sabato 15 agosto 2026

Jean-Paul Sartre: la vita, il pensiero e L’essere e il nulla

 


Jean-Paul Sartre occupa un posto singolare nella filosofia del Novecento. Filosofo, scrittore, drammaturgo, intellettuale impegnato e protagonista della vita culturale francese, Sartre trasformò la filosofia dell’esistenza in uno strumento per interrogare la libertà, la responsabilità, l’angoscia, il rapporto con gli altri e il significato stesso dell’essere umano.

Tra le sue numerose opere, romanzi, drammi e saggi, L’essere e il nulla. Saggio di ontologia fenomenologica, pubblicato nel 1943, rappresenta il suo principale capolavoro filosofico e il testo nel quale il pensiero esistenzialista di Sartre raggiunge la sua formulazione più sistematica. 

La Stanford Encyclopedia of Philosophy lo definisce il trattato fondamentale dell’esistenzialismo sartriano e sottolinea come l’opera costituisca ancora oggi il punto centrale per comprendere la sua filosofia.

La formazione di un filosofo inquieto

Jean-Paul Charles Aymard Sartre nacque a Parigi il 21 giugno 1905. Rimase orfano di padre quando era ancora molto piccolo e venne cresciuto dalla madre e dai nonni. La sua formazione avvenne all'interno dell'élite culturale francese e fu caratterizzata molto presto da una straordinaria passione per la lettura e la scrittura.

Sartre studiò nelle prestigiose istituzioni scolastiche parigine e nel 1929 conseguì l'agrégation in filosofia. Durante gli anni della formazione entrò in contatto con la tradizione filosofica occidentale, da Cartesio a Kant, da Hegel a Kierkegaard, fino a Bergson. Ma l'incontro destinato a modificare profondamente il suo pensiero sarebbe arrivato qualche anno più tardi: quello con la fenomenologia di Edmund Husserl e con la filosofia dell'esistenza di Martin Heidegger.

Nel 1933-1934 Sartre soggiornò a Berlino e studiò direttamente la fenomenologia tedesca. L'idea husserliana dell'intenzionalità della coscienza ebbe un'importanza decisiva per il suo pensiero: la coscienza non è una scatola chiusa dentro la quale si trovano rappresentazioni del mondo, ma è sempre coscienza di qualcosa. È apertura, movimento, relazione con ciò che è altro da sé.

Questa intuizione diventerà uno dei punti di partenza de L'essere e il nulla.

La guerra e la nascita dell'esistenzialismo sartriano

La Seconda guerra mondiale rappresentò una frattura decisiva nella vita europea e anche nella riflessione di Sartre. Nel 1940 fu fatto prigioniero dall'esercito tedesco e trascorse quasi un anno in prigionia. L'esperienza della guerra rafforzò il suo interesse per la libertà, la responsabilità e le condizioni concrete nelle quali l'individuo deve compiere le proprie scelte.

Sartre non concepiva la filosofia come un esercizio puramente accademico. Il filosofo doveva confrontarsi con il proprio tempo. Per questo, dopo la guerra, divenne una delle figure più importanti della cultura francese e internazionale.

Nel 1943 uscì L'essere e il nulla. Nello stesso periodo Sartre partecipò alla fondazione della rivista Les Temps Modernes, insieme ad altri intellettuali, tra cui Simone de Beauvoir. La sua attività filosofica si intrecciò sempre più con quella politica e letteraria.

Nel 1945 una sua conferenza, successivamente pubblicata con il titolo L'esistenzialismo è un umanismo, contribuì enormemente alla diffusione delle sue idee. Migliaia di persone si riunirono a Parigi per ascoltarlo. La conferenza offriva una versione molto più accessibile di alcune delle questioni affrontate nel difficile trattato del 1943.

L'essere e il nulla: il libro della libertà

Per comprendere L'essere e il nulla bisogna partire dalla domanda fondamentale di Sartre: che cosa significa essere?

La domanda potrebbe sembrare astratta, ma Sartre la trasforma in una questione concreta. Se vogliamo comprendere l'uomo, dobbiamo capire in che modo l'essere umano si differenzia dalle cose.

Sartre distingue innanzitutto tra essere-in-sé (en-soi) ed essere-per-sé (pour-soi).

L'essere-in-sé è l'essere delle cose. Una pietra è una pietra. Un tavolo è un tavolo. Una cosa semplicemente è ciò che è. Non si interroga sul proprio essere, non progetta il futuro, non può prendere le distanze da se stessa.

L'essere umano, invece, è coscienza. E la coscienza non coincide mai completamente con ciò che è.

Io posso dire: «Sono stato questo», ma posso anche decidere di non essere più quello che ero. Posso guardare il mio passato, giudicarlo, rifiutarlo, reinterpretarlo. Posso immaginare ciò che ancora non esiste.

È proprio questa apertura al possibile che rende l'uomo libero.

La coscienza, secondo Sartre, introduce nel mondo una forma di nulla. Non perché l'uomo sia letteralmente “nulla”, ma perché la coscienza è capace di prendere distanza da ciò che esiste. Posso riconoscere ciò che sono e, nello stesso momento, negare che ciò che sono costituisca definitivamente ciò che sarò.

Il nulla diventa quindi inseparabile dalla libertà.

L'esistenza precede l'essenza

Da questa impostazione deriva una delle formule più famose della filosofia sartriana: l'esistenza precede l'essenza.

Una cosa fabbricata dall'uomo viene generalmente progettata prima di essere realizzata. Se un artigiano costruisce una sedia, possiede già nella propria mente un'idea di ciò che quella sedia dovrà essere.

Se però non esiste un Dio creatore, sostiene Sartre, non possiamo pensare che l'uomo sia stato costruito secondo un progetto precedente alla sua esistenza.

L'uomo nasce, esiste e poi, attraverso le proprie scelte, costruisce se stesso.

Questo significa che non siamo semplicemente il risultato di una definizione già stabilita. Non esiste una “natura umana” intesa come destino immutabile capace di stabilire completamente ciò che dobbiamo diventare.

L'uomo è progetto.

È ciò che fa di sé attraverso le sue decisioni.

Ma questa libertà ha un prezzo.

La condanna della libertà

Sartre afferma che l'uomo è “condannato a essere libero”.

La frase è apparentemente paradossale. La libertà viene normalmente considerata una conquista, una condizione positiva. Per Sartre, invece, è anche un peso.

Se nessuno ha stabilito in anticipo chi dobbiamo essere, allora nessuno può scegliere definitivamente al nostro posto.

Possiamo essere condizionati dalla famiglia, dalla società, dalla storia, dall'educazione, dalla situazione economica e dal nostro passato. Sartre non nega l'esistenza di questi condizionamenti. Ma sostiene che l'essere umano conserva sempre una possibilità di rapporto con essi.

Non scegliamo necessariamente ciò che ci accade, ma possiamo scegliere come rapportarci a ciò che ci accade.

La libertà non significa dunque onnipotenza. Significa responsabilità.

Ed è proprio questa responsabilità a produrre l'angoscia.

L'angoscia e la malafede

Se ogni scelta dipende da noi, non possiamo più nasconderci dietro un'autorità assoluta.

Possiamo tentare di farlo. Possiamo convincerci che “siamo fatti così”, che “non possiamo cambiare”, che “gli altri ci hanno costretto”, che “era inevitabile”.

Sartre chiama questo atteggiamento malafede.

La malafede consiste nel tentativo dell'uomo di negare la propria libertà fingendo di essere una cosa determinata.

È il cameriere che interpreta il proprio ruolo come se fosse completamente definito da esso. È l'individuo che dice: “Io sono soltanto questo”, trasformando una parte della propria identità in una definizione assoluta.

Ma l'uomo non coincide mai completamente con il ruolo che occupa.

Un professore non è soltanto un professore. Un padre non è soltanto un padre. Un lavoratore non è soltanto il proprio lavoro. Anche quando siamo immersi in una situazione concreta, rimane una distanza tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

La malafede nasce proprio dal tentativo di cancellare questa distanza.

Lo sguardo degli altri

Uno dei capitoli più celebri de L'essere e il nulla riguarda il rapporto con gli altri.

L'altro non è semplicemente una persona che incontriamo. La presenza dell'altro modifica il modo in cui facciamo esperienza di noi stessi.

Quando qualcuno ci guarda, improvvisamente possiamo sentirci trasformati in un oggetto dello sguardo altrui.

Un esempio semplice è quello della vergogna. Posso essere solo in una stanza e sentirmi perfettamente libero. Ma se improvvisamente mi accorgo che qualcuno mi sta osservando, cambia il modo in cui percepisco me stesso.

Non sono più soltanto “io per me”. Divento anche “io come sono visto dall'altro”.

Da qui nasce una delle tensioni fondamentali della filosofia sartriana: desideriamo essere liberi, ma nello stesso tempo siamo continuamente coinvolti nello sguardo e nel giudizio degli altri.

Il rapporto umano può quindi diventare conflittuale. Ciascuno cerca di preservare la propria libertà, mentre rischia di trasformare l'altro in un oggetto.

Dio e il desiderio dell'assoluto

Questa riflessione conduce direttamente al tema che abbiamo affrontato nel precedente saggio: Dio come “passione inutile”.

Sartre interpreta il desiderio umano di assoluto come il tentativo di superare una contraddizione fondamentale.

L'uomo vuole essere libero, ma vorrebbe anche possedere la stabilità di una cosa. Vorrebbe essere coscienza e contemporaneamente essere pienamente compiuto.

In altre parole, vorrebbe diventare qualcosa di assoluto: una sorta di “in-sé-per-sé”, una condizione che Sartre considera irrealizzabile.

L'uomo aspira quindi a Dio, ma non può diventare Dio.

La “passione” consiste precisamente in questo desiderio di superamento; è “inutile” perché il compimento assoluto cui tende non può essere raggiunto.

Questa concezione non significa che la vita sia priva di significato. Significa piuttosto che il significato non viene garantito dall'esterno.

L'uomo deve assumersi la responsabilità di costruirlo.

Dal filosofo al militante

Dopo L'essere e il nulla, Sartre sviluppò ulteriormente la propria filosofia. La sua riflessione si spostò progressivamente verso i problemi sociali, storici e politici.

Negli anni successivi si avvicinò al marxismo, pur mantenendo un rapporto critico con il comunismo sovietico e con le forme dogmatiche del marxismo. La sua opera cercò sempre più di conciliare la libertà individuale con il peso delle condizioni storiche e sociali.

Questa evoluzione è importante perché mostra come Sartre abbia progressivamente modificato una concezione iniziale della libertà molto radicale, cercando di comprendere meglio i vincoli materiali e sociali che influenzano le decisioni individuali.

Il suo impegno politico lo portò a prendere posizione contro il colonialismo, la guerra d'Algeria, le ingiustizie sociali e diverse forme di oppressione.

Nel 1964 Sartre ricevette il Premio Nobel per la letteratura, ma rifiutò il premio, coerentemente con la sua scelta di non trasformarsi in un'istituzione culturale ufficiale.

Morì a Parigi il 15 aprile 1980, lasciando un'opera sterminata che comprende filosofia, romanzi, racconti, teatro, critica letteraria, autobiografia e interventi politici.

Perché leggere oggi L'essere e il nulla?

A prima vista, L'essere e il nulla può apparire un libro lontanissimo dalla vita quotidiana. È un'opera complessa, ricca di concetti e costruita attraverso un linguaggio filosofico rigoroso.

Eppure le domande che pone sono sorprendentemente attuali.

Quanto siamo davvero liberi?

Quanto delle nostre scelte dipende da noi e quanto dalle circostanze?

Possiamo definirci una volta per tutte?

Quanto conta lo sguardo degli altri nella costruzione della nostra identità?

Perché cerchiamo continuamente qualcuno o qualcosa a cui attribuire la responsabilità delle nostre decisioni?

E soprattutto: che cosa facciamo della nostra libertà quando scopriamo che nessuno può vivere al nostro posto?

Queste domande rendono Sartre ancora contemporaneo.

In un'epoca nella quale gli individui vengono continuamente classificati attraverso professioni, profili digitali, algoritmi, dati, preferenze e identità sociali, la filosofia sartriana conserva una forza particolare. Ci ricorda che una persona non dovrebbe essere ridotta completamente alle etichette che la descrivono.

Il rischio contemporaneo potrebbe essere una nuova forma di malafede: lasciare che siano gli algoritmi, le statistiche, i social network, la società o le aspettative degli altri a dirci definitivamente chi siamo.

Sartre ci obbliga invece a guardare dentro quella distanza tra ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare.

Il significato di Sartre

Il valore di Sartre non consiste nell'aver fornito risposte definitive. Al contrario, la sua filosofia è potente proprio perché lascia aperte domande inquietanti.

L'uomo è libero, ma la libertà genera angoscia.

L'uomo desidera un significato, ma non può riceverlo già confezionato.

L'uomo ha bisogno degli altri, ma lo sguardo degli altri può minacciare la sua libertà.

L'uomo desidera essere se stesso, ma non può trasformarsi in una definizione definitiva.

E soprattutto, l'uomo desidera l'assoluto, pur essendo un essere finito.

L'essere e il nulla è quindi molto più di un trattato sull'esistenzialismo. È un'immensa interrogazione sull'uomo moderno.

Sartre ci mette davanti a una libertà senza garanzie. Una libertà difficile, talvolta dolorosa, ma anche straordinariamente creativa.

Il suo messaggio potrebbe essere sintetizzato così: non siamo proprietari di un'identità già conclusa; siamo continuamente responsabili di ciò che facciamo della nostra esistenza.

Ed è forse questa la ragione per cui, a più di ottant'anni dalla pubblicazione, L'essere e il nulla continua a rappresentare uno dei testi fondamentali per comprendere non soltanto Sartre, ma il problema stesso dell'essere umano.


Bibliografia essenziale di Jean-Paul Sartre

Opere filosofiche

Sartre, Jean-Paul, L'Imagination, Paris, Alcan, 1936.

Sartre, Jean-Paul, La Transcendance de l'Ego, Paris, Vrin, 1936.

Sartre, Jean-Paul, Esquisse d'une théorie des émotions, Paris, Hermann, 1939.

Sartre, Jean-Paul, L'Imaginaire. Psychologie phénoménologique de l'imagination, Paris, Gallimard, 1940.

Sartre, Jean-Paul, L'Être et le Néant. Essai d'ontologie phénoménologique, Paris, Gallimard, 1943.

Sartre, Jean-Paul, L'Existentialisme est un humanisme, Paris, Nagel, 1946.

Sartre, Jean-Paul, Critique de la raison dialectique, Paris, Gallimard, 1960.

Sartre, Jean-Paul, Questions de méthode, Paris, Gallimard, 1960.

La bibliografia filosofica di Sartre comprende inoltre numerosi saggi raccolti nelle diverse serie di Situations. La Stanford Encyclopedia of Philosophy ricostruisce l'evoluzione del suo pensiero dagli scritti fenomenologici iniziali fino alla Critica della ragione dialettica e alle opere più tarde.

Opere narrative

Sartre, Jean-Paul, La Nausée, Paris, Gallimard, 1938.

Sartre, Jean-Paul, Le Mur, Paris, Gallimard, 1939.

Sartre, Jean-Paul, Les Chemins de la liberté, trilogia pubblicata tra il 1945 e il 1949.

La Nausée è particolarmente importante per comprendere la traduzione letteraria delle intuizioni filosofiche sartriane. La stessa casa editrice Gallimard considera il romanzo un capolavoro del romanzo filosofico del Novecento.

Opere teatrali

Sartre, Jean-Paul, Les Mouches, 1943.

Sartre, Jean-Paul, Huis clos, 1944.

Sartre, Jean-Paul, Morts sans sépulture, 1946.

Sartre, Jean-Paul, Les Mains sales, 1948.

Sartre, Jean-Paul, Le Diable et le Bon Dieu, 1951.

Sartre, Jean-Paul, Les Séquestrés d'Altona, 1959.

Il teatro rappresenta un'altra modalità attraverso cui Sartre porta sulla scena i problemi della libertà, della responsabilità, della colpa e del rapporto con gli altri. Il catalogo Gallimard raccoglie queste opere insieme ai principali testi narrativi e alle altre produzioni dell'autore.

Studi e riferimenti critici

Per approfondire Sartre è particolarmente utile la voce “Jean-Paul Sartre” della Stanford Encyclopedia of Philosophy, che analizza la biografia intellettuale dell'autore, la fenomenologia, L'essere e il nulla, la libertà, la malafede, lo sguardo, l'intersoggettività, l'esistenzialismo marxista e la produzione politica.

Tra le biografie fondamentali si possono inoltre ricordare gli studi di Annie Cohen-Solal, Sartre: A Life, e di Ronald Aronson, We Have Only This Life to Live: Selected Essays of Jean-Paul Sartre 1939–1975, oltre agli scritti autobiografici e memorialistici di Simone de Beauvoir, figura inseparabile dalla vicenda intellettuale e personale di Sartre.

In conclusione

Se La nausea è probabilmente il libro attraverso il quale molti lettori incontrano per la prima volta il Sartre narratore e L'esistenzialismo è un umanismo costituisce la sua introduzione più accessibile, L'essere e il nulla rimane il libro più rappresentativo del Sartre filosofo.

È lì che si trovano, nella loro forma più complessa e sistematica, i concetti destinati a caratterizzare il suo pensiero: essere-in-sé, essere-per-sé, nulla, libertà, angoscia, malafede, responsabilità, sguardo e desiderio dell'assoluto.

Leggerlo significa dunque entrare nel cuore della domanda sartriana: se non esiste un'essenza prestabilita che ci dica chi siamo, che cosa siamo disposti a fare della libertà che ci è rimasta?

Ed è proprio questa domanda, più che qualsiasi risposta, a rendere Sartre ancora vivo.

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