
Il sole stava tramontando sulle colline dell'Elide.
L'aria era immobile e il canto delle cicale accompagnava il lento avanzare della sera.
Pirrone camminava lungo un sentiero sterrato seguito da alcuni giovani discepoli.
Come spesso accadeva, non stava tenendo una lezione vera e propria.
Non amava i discorsi solenni né le esposizioni sistematiche.
Preferiva conversare durante
le passeggiate, lasciando che le domande nascessero spontaneamente.
Tra i giovani che lo seguivano vi era Nicarco, uno studente particolarmente intelligente e curioso.
Da alcuni giorni sembrava tormentato da un problema.
A un certo punto si
avvicinò al maestro.
«Pirrone, posso farti
una domanda?»
«Puoi farne anche due»
rispose il filosofo sorridendo.
«Vorrei capire una
cosa. Tu ci inviti sempre a essere prudenti nei giudizi. Dici che dovremmo
evitare di proclamare verità definitive. Ma allora come possiamo vivere? Non
rischiamo di rimanere paralizzati?»
Pirrone raccolse un
piccolo sasso dal sentiero e lo osservò per qualche istante.
«Dimmi, Nicarco. Di
che colore è questo sasso?»
Il giovane sembrò
sorpreso dalla domanda.
«Grigio.»
«Ne sei sicuro?»
«Certamente.»
Pirrone alzò il sasso
verso il sole che stava tramontando.
La pietra assunse
riflessi dorati.
«E ora?»
Nicarco esitò.
«Sembra quasi giallo.»
«Dunque è grigio o
giallo?»
«Dipende dalla luce.»
«Molte cose dipendono
dalla luce» osservò Pirrone.
Continuarono a
camminare.
Dopo qualche minuto
incontrarono un contadino intento a lavorare un campo. L'uomo salutò
rispettosamente il filosofo.
«Buonasera, Pirrone.»
«Buonasera.»
Quando si furono
allontanati, il maestro domandò:
«Secondo te quell'uomo
è felice?»
«Non lo so.»
«Perché non lo sai?»
«Perché l'ho visto
soltanto per pochi istanti.»
«Eppure qualcuno
potrebbe guardarlo e dire con sicurezza che è felice.»
«Sì.»
«E qualcun altro
potrebbe sostenere che è infelice.»
«Anche questo è vero.»
«Vedi?»
Nicarco annuì prima di
domandare: «Maestro, stai dicendo che non possiamo sapere nulla?»
Pirrone scoppiò a
ridere.
«No. Sto dicendo
qualcosa di molto diverso.»
«Cosa?»
«Che spesso sappiamo
meno di quanto crediamo.»
Il gruppo raggiunse un
piccolo uliveto. L'ombra degli alberi si allungava sul terreno. Pirrone si
fermò accanto a un tronco antico.
«Quando ero giovane»
disse, «conobbi un uomo che sosteneva di possedere la verità su ogni cosa.»
«E l'aveva?»
«Naturalmente no.»
«Come lo sai?»
«Perché cambiava idea
ogni anno.»
I discepoli risero.
«Ogni volta era
assolutamente certo della nuova opinione» continuò Pirrone. «E ogni volta
dimenticava quanto fosse stato sicuro della precedente.»
«Capita spesso anche
oggi» osservò Nicarco.
«Molto più spesso di
quanto immagini.»
Ripresero il cammino. Il
sole era ormai quasi scomparso dietro l'orizzonte.
«Dimmi, Nicarco»
riprese il maestro. «Hai mai navigato?»
«Sì.»
«Allora sai che da
lontano una nave sembra piccola.»
«Certo.»
«Ma quando si avvicina
appare molto più grande.»
«Perché la vediamo
meglio.»
«Esatto. Ora immagina
un uomo che non abbia mai visto una nave avvicinarsi. Potrebbe essere convinto
che le navi siano minuscole.»
«Sì.»
«E sarebbe
sinceramente convinto.»
«Ma si sbaglierebbe.»
«Appunto.»
Pirrone si fermò e
guardò il giovane.
«Il problema non è
l'errore.»
«No?»
«No. Perché tutti
sbagliano.»
«Allora qual è il
problema?»
«La sicurezza con cui
difendiamo i nostri errori.»
Nicarco rimase pensieroso.
Il gruppo raggiunse una piccola altura dalla quale si vedeva la pianura. Le
ultime luci del giorno coloravano il cielo.
«Guarda laggiù» disse
Pirrone indicando l'orizzonte.
«Cosa dovrei vedere?»
«Che forma ha la
terra?»
«Piatta, da qui.»
«Eppure alcuni
sostengono che non lo sia.»
«È vero.»
«Chi ha ragione?»
«Non lo so.»
«Ecco una risposta
eccellente.»
Nicarco sorrise: «Non
sembra una risposta molto brillante.»
«Lo è più di quanto
credi.»
«Perché?»
«Perché riconosce i
limiti della tua conoscenza.»
Il giovane rifletté
qualche istante: «Maestro, ho l'impressione che tu voglia sostituire la
certezza con il dubbio.»
Pirrone scosse il capo:
«No. Sarebbe lo stesso errore con un nome diverso.»
«Spiegati meglio.»
«Se dicessi che
bisogna dubitare sempre e di tutto, starei proclamando una nuova verità
assoluta.»
«Capisco.»
«Io non insegno il
culto del dubbio. Insegno la prudenza del giudizio.»
Il vento della sera
iniziò a soffiare tra gli ulivi. Per qualche istante nessuno parlò, poi Nicarco
pose un'altra domanda.
«Perché gli uomini
amano tanto le certezze?»
Pirrone sorrise: «Per
la stessa ragione per cui i bambini amano le storie con un finale semplice.»
«Perché?»
«Perché l'incertezza è
faticosa.»
«E la certezza è
rassicurante.»
«Esattamente.»
Ormai era quasi buio e le
prime stelle apparivano nel cielo.
Nicarco guardò il
firmamento e disse: «Pirrone, credi che arriveremo mai a conoscere la verità?»
Il filosofo rimase in
silenzio per qualche istante.
«Non lo so.»
«Davvero non lo sai?»
«Davvero.»
«E questo non ti
inquieta?»
Pirrone osservò una
stella che brillava sopra le colline.
«No.»
«Perché?»
«Perché ho smesso da
tempo di pretendere dall'universo risposte che forse non è disposto a
concedere.»
Il giovane rifletté a
lungo.
«Allora la saggezza
consiste nell'accettare l'ignoranza?»
«No.»
«E allora in cosa
consiste?» domandò Nicarco.
Pirrone riprese a
camminare.
«Forse consiste nel
continuare a cercare senza trasformare ogni scoperta in un dogma.»
«Come un viaggiatore?»
«Esattamente.»
«Un viaggiatore che
non scambia una tappa per la destinazione.»
Pirrone annuì
soddisfatto.
«Hai imparato qualcosa
oggi.»
«Credo di sì.»
«Cosa?»
Nicarco osservò il
sentiero che scompariva nell'oscurità: «Che la verità non è una proprietà da
possedere.»
«E allora cos'è?»
Il giovane rispose: «Forse
è qualcosa che merita rispetto proprio perché non siamo mai completamente
sicuri di averla raggiunta.»
Pirrone non rispose. Dal modo in cui sorrise, però, Nicarco comprese che quella era probabilmente la risposta migliore che avrebbe ricevuto.
*Spunto tratto dal 5^ volume "Lo sguardo nel tempo della filosofia" di Fabio Squeo
"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."
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