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Pensieri, intuizioni e riflessioni dedicate allo spirito umano, alla serenità interiore e alla ricerca di un significato più profondo del vivere.

Chi sono

Sono Luigi Squeo , un ingegnere informatico appassionato di filosofia. Attraverso articoli, racconti e riflessioni condivido idee e strumenti per comprendere meglio noi stessi, coltivare la consapevolezza e affrontare con maggiore serenità le sfide dell'esistenza.

venerdì 5 giugno 2026

«Perché mi sento vuoto?» — Il sogno con Meister Eckhart che cambiò tutto


Luca aveva ventisette anni e viveva in una città piena di schermi. 
Lavorava da remoto per una società tecnologica, passava le giornate tra notifiche, riunioni online e scadenze. 
Ogni mattina iniziava controllando il telefono e ogni sera finiva nello stesso modo. 
Apparentemente non gli mancava nulla: un buon stipendio, un appartamento moderno, amici con cui uscire nei giorni liberi. 
Eppure, da mesi, qualcosa dentro di lui si stava consumando. 
Non era triste nel senso comune del termine. 
Rideva, lavorava, viaggiava. 
Ma sentiva un vuoto sottile, come una stanza nascosta nel cuore che nessun successo riusciva a riempire.

Una sera d'autunno, dopo una giornata particolarmente pesante, si sedette sul pavimento del soggiorno. 

Aveva appena chiuso il computer. 

Lo schermo nero rifletteva il suo volto stanco.

«Che cosa sto cercando?» mormorò a sé stesso.

Era una domanda che gli era salita dal profondo.

Prese un libro comprato mesi prima e mai aperto. 

Era una raccolta di testi mistici medievali. 

Lo sfogliò distrattamente finché il suo sguardo cadde su un nome: Meister Eckhart.

Lesse poche righe.

"L'occhio con cui vedo Dio è lo stesso occhio con cui Dio vede me."

Non capì davvero quelle parole, ma lo colpirono.

Più tardi si addormentò sul divano e sognò.

Si trovava in una vasta pianura immersa in una luce dorata. 

Non c'erano edifici, né strade, né rumori. 

Solo un silenzio profondo e vivo.

In lontananza vide un uomo seduto accanto a una sorgente. 

Indossava una semplice tunica scura. Il volto era segnato dagli anni, ma gli occhi avevano una limpidezza sorprendente.

Luca si avvicinò e chiese: «Chi siete?»

L'uomo sorrise: «Molti mi chiamarono Eckhart.»

Luca rimase immobile: «Meister Eckhart?»

«Così dissero.»

Il giovane si sedette accanto a lui. L'acqua della sorgente scorreva lentamente, producendo un suono quasi musicale. 

Per qualche istante nessuno dei due parlò.

Poi Luca iniziò: «Se siete davvero chi penso, allora dovete spiegarmi una cosa.»

«A cosa ti riferisci?» domandò l’uomo.

«Perché mi sento vuoto?»

Eckhart raccolse un piccolo sasso e lo lasciò cadere nell'acqua e poi disse: «Tu credi di essere vuoto.»

«Non è la stessa cosa?» Ribadì Luca.

«No.»

Luca lo guardò confuso mentre Eckhart continuò: «Dentro di te c'è troppo rumore perché tu possa sentire ciò che già possiedi.»

«Possiedo ben poco.» Insistette Luca.

«Possiedi l'essenziale.»

«Non lo vedo.» aggiunse Luca con una specie di rassegnazione.

«Perché continui a cercarlo fuori.»

Quelle parole irritarono Luca che cercò di giustificarsi: «È facile parlare così. Voi eravate un mistico. Io vivo nel ventunesimo secolo. Ho bollette, problemi, ansia. Non posso semplicemente sedermi a contemplare il cielo.»

Eckhart rise prima di rispondere: «Credi che gli uomini del mio tempo fossero privi di preoccupazioni? Guerre, malattie, fame. Il cuore umano è sempre lo stesso.»

«Allora perché oggi tutto sembra così difficile?» Domandò Luca.

«Perché hai imparato a misurare il tuo valore con ciò che produci.»

Luca abbassò lo sguardo e si rese conto che era vero.

Ogni giornata sembrava un esame. O

gni risultato durava pochi minuti prima di lasciare spazio a una nuova richiesta.

«E come si esce da questo?» domandò.

Eckhart indicò la sorgente: «Guarda l'acqua. Che cosa vedi?»

Luca osservò il flusso e poi rispose: «Acqua.»

«Eppure non cerca di essere altro. Non desidera diventare un albero. Non vuole essere una montagna. Scorre secondo la sua natura.»

«Io non sono acqua.» Aggiunse con tono polemico Luca.

«È vero, ma hai dimenticato la tua sorgente.»

Il giovane rimase perplesso: «Quale sorgente?»

Il vecchio lo fissò con dolcezza: «Quella parte di te che esiste prima delle paure, prima delle aspettative, prima delle immagini che mostri agli altri.»

Luca, un po’ confuso, aggiunse: «Non so nemmeno se esista.»

«Esiste. E ti sta aspettando.» Disse Eckhart con tono solenne.

Un vento leggero attraversò la pianura. 

Luca sentì improvvisamente una tristezza affiorare dal petto e confessò: «Ho paura.»

«Di cosa?»

«Di sprecare la mia vita.»

Eckhart annuì: «Questa è una paura antica.»

«E se avessi sbagliato strada?» Fu una domanda un po’ rivolta anche a sé stesso.

«Nessuna strada è completamente sbagliata se ti conduce alla verità.»

«E se non trovassi mai la verità?»

Il maestro sorrise: «La verità non è nascosta come un tesoro sepolto. È nascosta come una sorgente sotto il rumore.»

Luca sentì gli occhi riempirsi di lacrime: «Sono stanco. Cerco continuamente qualcosa che mi faccia sentire completo.»

«E più cerchi, più ti allontani.» suggerì il maestro.

«Allora cosa dovrei fare? Rinunciare a tutto?»

«No.»

Eckhart scosse il capo: «Non devi abbandonare il mondo. Devi smettere di chiedergli ciò che non può dare.»

Quelle parole sembrarono aprire uno spazio nuovo dentro di lui.

«E cosa non può dare?» Luca domandò, come se dentro di sé avesse scoperto qualcosa.

«La pace che nasce dal conoscere chi sei.»

Ci fu una pausa, poi Eckhart riprese: «Ascoltami bene, Luca.»

Per la prima volta il maestro pronunciò il suo nome.

«Tu credi di dover diventare qualcuno. Ma la parte più profonda di te è già completa.»

«Anche con tutti i miei difetti?»

«Anche con essi.»

«Anche con la mia confusione?»

«Anche con quella.»

«Anche con la mia paura?»

«Persino con la tua paura.»

Il giovane sentì qualcosa sciogliersi dentro di sé. 

Non era una soluzione ai suoi problemi. 

Le bollette sarebbero rimaste. Il lavoro sarebbe stato lo stesso. 

Le incertezze non sarebbero scomparse.

Ma per la prima volta dopo molto tempo non sentiva il bisogno di fuggire da sé stesso. 

Il silenzio attorno a loro diventò profondo.

Infine Eckhart si alzò.

«Devo andare.»

«Aspettate, come faccio a ricordare tutto questo quando mi sveglierò?»

Il vecchio indicò il centro del suo petto: «Ogni giorno resta qualche minuto in silenzio. Non per ottenere qualcosa. Non per migliorarti. Soltanto per ascoltare.»

«E se non sentissi nulla?»

«Ascolta ugualmente.»

La figura del maestro iniziò lentamente a dissolversi nella luce.

«Un'ultima cosa!» gridò Luca.

«Dove posso trovare Dio?»

Eckhart sorrise ancora una volta: «Nel luogo da cui stai cercando di scappare.» Poi scomparve.

Luca si svegliò all'alba. Il soggiorno era immerso nella luce tenue del mattino. 

Per qualche secondo rimase immobile. Il sogno era ancora vivido. 

Si alzò, spense il telefono che aveva iniziato a vibrare sul tavolo e si sedette accanto alla finestra.

Fuori, la città si stava svegliando.

Dentro, per la prima volta da mesi, non c'era fretta. 

Non aveva ricevuto risposte definitive. 

Ma aveva ricevuto qualcosa di più prezioso: il sospetto che sotto il rumore della sua vita esistesse una sorgente silenziosa che non aveva mai smesso di scorrere. 

E, mentre il sole saliva lentamente nel cielo, decise finalmente di ascoltarla.


*Spunto tratto dal 5^ volume "Lo sguardo nel tempo della filosofia" di Fabio Squeo


"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."

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