La neve cadeva lenta sulle strade di una città silenziosa.
Le luci delle finestre tremolavano nel buio della sera, mentre Aleksandr camminava senza una meta precisa.
Aveva venticinque anni, una mente brillante e un cuore inquieto.
Da mesi una domanda lo
accompagnava come un'ombra:
«Che senso ha tutto questo?»
Osservava la gente affrettarsi verso casa, stringere pacchi sotto il braccio, salutare amici e familiari.
Eppure, ai suoi occhi, ogni gesto sembrava vuoto, quasi una rappresentazione
destinata a finire nel nulla.
Aleksandr aveva letto molti libri. Filosofia, scienza, politica.
Ogni autore prometteva una risposta
diversa, ma nessuno riusciva a placare quel silenzio che sentiva crescere
dentro di sé.
Una sera, seduto in una
piccola taverna vicino al fiume, confidò i suoi pensieri a un vecchio
insegnante che conosceva da anni.
«Professore, credo che nulla
abbia davvero significato. Nasciamo, viviamo qualche decennio e poi scompariamo.
Tutto ciò che costruiamo finirà per dissolversi. Perché dovremmo attribuire
valore a qualcosa?»
L'anziano lo osservò per
qualche istante senza parlare.
«Sai, Aleksandr, questa
domanda non è nuova. Molti uomini l'hanno affrontata prima di te. Alcuni sono
diventati più saggi. Altri si sono persi.»
«E lei cosa ne pensa?»
Il vecchio sorrise appena: «Credo
che tu stia ascoltando l'eco del nichilismo.»
Aleksandr aggrottò la fronte.
«Nichilismo?»
«Sì. L'idea che nulla possieda
un significato autentico, che non esistano valori assoluti, che il bene e il
male siano soltanto invenzioni umane. È una voce seducente, soprattutto per chi
è intelligente.»
Quelle parole colpirono il
giovane. Era esattamente ciò che stava vivendo.
Nei giorni successivi,
Aleksandr continuò a riflettere. Più osservava il mondo, più gli sembrava che
tutto fosse costruito su convinzioni fragili.
Le persone parlavano di
giustizia, amore e dovere come se fossero realtà solide, ma lui vedeva soltanto
idee create dagli uomini.
Una notte, mentre camminava
lungo il fiume ghiacciato, pensò: Se nulla ha significato,
allora tutto è permesso.
L'idea gli apparve liberatoria.
Se non esisteva una verità superiore, nessuno poteva dirgli come vivere.
Nessuna regola era realmente obbligatoria. Nessuna scelta era migliore
di un'altra.
Per alcuni giorni provò una
strana euforia. Si sentiva libero da ogni vincolo.
Poi accadde qualcosa di inatteso.
Più si convinceva che nulla avesse valore, più ogni cosa perdeva
colore.
La musica che amava ascoltare non gli suscitava più emozioni.
I libri che un tempo lo appassionavano gli sembravano inutili.
Perfino le conversazioni con gli amici diventavano
faticose.
Una sera si fermò davanti allo
specchio della sua stanza e si rivolse una domanda che lo fece rabbrividire: «Se
davvero nulla conta, perché alzarmi dal letto domani?»
Per la prima volta comprese
che la sua nuova libertà aveva un prezzo.
Non era la gioia, era il
vuoto.
Passarono alcune settimane.
Un pomeriggio ricevette la visita inaspettata di Marija, una giovane donna che viveva nel suo quartiere.
Il fratello era gravemente malato e la famiglia aveva bisogno di aiuto.
Con voce esile, gli chiese: «Potresti
accompagnarmi dal medico?»
Aleksandr stava per rifiutare.
Dopotutto, se nulla aveva significato, perché perdere il proprio tempo?
Qualcosa lo trattenne dal
rifiutarsi e così accettò.
Quel giorno trascorse ore accanto a quella famiglia.
Vide la preoccupazione della madre, la paura negli occhi del ragazzo malato e la forza con cui Marija cercava di sostenere tutti.
Quando tornò a casa era esausto.
Eppure, per la prima volta dopo mesi, sentiva una
strana calma.
Nei giorni seguenti continuò
ad aiutarli. Portava medicine. Faceva commissioni.
Leggeva libri al ragazzo
durante le lunghe serate.
Non riceveva denaro né vantaggi personali. Eppure, qualcosa dentro di lui stava cambiando.
Ricordò le
parole del vecchio insegnante: «Alcuni uomini si perdono.
Altri diventano più saggi.»
Forse il problema non era la mancanza di significato nel mondo; forse era il modo in cui lui lo stava cercando.
Fino a quel momento aveva tentato di trovare una risposta attraverso idee astratte, teorie e ragionamenti.
Ma nessuna di quelle cose aveva riempito il vuoto.
Aiutando quella famiglia, aveva provato qualcosa di diverso: connessione,
responsabilità, una ragione per essere presente.
Qualche settimana dopo tornò a
trovare il vecchio insegnante.
«Credo di aver capito
qualcosa.»
L'uomo lo invitò a sedersi
vicino al fuoco: «Raccontami.»
Aleksandr rimase in silenzio
per alcuni secondi.
«Pensavo che la libertà consistesse
nel liberarsi da ogni valore. Ora non ne sono più sicuro.»
«E perché?»
«Perché quando ho creduto che
nulla avesse significato, tutto è diventato vuoto. Ma quando ho iniziato a
prendermi cura degli altri, ho sentito qualcosa che non riuscivo a spiegare.»
Il vecchio annuì lentamente: «È
una scoperta importante.»
«Ma questo dimostra che esiste
un significato universale?» domandò Aleksandr.
«Forse sì. Forse no. La vita è
più complessa delle formule matematiche.»
«Allora qual è la risposta?»
L'anziano sorrise prima di
rispondere: «Forse la risposta non è qualcosa che trovi una volta per tutte.
Forse è qualcosa che costruisci giorno dopo giorno.»
Aleksandr rimase a riflettere.
Fu allora che comprese il cuore della lezione che tanti personaggi di
Dostoevskij avevano vissuto prima di lui.
L'essere umano può dubitare di tutto.
Può mettere in discussione le tradizioni, le ideologie e perfino la fede.
Può attraversare il deserto del nichilismo e convincersi che nulla abbia valore.
Ma, prima o poi, si scontra con una verità difficile da ignorare: il bisogno di significato continua a vivere dentro di lui.
È una sete che non scompare.
Può essere soffocata per un
po', ma ritorna sempre.
Negli anni successivi Aleksandr non trovò tutte le risposte.
Continuò ad avere dubbi.
Continuò a interrogarsi sul bene, sul male e sul destino dell'uomo. Tuttavia non cercò più il senso della vita nel vuoto.
Lo cercò nelle persone, nella compassione, nella responsabilità, nella capacità di amare anche quando era difficile.
Comprese che forse il nichilismo non era la destinazione finale, ma soltanto una tappa del viaggio.
Un'eco lontana che costringe l'uomo a porsi le domande più profonde.
Perché proprio quando tutto sembra privo di significato, nasce la
ricerca più autentica, quella che rende la vita degna di essere vissuta.
Ed è in quella ricerca, come
suggeriva Dostoevskij, che l'uomo scopre la parte più vera di sé stesso.
*Spunto tratto dal 4^ volume "Lo sguardo nel tempo della filosofia" di Fabio Squeo
"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."

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