Lassù, tre lustri di vita
addietro,
al culmine del palazzo,
mi recavo innanzi
alla scabra,
un poco rugginosa porta della
soffitta!
Era la mia tana,
il covo segreto della memoria,
la chiesa sconsacrata delle
mie più recitate preci...
Chiedevo, al dio proletario
delle più inutili cose,
niente di più che essermi
guida in quel bric à brac eccentrico,
d'oggetti incoerenti,
che solo il mastice della mia
esistenza,
vissuta con concentrazione
fitta al particolare,
all'essenza della modellata
materia
poteva affratellare...
Ecco, la piccola bicicletta delle
prime incerte pedalate,
che mia zia paziente
guidava alla voce, io incerto,
pronto già alla caduta,
incubo greve del mio timoroso
cuore.
E accanto, come un metallico
serpente, sporgeva il capo
il trenino dei miei sognati viaggi,
completo di stazione,
atto ai miei solo pensati spostamenti,
ancora i preferiti.
Poco più in là,
carezzati da un filo di
polvere sacra,
gli album dalle mille foto,
bibbia di famiglia;
comparivano tutti, i miei
cari!
I genitori adorati, che più
non erano!
I nonni, vestiti a festa (che
strane fogge)
in abiti grigiastri che la
vecchia pellicola faceva gialli...
I cugini, quasi tutti, nell'
età più varie,
ora bimbetti, poi già studenti
e al fine
come me adulti...
In fondo, incastrata tra
indefinibili minutaglie,
la vecchia pendola,
innamorata del tempo,
dal tempo delusa, fino a
restare gomitolo di molle slabbrate, nel suo ancora grazioso corpo belle
époque.
Altro non cercavo, nel confuso
luogo.
Solo fermar le lacrime,
profano esito al sortire da
quel laico e multiforme tempio.
di Mario Cammarota
Analisi
La lirica si configura come un intenso ed evocativo viaggio della memoria, costruito sulla classica ma sempre efficace topica del "ritrovamento" e della soffitta come scrigno del tempo. Attraverso una scrittura al contempo prosastica, ritmica e figurativa, l'autore (o l'autrice) mette in scena una vera e propria liturgia del ricordo.
La soffitta come
"Laico e Multiforme Tempio"
Fin dalle prime strofe, lo
spazio fisico della soffitta viene trasfigurato attraverso un linguaggio dal
forte sapore sacro e profano:
- La porta è scabra e rugginosa, ma la stanza è definitamente una tana, un covo segreto, una chiesa sconsacrata.
- Le preghiere (preci) non sono rivolte al divino ortodosso, bensì al «dio proletario delle più inutili cose». È una definizione poetica illuminante: il dio degli oggetti dimenticati, scartati, privi di valore economico ma carichi di valore affettivo.
- Il poeta attribuisce al proprio vissuto una funzione quasi alchemica: gli oggetti accumulationati sono un bric à brac eccentrico e del tutto incoerente, ma è il «mastice» dell'esistenza del poeta a dare loro un senso e ad affratellarli.
La rassegna delle reliquie
infantili
Nelle terzine e strofe
centrali la memoria prende la forma di oggetti fisici ben precisi, disposti
come reliquie su un altare:
- La bicicletta: Rappresenta l'infanzia, l'incertezza, il timore del fallimento e della caduta, ma anche la presenza protettiva degli affetti familiari (la zia paziente che guida "alla voce").
- Il trenino: È il simbolo dell'evasione e della fantasia, ma anche dell'introversione. I viaggi del poeta non sono reali, ma "sognati" e "solo pensati", definiti significativamente come i preferiti.
- L'album fotografico: Con la sua polvere sacra, diventa la bibbia di famiglia. Qui il tempo mostra il suo volto generazionale: i genitori che non ci sono più, i nonni dalle "strane fogge" ingiallite dalla pellicola, i cugini ritratti nelle varie fasi della vita fino all'età adulta.
La pendola spezzata e
l'illusione del tempo
Il culmine simbolico della
lirica risiede nella figura della vecchia pendola, definita con una
personificazione d'alta scuola poetica:
«Innamorata del tempo, / dal tempo delusa, fino a restare gomitolo di molle slabbrate»
La pendola, uno strumento nato per misurare e scandire il tempo, ne è stata infine distrutta. L'amore per il tempo si trasforma in delusione e decadimento fisico (il corpo belle époque ridotto a un meccanismo inceppato). È la metafora perfetta della condizione umana di fronte all'inesorabile scorrere degli anni.
Chiusura e Registro Stilistico
La conclusione è sobria e
contenuta. Il poeta entra nel luogo della memoria non per nostalgia sterile, ma
per cercare una risposta emotiva, trovando infine solo il bisogno di
trattenerla: «Solo fermar le lacrime». L'uscita dalla soffitta rappresenta il
ritorno alla realtà e al presente, dopo essere stati a contatto con un laico e
multiforme tempio.
Stile e Lessico: Il tono è elegiaco, con una scelta di vocaboli colti e deliberatamente vintage (lustri, scabra, preci, affratellarli, fogge, minuterie). La sintassi alterna momenti narrativi e distesi a picchi lirici di forte impatto metaforico.
È una poesia dotata di
eccellente musicalità e grande forza visiva. Riesce a rendere universale
un'esperienza intima: chiunque legga queste terzine riconosce immediatamente il
proprio "bric à brac" di ricordi e quella struggente sensazione di camminare
tra i cocci di un tempo che non torna più.
Raccolta delle poesie del sentimento
Raccolta delle poesie dell’anima

Nessun commento:
Posta un commento
Esprimi il tuo pensiero