Emergono idee che come nuvole basse rimangono ferme intorno alla testa.
Uno stato confusionale che appare inspiegabile.
La vista diventa selettiva, ricostruisce un'immagine ancor più bella di quella reale.
L'udito, geloso del mondo, chiude ogni rumore fuori.
L'odore è distinguibile tra mille affini, anzi la sua intensità guida verso la destinazione.
Il tatto è nelle mani, dove le carezze fremono per partire.
Il gusto è quello della cioccolata pura.
La magia avvolge due anime che si attraggono sul confine dell'irreale ......
l'Amore entra in scena.
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Parentesi filosofica
Se Watson e Skinner potessero leggere queste parole, probabilmente non riconoscerebbero nell'amore una misteriosa forza capace di trascendere la realtà.
Cercherebbero invece gli stimoli, i comportamenti e le conseguenze che stanno dietro quelle sensazioni.
La vista che seleziona, l'udito che isola una voce, l'olfatto che riconosce una presenza, le mani che cercano il contatto: tutto potrebbe essere ricondotto a una storia di apprendimenti e interazioni.
Ma proprio qui emerge il limite della prospettiva comportamentista.
Perché descrivere ciò che l'innamorato fa non significa ancora spiegare ciò che l'innamorato vive.
Il comportamentismo può mostrarci la struttura osservabile dell'amore; la poesia cerca invece di raccontarne l'esperienza.
Tra queste due prospettive rimane uno spazio difficile da colmare: quello del significato che ciascuno attribuisce al proprio sentire.

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