sabato 14 marzo 2026

Dubitando arriviamo alla ricerca, e cercando arriviamo alla verità (Abelardo)

 

Nel silenzio della sua piccola stanza, Luca stava studiando filosofia medievale. Era tardi, quasi mezzanotte, e la luce della lampada da tavolo tremava sui libri sparsi un po’ ovunque. Davanti a lui c’era un libro consumato sulla vita di Pietro Abelardo, il filosofo del XII secolo famoso per la sua logica, le sue polemiche e la tragica storia d’amore con Héloïse d'Argenteuil.

Luca sospirò e parlando a sé stesso, mormorò: «Non capisco davvero cosa volesse dire con tutta questa storia degli universali».

All’improvviso, una folata d’aria attraversò la stanza. Le pagine del libro si mossero da sole. Quando Luca alzò gli occhi, davanti a lui c’era un uomo con una tunica scura, lo sguardo acuto e un’espressione curiosa.

«Mi hai chiamato?» disse l’uomo.

Luca sgranò gli occhi. «Chi… chi sei?»

«Sono Abelardo. O almeno, ciò che resta della mia memoria nel mondo delle idee.»

Luca rimase in silenzio qualche secondo.

«Aspetta… sei Abelardo? Il filosofo medievale?»

«Sì! Sono proprio io.» L’uomo sorrise leggermente. «E tu sembri avere qualche difficoltà con la mia filosofia.»

Luca si riprese dallo shock e si sedette meglio sulla sedia.

«Sì. Sto cercando di capire la questione degli universali. Alcuni filosofi medievali dicevano che le idee generali esistono davvero, altri che sono solo parole. Tu cosa pensavi?»

Abelardo si sedette di fronte a lui, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

«Molti prima di me litigavano su questo problema», disse. «Per esempio i realisti sostenevano che concetti come “umanità” o “bontà” esistessero davvero, quasi come entità indipendenti.»

«Tipo idee platoniche?» chiese Luca.

«Esattamente. Una posizione che risale al filosofo greco. Ma altri filosofi dicevano il contrario: che queste cose non esistono affatto, e che sono solo nomi.»

«Ti riferisci ai nominalisti?» Chiese Luca.

Abelardo annuì.

«Io cercai una via diversa. Non pensavo che gli universali fossero cose reali che fluttuano nell’universo. Ma non sono neppure semplici suoni. Sono concetti che nascono nella mente quando osserviamo le somiglianze tra gli individui.»

Luca prese una penna, come se volesse prendere appunti.

«Quindi… quando diciamo “uomo”, non esiste una “umanità” separata?»

«No», rispose Abelardo. «Esistono solo individui: tu, io, le persone che camminano per strada. Ma la nostra mente è capace di riconoscere ciò che hanno in comune.»

«Quindi l’universale è un concetto mentale?» Luca domandò.

«Precisamente.» rispose il filosofo.

Luca rimase pensieroso e poi fece una deduzione: «Quindi la filosofia non è solo speculazione… è anche analisi del linguaggio.»

Gli occhi di Abelardo brillarono.

«Finalmente qualcuno lo dice! Gran parte dei problemi filosofici nascono perché usiamo male le parole.»

Luca rise.

«Questo sembra quasi filosofia moderna.»

«Ogni epoca crede di inventare qualcosa di nuovo», rispose Abelardo con calma. «Ma spesso riscopre idee più antiche.»

Luca sfogliò il libro per cercare ciò che aveva letto: «Ma la tua filosofia morale è ancora più interessante. Ho letto che dicevi che il peccato non è nell’azione, ma nell’intenzione.»

Abelardo annuì lentamente.

«È una delle mie convinzioni più importanti. Per giudicare un’azione bisogna guardare alla coscienza della persona.»

«Puoi fare un esempio?»

«Immagina due persone», disse Abelardo. «Una compie un’azione sbagliata senza sapere che è sbagliata. L’altra fa la stessa cosa sapendo di fare il male.»

«La seconda è più colpevole.»

«Esattamente. Il peccato nasce quando la volontà sceglie ciò che crede essere male.»

Luca si fermò a pensare.

«Quindi la moralità è dentro la mente.»

«Dentro la coscienza», disse Abelardo. «Per questo la riflessione e il dubbio sono fondamentali.»

Luca lo guardò con curiosità.

«Ma nel Medioevo non era pericoloso dire cose del genere?»

Abelardo sorrise amaramente.

«Molto pericoloso. Alcuni dei miei insegnamenti furono condannati. E molti dei miei contemporanei preferivano obbedire piuttosto che pensare.»

«Un problema che esiste ancora oggi», disse Luca.

Per qualche istante rimasero in silenzio.

Poi Luca chiese: «Se potessi dare un consiglio agli studenti di oggi, quale sarebbe?»

Abelardo si alzò e guardò i tanti libri presenti sullo scaffale.

«Non accettate mai un’idea solo perché è antica. Ma neppure rifiutatela solo perché è antica.»

Fece una pausa.

«La verità nasce dal dialogo, dal dubbio e dal confronto. Io stesso insegnavo attraverso domande e contraddizioni.»

Luca chiuse lentamente il quaderno.

«Un po’ come stiamo facendo adesso.»

Abelardo sorrise.

«Esattamente.»

La lampada sul tavolo tremò di nuovo. Quando Luca abbassò lo sguardo e lo rialzò, il filosofo era scomparso.

Sul tavolo però c’era una frase scritta a matita sul suo quaderno:

“Dubitando arriviamo alla ricerca, e cercando arriviamo alla verità.”

Luca riconobbe subito la citazione.

Era di Abelardo.


*Spunto tratto dal 4^ volume "LO SGUARDO NEL TEMPO DELLA FILOSOFIA" di Fabio Squeo


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