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venerdì 19 giugno 2026

Fil rouge (poesia di Mario Cammarota)



Fil rouge

 

Vidi tramonti del mio interiore più eclatanti.

 Vidi arrossarsi spavaldi occidenti,

rilassanti nell' accogliere l'astro maggiore.

 

Il mio interiore,

questo estremo capo sfilacciato di fil rouge,

a lungo srotolato dall'asse dei giorni,

pare assorto,

fisso sui pensieri che scorrono crepuscolari,

domati dal tempo

e dalla memoria rugginosa.

 

E mi recano,

fastidiosi,

all'eremo estremo,

ove più negro è il ragionare...


di Mario Cammarota

 

Questa poesia ha un tono fortemente introspettivo e malinconico. Il tema centrale sembra essere il confronto tra la bellezza e l'intensità del mondo interiore e il lento declino dei pensieri sotto l'azione del tempo e della memoria.

L'incipit, «Vidi tramonti del mio interiore più eclatanti», introduce subito una metafora efficace: il tramonto non è un fenomeno naturale, ma uno stato dell'anima.

Il poeta suggerisce di aver conosciuto in passato momenti interiori più intensi, più luminosi e drammatici di quelli attuali.

L'immagine degli «arrossarsi spavaldi occidenti» richiama colori vivi e una certa fierezza, quasi un'accettazione serena della fine del giorno, che diventa simbolo di una stagione della vita o di uno stato emotivo.

La seconda parte si concentra sull'«interiore», descritto come «questo estremo capo sfilacciato di fil rouge».

È probabilmente l'immagine più originale del testo: il soggetto si percepisce come l'ultimo lembo di un filo narrativo o esistenziale che il tempo («l'asse dei giorni») ha progressivamente srotolato.

Il fil rouge rappresenta la continuità dell'identità, dei ricordi, del senso della propria storia; il fatto che sia «sfilacciato» suggerisce però fragilità, logoramento, dispersione.

I pensieri vengono poi descritti come «crepuscolari», termine che richiama ancora il tramonto e crea una forte coerenza simbolica.

Essi scorrono in una luce incerta, né pienamente viva né completamente spenta.

Sono inoltre «domati dal tempo / e dalla memoria rugginosa»: il tempo attenua l'impeto delle emozioni, mentre la memoria, definita «rugginosa», non è più uno strumento limpido, ma qualcosa che corrode e altera il ricordo.

Nell'ultima strofa il tono si fa più cupo. I pensieri conducono il soggetto a un «eremo estremo», immagine di isolamento mentale e spirituale.

Qui il ragionare diventa più «negro», cioè oscuro, doloroso, forse vicino alla meditazione pessimistica o all'angoscia esistenziale. Il viaggio interiore approda dunque non a una rivelazione, ma a una zona di solitudine e inquietudine.

Dal punto di vista stilistico, il lessico è ricercato e solenne (occidenti, astro maggiore, eremo, negro), con una forte tendenza simbolista ed ermetica.

La poesia vive soprattutto di metafore e immagini concatenate attorno al campo semantico del tramonto e del crepuscolo. Questo conferisce unità al testo, anche se in alcuni punti la densità delle immagini rende il significato volutamente sfumato.

Un aspetto particolarmente riuscito è la progressione emotiva: dai tramonti luminosi e «spavaldi» del passato si passa gradualmente ai pensieri crepuscolari e infine all'oscurità dell'«eremo estremo».

È un percorso discendente, dalla luce all'ombra, che riflette il movimento della coscienza verso una riflessione sempre più inquieta e solitaria. 


"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."

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