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martedì 19 maggio 2026

“La Vita è Adesso”: Il racconto ispirato a Osho

 

Quando Luca arrivò al vecchio monastero sulle colline, il sole stava tramontando dietro una linea di cipressi. 

Aveva viaggiato per giorni, attraversando città rumorose, stazioni affollate e strade polverose. Portava con sé una valigia leggera ma un cuore pesante.

Aveva trentadue anni e si sentiva già stanco della vita.

Lavorava in un ufficio di vetro nel centro di una grande città. 

Ogni mattina indossava la stessa giacca blu, beveva lo stesso caffè amaro e sedeva davanti allo stesso schermo luminoso. 

Guadagnava bene, aveva amici, persino una casa elegante. 

Eppure, dentro di sé, sentiva un vuoto che cresceva lentamente, come una stanza abbandonata.

Un giorno, durante una pausa pranzo, un vecchio libraio gli aveva parlato di un maestro che viveva lontano dal caos.

«Non insegna religioni» gli aveva detto. «Insegna a vivere.»

Quel maestro era Osho.

Luca non sapeva bene cosa cercasse, ma sentiva che, se fosse rimasto ancora un anno nella sua vecchia vita, qualcosa dentro di lui si sarebbe spento per sempre.

Così partì.

Quando arrivò al monastero, trovò un luogo sorprendentemente semplice. 

Nessun tempio dorato, nessuna folla di fedeli in adorazione. Solo alberi, vento e silenzio.

Un uomo anziano stava annaffiando delle rose.

«Cerco Osho» disse Luca.

L’uomo sorrise.

«Anch’io.»

Luca rimase confuso.

«Ma… tu vivi qui.»

«Sì» rispose l’uomo. «E ogni giorno continuo a cercarlo.»

Poi indicò il giardino.

«Siediti. Arriverà quando sarà il momento.»

Luca attese per ore. Guardò il cielo diventare viola, ascoltò i grilli cantare e sentì il profumo dell’erba bagnata. 

Lentamente, qualcosa dentro di lui iniziò a calmarsi.

Finalmente vide un uomo vestito di bianco camminare lungo il sentiero. 

Aveva una barba argentata e occhi luminosi, come se vedessero molto più di ciò che appariva.

Osho si sedette accanto a lui senza dire nulla.

Il silenzio durò a lungo.

Luca si agitò.

Aveva preparato mille domande durante il viaggio, ma ora sembravano improvvisamente inutili.

Fu Osho a parlare per primo.

«Perché sei venuto?»

Luca abbassò lo sguardo.

«Non sono felice.»

«Chi ti ha chiesto di esserlo?»

La domanda lo colpì come una pietra.

«Pensavo fosse lo scopo della vita.»

Osho sorrise.

«La felicità non può essere uno scopo. È una conseguenza. Come il profumo di un fiore.»

Luca rimase in silenzio.

«Tu stai cercando la felicità come un uomo che corre dietro alla propria ombra. Più corri, più lei si allontana.»

«E allora cosa dovrei fare?»

Osho raccolse una foglia caduta.

«Guarda questa foglia. Non prova a essere diversa da ciò che è. Non compete con l’albero. Non ha paura dell’autunno. Vive completamente il momento che le è stato dato.»

Luca osservò la foglia tra le dita del maestro.

«Ma noi esseri umani abbiamo responsabilità, paure, problemi…»

«No» lo interruppe Osho. «Avete soprattutto pensieri. E vi identificate con essi.»

Poi chiuse gli occhi.

«Dimmi, in questo preciso istante, senza pensare a ieri o a domani… quale problema hai davvero?»

Luca cercò una risposta, ma non ne trovò.

Il vento soffiava leggero. Il cielo era pieno di stelle.

Per un istante, non c’era niente da aggiustare.

Niente da dimostrare.

Niente da inseguire.

E quella sensazione lo spaventò.

«Se smetto di preoccuparmi,» disse lentamente, «non rischio di diventare pigro? Di perdere l’ambizione?»

Osho lo guardò e poi disse: «L’ambizione nasce quasi sempre dalla paura di non essere abbastanza.»

«E se rinuncio all’ambizione cosa mi rimane?»

«Senza ambizione puoi finalmente fare qualcosa per amore.»

Quelle parole penetrarono profondamente dentro Luca.

Per tutta la vita aveva lavorato per dimostrare il proprio valore: ai genitori, agli amici, al mondo. Ogni successo durava pochi giorni, poi tornava il vuoto.

«Come si vive allora?» chiese.

Osho si alzò lentamente.

«Vieni con me.»

Camminarono fino a un piccolo lago dietro il monastero. La luna si rifletteva sull’acqua immobile.

«Guarda il lago» disse Osho. «Quando l’acqua è agitata, non riflette nulla chiaramente. Quando è calma, riflette il cielo intero.»

Poi lo fissò negli occhi.

«La tua mente è sempre agitata. Desideri, paure, confronti, rimpianti. Per questo non riesci a vedere la bellezza della vita.»

«E come si calma?»

«Non combattendola.»

Luca sembrò sorpreso.

«Se combatti la mente, le dai importanza. Osservala invece. Siediti in silenzio ogni giorno. Guarda i tuoi pensieri passare come nuvole. Senza seguirli.»

Rimasero accanto al lago per molto tempo.

Il mattino seguente, Luca decise di restare qualche settimana.

Le giornate nel monastero erano semplici. Si svegliava all’alba, lavorava nel giardino, mangiava in silenzio e meditava insieme agli altri.

All’inizio fu difficile.

La sua mente correva continuamente.

Pensava al lavoro lasciato in città, alle email senza risposta, ai soldi, alle relazioni finite male.

Ma giorno dopo giorno iniziò a notare qualcosa.

I pensieri andavano e venivano.

Eppure lui restava.

Un pomeriggio trovò Osho seduto sotto un albero.

«Credo di capire qualcosa» disse Luca.

«Cosa?»

«Che ho vissuto sempre nel futuro. Sempre aspettando il momento giusto per essere felice.»

Osho annuì.

«La mente dice sempre: “Domani”. Ma la vita dice sempre: “Adesso”.»

Luca sorrise.

Per la prima volta dopo anni, sentiva il petto leggero.

«Allora vivere significa essere presenti?»

«È l’inizio» rispose Osho. «Poi devi imparare ad amare.»

«Amare qualcuno?»

«Amare la vita. Gli alberi. Il vento. Il tuo respiro. Anche il dolore.»

Luca aggrottò la fronte.

«Anche il dolore?»

«Sì. Perché il dolore ti rende profondo. Solo chi ha sofferto può diventare compassionevole

Il sole filtrava tra le foglie creando piccoli cerchi di luce sul terreno.

«La vita non è un problema da risolvere» continuò Osho. «È un mistero da vivere.»

Quelle parole rimasero dentro Luca come un seme.

Passarono due settimane.

Quando arrivò il momento di partire, Luca si sentiva diverso. Non illuminato, non perfetto. Ma più vero.

Prima di andarsene, chiese a Osho un ultimo consiglio.

«Come faccio a non perdere questa pace quando tornerò nel mondo?»

Osho rise.

«Quale mondo? Il mondo è lo stesso. Sei tu che puoi guardarlo diversamente.»

Poi gli mise una mano sulla spalla.

«Ricorda: non cercare di diventare qualcuno. Sei già abbastanza. Vivi con consapevolezza, ama senza paura e non tradire mai la tua verità interiore.»

Luca lasciò il monastero all’alba.

Mentre percorreva il sentiero tra gli alberi, si fermò un istante.

Il vento muoveva lentamente le foglie.

Gli uccelli cantavano.

Il cielo diventava dorato.

E improvvisamente capì ciò che Osho aveva cercato di insegnargli:

la vita non era nascosta da qualche parte nel futuro.

Era sempre stata lì.

In quel respiro.

In quel silenzio.

In quell’istante perfetto e irripetibile.


*Spunto tratto dal 2^ volume "Lo sguardo nel tempo della filosofia" di Fabio Squeo
 



Leggi anche: La filosofia raccontata (di Luigi Squeo)
oppure

                     Diventa ciò che sei (di Luigi Squeo)  

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