenità attraverso la semplicità

Se la nostra inquietudine nasce dal desiderio di possedere sempre qualcosa in più, Epicuro ci suggerirebbe di fermarci.

La sua filosofia non invita a una vita di eccessi, come spesso si crede. Al contrario, Epicuro distingue tra desideri naturali e necessari, desideri naturali ma non necessari e desideri artificiali, prodotti dall'ambizione e dalla ricerca del prestigio.

Per essere sereni non abbiamo bisogno di possedere tutto ciò che desideriamo. Abbiamo bisogno di ridurre ciò che riteniamo indispensabile.

Un pasto semplice, un amico sincero, una conversazione, un luogo tranquillo possono essere sufficienti per una vita felice. Il problema nasce quando trasformiamo il desiderio in una necessità infinita.

Epicuro affronta anche due grandi fonti di angoscia: la paura degli dèi e la paura della morte. Secondo la sua famosa argomentazione, non dobbiamo temere la morte perché, quando noi esistiamo, essa non è presente; quando arriva la morte, noi non ci siamo più.

La lezione epicurea potrebbe essere riassunta così: la serenità cresce quando impariamo a desiderare meno e ad apprezzare di più ciò che già possediamo.

Gli stoici: distinguere ciò che dipende da noi

Se Epicuro ci insegna a ridurre i desideri, gli stoici ci insegnano a distinguere.

Epitteto, uno dei principali rappresentanti dello stoicismo, parte da una distinzione fondamentale: alcune cose dipendono da noi, altre no.

Dipendono da noi i nostri giudizi, le nostre decisioni, il modo in cui reagiamo agli avvenimenti. Non dipendono completamente da noi la salute, la ricchezza, la reputazione, il comportamento degli altri, il successo dei nostri progetti e molti eventi del mondo.

Gran parte della nostra sofferenza nasce dal tentativo di controllare ciò che non possiamo controllare.

Immaginiamo di essere preoccupati perché qualcuno ci giudica negativamente. Possiamo controllare il giudizio dell'altra persona? No. Possiamo però controllare il nostro comportamento e il valore che attribuiamo a quel giudizio.

Lo stoicismo non significa diventare insensibili. Significa non consegnare la nostra serenità a ciò che non dipende da noi.

È una filosofia particolarmente attuale. Ogni giorno siamo esposti alle opinioni degli altri, alle notizie, ai successi altrui e agli eventi che non possiamo modificare. La domanda stoica rimane sorprendentemente moderna: questa cosa dipende davvero da me?

Se la risposta è no, possiamo imparare a lasciarla andare.

leggi:Il filosofo che trovò il senso della vita in cucina

Socrate: la serenità nasce dalla conoscenza di sé

Un'altra strada è quella di Socrate.

Il filosofo ateniese non ha lasciato opere scritte, ma la sua figura è diventata uno dei simboli della filosofia occidentale. Il suo metodo consisteva nel mettere in discussione le convinzioni apparentemente più sicure.

Socrate ci ricorda che spesso siamo inquieti perché viviamo secondo idee che non abbiamo mai veramente esaminato.

Cerchiamo il successo perché tutti lo cercano. Desideriamo il riconoscimento perché pensiamo che senza di esso non valiamo nulla. Temiamo di essere diversi perché abbiamo paura del giudizio degli altri.

Ma che cosa vogliamo veramente?

La domanda socratica può diventare uno strumento di serenità. Conoscere se stessi significa comprendere i propri desideri, riconoscere le proprie contraddizioni e distinguere ciò che riteniamo importante da ciò che abbiamo semplicemente imparato a considerare importante.

La serenità, in questa prospettiva, non è assenza di problemi. È coerenza interiore.

Gli scettici: imparare a non avere sempre una risposta

C'è poi una strada ancora diversa: quella dello scetticismo.

Gli scettici mettono in discussione la possibilità di raggiungere certezze assolute su molte questioni. Di fronte a opinioni contrapposte, possiamo sospendere il giudizio.

Questa posizione può sembrare lontana dalla serenità, ma contiene una grande intuizione psicologica: non dobbiamo avere necessariamente un'opinione su tutto.

Quante discussioni ci coinvolgono senza che siano realmente importanti? Quante volte ci arrabbiamo per difendere un'idea che potrebbe essere semplicemente una delle tante interpretazioni possibili?

Sospendere il giudizio non significa rinunciare a pensare. Significa riconoscere i limiti della nostra conoscenza.

A volte la serenità comincia proprio da una frase semplice: “Non lo so.”

Scegliere il proprio filosofo

A questo punto possiamo immaginare quattro diverse strade.

Se siamo dominati dal desiderio di possedere sempre qualcosa in più, possiamo rivolgerci a Epicuro.

Se soffriamo perché vogliamo controllare persone e avvenimenti che non dipendono da noi, possiamo scegliere gli stoici.

Se ci sentiamo smarriti perché non sappiamo più che cosa desideriamo veramente, possiamo seguire Socrate e iniziare dalla conoscenza di noi stessi.

Se invece siamo tormentati dal bisogno di avere sempre ragione e di trovare risposte definitive, possiamo avvicinarci agli scettici.

Nessuna di queste filosofie deve essere necessariamente accettata nella sua totalità. Possiamo considerarle come strumenti diversi per affrontare forme diverse di inquietudine.

leggi: Pirrone spiega lo scetticismo

La serenità non è una fuga dalla vita

C'è però un equivoco da evitare. La serenità filosofica non significa vivere senza emozioni, senza ambizioni o senza problemi.

Una persona serena può soffrire, arrabbiarsi, avere paura e attraversare momenti difficili. La differenza sta nel fatto che non lascia che ogni emozione diventi il padrone della propria vita.

La serenità è piuttosto una forma di equilibrio.

Non significa eliminare il dolore, ma imparare a non aggiungere continuamente altro dolore al dolore che già esiste.

Non significa smettere di desiderare, ma comprendere quali desideri meritano davvero la nostra energia.

Non significa rinunciare al futuro, ma smettere di sacrificare completamente il presente a qualcosa che ancora non esiste.

Una piccola filosofia quotidiana

Forse non è necessario diventare stoici, epicurei o scettici. Possiamo semplicemente prendere qualcosa da ciascuno.

Da Epicuro possiamo imparare la semplicità.

Da Epitteto possiamo imparare il controllo di ciò che dipende da noi.

Da Socrate possiamo imparare a interrogarci prima di giudicare.

Dagli scettici possiamo imparare il valore del dubbio.

Alla fine, la serenità potrebbe essere proprio questo: non una condizione perfetta da raggiungere una volta per tutte, ma un modo diverso di stare nel mondo.

Ogni giorno possiamo chiederci che cosa ci serve davvero, che cosa dipende da noi, che cosa stiamo inseguendo senza sapere perché e quali delle nostre convinzioni meritano di essere ripensate.

Gli antichi non possono eliminare i nostri problemi. Possono però insegnarci a guardarli diversamente.

E forse la serenità comincia proprio quando comprendiamo che non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, ma possiamo scegliere, almeno in parte, il modo in cui stare davanti a ciò che accade.

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