lunedì 10 agosto 2026

Vivere per apparire: la lezione di Bione di Boristene

 


Quando Bione di Boristene arrivò a Rodi, era già conosciuto per una ragione che non aveva molto a che fare con i libri.

La gente diceva che parlasse in modo strano.

Non perché usasse parole difficili. Al contrario. Bione aveva il vizio di parlare come se la filosofia dovesse essere comprensibile anche a chi non aveva mai messo piede in una scuola. Parlava nelle piazze, nei portici, nelle strade affollate. Discuteva con i mercanti, con i marinai, con gli artigiani, con i giovani che si fermavano ad ascoltarlo per curiosità e con i ricchi che si fermavano per capire se stesse parlando proprio di loro.

Una mattina, mentre attraversava il mercato, Bione vide un uomo che attirava l’attenzione di tutti.

Era vestito magnificamente.

Indossava una tunica di tessuto pregiato, stretta alla vita da una cintura decorata d’argento. Ai piedi portava sandali che sembravano fatti più per essere guardati che per camminare. Al dito aveva un anello con una pietra verde grande come un piccolo acino d’uva.

Due servi lo seguivano.

Uno portava una cassetta di legno intarsiato.

L’altro teneva tra le mani un mantello che evidentemente sarebbe stato indossato più tardi, quando l’uomo avesse raggiunto il luogo dove desiderava essere visto.

Bione lo osservò per qualche istante.

Poi sorrise.

L’uomo si chiamava Demetrio.

Era figlio di un ricco commerciante e aveva ereditato una parte consistente del patrimonio paterno. Possedeva una casa grande vicino al porto, alcuni terreni nell’interno dell’isola e una piccola flotta commerciale.

Era rispettato.

O, almeno, era quello che pensava.

Demetrio si fermò davanti a una bottega.

«Avete ricevuto i nuovi tessuti di Mileto?»

Il mercante uscì immediatamente.

«Certamente, Demetrio. Ho messo da parte i migliori proprio per voi.»

Demetrio fece un gesto distratto.

«Fateli vedere.»

Il mercante mostrò alcuni tessuti.

Demetrio ne toccò uno.

«Questo è troppo comune.»

«È uno dei più costosi.»

«Non ho chiesto quale fosse il più costoso.»

Il mercante abbassò gli occhi.

«Naturalmente.»

Bione, che era rimasto poco distante, si avvicinò.

«Posso farti una domanda?»

Demetrio si voltò.

«Conosci la mia persona?»

«No.»

«Allora perché dovresti farmi una domanda?»

«Perché non conosco te, ma conosco abbastanza bene gli uomini.»

Demetrio sorrise.

«E cosa avresti capito degli uomini?»

«Che spesso comprano cose di cui non hanno bisogno per impressionare persone che non amano.»

Il mercante abbassò la testa per nascondere un sorriso.

Demetrio invece si irrigidì.

«Non sai nulla di me.»

«È vero.»

«Allora non giudicarmi.»

«Non ti sto giudicando.»

«E cosa stai facendo?»

«Sto osservando.»

Demetrio indicò i suoi vestiti.

«E cosa avresti osservato?»

Bione lo guardò.

«Che oggi hai scelto con molta attenzione quello che vuoi che gli altri vedano di te.»

Demetrio rimase in silenzio.

Poi rise.

«E cosa ci sarebbe di male?»

«Nulla.»

«Allora perché ne parli?»

«Perché vorrei sapere una cosa.»

«Quale?»

Bione indicò l’anello.

«Se domani nessuno lo vedesse, lo indosseresti lo stesso?»

Demetrio guardò l’anello.

«Naturalmente.»

«E se nessuno vedesse il tuo mantello?»

«Anche quello.»

«E se nessuno sapesse quanto è grande la tua casa?»

Demetrio esitò.

«Che domanda è?»

«Una domanda semplice.»

Bione si avvicinò.

«Immagina che domani tu possa conservare tutta la tua ricchezza, ma che nessuno venga mai a sapere quanto possiedi. Nessuno saprebbe che sei ricco. Nessuno potrebbe invidiarti. Nessuno potrebbe ammirarti. Nessuno potrebbe considerarti importante per ciò che possiedi.»


leggi: La storia commovente di Carlo e del quaderno ritrovato


Demetrio sorrise.

«Continuerei a essere ricco.»

«Esatto.»

«Quindi non cambierebbe nulla.»

«Sei sicuro?»

Demetrio non rispose.

Bione indicò il mercato.

«Guarda quell’uomo.»

Poco distante, un vecchio stava scegliendo delle olive.

«Lo conosci?»

«No.»

«È felice?»

Demetrio lo guardò.

«Come posso saperlo?»

«E allora perché sei tanto sicuro di essere felice tu?»

Demetrio si voltò verso di lui.

Per la prima volta non sembrava divertito.

«Io ho tutto.»

«Questo non significa che tu abbia te stesso.»

La frase rimase sospesa nell’aria.

Demetrio fece un passo indietro.

«Sei un cinico.»

«È possibile.»

«E i cinici disprezzano la ricchezza.»

«No. I cinici disprezzano la schiavitù.»

«Quale schiavitù?»

Bione indicò l’anello.

«Quella che ti fa dipendere da ciò che gli altri pensano di te.»

Demetrio si guardò intorno.

«Io non dipendo da nessuno.»

Bione sorrise.

«Allora facciamo un esperimento.»

«Quale?»

«Domani vieni qui senza i tuoi servi, senza il mantello costoso, senza l’anello e senza dire a nessuno chi sei.»

Demetrio rise.

«Perché dovrei farlo?»

«Perché voglio vedere se riesci a stare in mezzo agli altri senza essere qualcuno.»

Demetrio accettò.

Forse per orgoglio.

Forse perché voleva dimostrare a quel filosofo di non avere paura.

Il giorno dopo tornò al mercato.

Era vestito con una tunica semplice.

Non aveva servi.

Non aveva gioielli.

Nessuno lo accompagnava.

Bione lo vide e sorrise.

«Bene.»

«E adesso?»

«Adesso cammina.»

Demetrio camminò.

Passò davanti alle botteghe.

Nessuno si voltò.

Nessuno lo salutò.

Nessuno gli fece spazio.

Nessuno gli chiese notizie dei suoi affari.

All’inizio Demetrio trovò la cosa divertente.

Poi cominciò a sentirsi a disagio.

Dopo alcuni minuti si fermò.

«Non mi riconoscono.»

«È quello che volevamo.»

«È strano.»

«Perché?»

«Perché è come se non esistessi.»

Bione lo guardò attentamente.

«Ecco il problema.»

Demetrio non capì.

«Quale problema?»

«Hai appena detto una cosa molto importante.»

«Quale?»

«Hai detto: “È come se non esistessi”.»

Demetrio rimase in silenzio.

Bione continuò:

«Tu non vuoi soltanto vivere. Vuoi essere visto mentre vivi. Non ti basta avere una casa: vuoi che gli altri sappiano che è grande. Non ti basta avere denaro: vuoi che si sappia che ne hai. Non ti basta essere rispettato: vuoi che gli altri riconoscano il tuo prestigio. E lentamente hai cominciato a confondere due cose completamente diverse: essere qualcuno ed essere considerato qualcuno.»

Demetrio abbassò gli occhi.

«Forse hai ragione.»

«Non forse.»

«Allora cosa dovrei fare? Rinunciare a tutto?»

«No.»

«Vendere la casa?»

«No.»

«Liberarmi dei miei servi?»

«Non necessariamente.»

«Allora cosa vuoi da me?»

Bione sorrise.

«Nulla.»

«Nulla?»

«Voglio che tu sappia perché possiedi ciò che possiedi.»

Demetrio rimase in silenzio.

Bione continuò:

«Se vuoi una casa grande, chiediti perché. Se vuoi un mantello costoso, chiediti perché. Se vuoi essere ammirato, chiediti perché. Non c'è niente di male nel desiderare il bello, il comfort o il successo. Il problema comincia quando non sai più distinguere ciò che desideri da ciò che ti hanno insegnato a desiderare.»

Demetrio si sedette su un muretto.

Per qualche minuto guardò la gente passare.

Poi disse:

«Quando ero ragazzo, mio padre mi diceva che dovevo diventare importante.»

«E tu ci sei riuscito.»

«Sì.»

«E sei felice?»

Demetrio esitò.

«Non lo so.»

Leggi: Ogni uomo è un'isola: un racconto filosofico ispirato al pensiero di Jean Grenier

Bione non disse nulla.

«Mio padre voleva che tutti rispettassero il nostro nome. Io ho cercato di farlo. Ho comprato terreni. Ho ampliato la casa. Ho fatto affari. Ho organizzato banchetti. Ho invitato persone importanti. Ho cercato di sposare una donna appartenente a una famiglia ancora più prestigiosa della mia.»

«E poi?»

«Poi ho continuato.»

«A fare cosa?»

Demetrio guardò Bione.

«A cercare qualcosa.»

«Che cosa?»

«Non lo so.»

Bione sorrise appena.

«Forse cercavi di diventare abbastanza importante da non dover più chiedere agli altri se eri importante.»

Demetrio rimase immobile.

Quella frase gli fece più male di qualunque insulto.

Perché improvvisamente gli tornarono in mente tutte le volte in cui aveva comprato qualcosa soltanto perché qualcun altro l'aveva comprata.

Tutti i banchetti organizzati per essere ammirato.

Tutte le persone che aveva invitato non perché gli piacessero, ma perché potevano essergli utili.

Tutte le volte in cui aveva raccontato quanto guadagnava.

Tutte le volte in cui aveva guardato negli occhi qualcuno aspettando di trovarvi approvazione.

E si accorse di una cosa terribile.

Non ricordava più quando aveva fatto qualcosa semplicemente perché gli piaceva.

«Bione.»

«Sì?»

«Come si fa a smettere?»

«A smettere di cosa?»

«Di vivere così.»

Bione si alzò.

«Comincia con una cosa semplice.»

«Quale?»

«Domani fai qualcosa che nessuno vedrà.»

Demetrio sorrise.

«Tutto qui?»

«Tutto qui.»

«E poi?»

«Poi un'altra.»

«E poi?»

«Un'altra ancora.»

Demetrio lo guardò perplesso.

«E questo mi renderà libero?»

«Non lo so.»

«Non lo sai?»

«La libertà non è una cosa che qualcuno può regalarti.»

Bione raccolse da terra una piccola pietra.

«Puoi avere mille servi e vivere da schiavo. Puoi avere poco e vivere da uomo libero. La domanda non è quanto possiedi. La domanda è quanto di ciò che possiedi possiede te.»

Demetrio guardò la pietra.

«E cosa dovrei fare con questa?»

«Tienila.»

«Perché?»

«Per ricordarti che domani potrai fare qualcosa senza che nessuno lo sappia.»

Demetrio prese la pietra.

Quella sera tornò a casa.

I servi lo accolsero.

La casa era illuminata.

Sul tavolo lo aspettava una cena preparata per lui.

Entrò nella sua stanza e si tolse l'anello.

Lo appoggiò sul tavolo.

Poi rimase a guardarlo.

Per la prima volta non pensò a quanto fosse prezioso.

Pensò a quante volte aveva avuto bisogno che qualcuno lo notasse.

Il giorno dopo fece una cosa che nessuno seppe.

Andò al porto.

Vide un vecchio marinaio che cercava di riparare una rete.

Demetrio si fermò.

«Posso aiutarti?»

Il vecchio lo guardò.

«Sai riparare una rete?»

«No.»

«Allora perché vuoi aiutarmi?»

Demetrio sorrise.

«Non lo so.»

Il vecchio rise.

«Allora siediti.»

Demetrio si sedette.

Per quasi un'ora lavorarono insieme.

Nessuno seppe chi fosse.

Nessuno gli fece complimenti.

Nessuno lo ringraziò con particolare entusiasmo.

Quando tornò a casa, però, Demetrio si accorse di sentirsi stranamente leggero.

Non aveva comprato nulla.

Non aveva ricevuto applausi.

Non aveva impressionato nessuno.

Eppure quella sera, per la prima volta dopo molti anni, ebbe la sensazione di aver fatto qualcosa che apparteneva veramente a lui.

Passarono alcune settimane.

Demetrio continuò a vestirsi bene.

Continuò a possedere la sua casa.

Continuò a fare affari.

Non diventò povero e non rinunciò alla ricchezza.

Ma qualcosa era cambiato.

Quando comprava qualcosa, si chiedeva: «Lo voglio io o voglio che gli altri sappiano che posso permettermelo?»

Quando organizzava un banchetto, si chiedeva: «Voglio davvero queste persone qui o voglio soltanto essere visto insieme a loro?»

Quando riceveva un complimento, sorrideva.

Ma quando non ne riceveva, non si sentiva più improvvisamente meno importante.

Un giorno tornò da Bione.

«Ho capito una cosa.»

«Che cosa?»

«Ho passato metà della mia vita cercando di costruire un'immagine di me che potesse piacere agli altri.»

«E l'altra metà?»

Demetrio sorrise.

«Non lo so ancora.»

Bione gli diede una pacca sulla spalla.

«Allora hai cominciato bene.»

Demetrio rise.

«Perché?»

«Perché finalmente hai smesso di fingere di avere tutte le risposte.»

I due rimasero in silenzio.

Davanti a loro passava la gente.

Alcuni correvano.

Altri vendevano.

Altri compravano.

Altri ancora cercavano di farsi vedere.

Bione osservò la folla.

Poi disse:

«Ricordati una cosa, Demetrio. L'apparenza non è pericolosa perché è falsa. È pericolosa quando diventa più importante della realtà.»

Demetrio guardò la propria mano.

L'anello non c'era.

Per la prima volta non sentì il bisogno di rimetterlo.

«E come faccio a sapere se sto vivendo davvero o se sto soltanto recitando?»

Bione sorrise.

«Prova a chiederti, ogni tanto, se continueresti a fare quella stessa cosa anche se nessuno potesse vederti.»

Demetrio rimase pensieroso.

«E se la risposta fosse no?»

Bione si alzò.

«Allora hai appena trovato una delle poche domande che vale la pena di portarsi dietro per tutta la vita.»


Tutti i racconti filosofici



*Consiglio per la lettura: "Lo sguardo nel tempo della filosofia" vol. 5 di Fabio Squeo


"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."

💭 Tu cosa ne pensi? Scrivilo nei commenti.

Nessun commento:

Posta un commento

Esprimi il tuo pensiero

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *