Una poesia che trasforma il campo di battaglia in una domanda universale sulla fragilità umana e sul prezzo della guerra.
Nella radura lata,
spazio ora funereo su pavimento di pietre e rare erbe,
giacciono figure gelide, immobili,
senza conforto di pianto o preghiera che sia viatico al Cielo, scomposte le membra.
Furono marchiati da destino crudo,
egualmente giovani,
intrisi di speranze,
inconscia la missione,
barbaro l'ordine... uccidere per differenza d'uniforme,
pur consonanti i moti del cuore...
Ora attendono sacro tumulo di terra,
che d'una scritta vergata su croce ne rammenti il
passaggio,
breve e tradito,
su queste strade anonime,
tra queste vene d'odio compatto e perduta pietà.
di Mario Cammarota
Commento
- La radura come palcoscenico di morte: Il componimento si apre con una coordinata spaziale desolata ("radura lata", "pavimento di pietre e rare erbe"). La radura, luogo tradizionalmente associato alla luce o al riparo nella natura, diventa qui uno "spazio funereo" che accoglie la freddezza dei corpi rimasti senza vita, privati persino del conforto umano del pianto o del viatico religioso.
- L'assurdo della guerra e l'uguaglianza delle vittime: Il punto centrale della lirica risiede nella contrapposizione tra la barbarie dell'ordine militare e la fratellanza sostanziale dei giovani soldati. La divisa ("differenza d'uniforme") crea una frattura artificiale tra individui che condividevano le medesime "speranze" e la stessa umanità ("consonanti i moti del cuore"). L'espressione "inconscia la missione" sottolinea la condizione di pedine inconsapevoli travolte da un "destino crudo".
- Il bisogno di memoria e la pietà perduta: L'ultima parte esprime la necessità profonda di un "sacro tumulo" e di una croce che restituiscano un nome e una traccia al passaggio terreno di queste vite. Il paesaggio umano e geografico finale, segnato da "vene d'odio compatto e perduta pietà", suggella la condanna morale dell'autore verso il conflitto, la cui unica costante è l'annientamento della compassione.

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