domenica 26 gennaio 2014

Guardando il cielo (poesia)


 
Il ricordo silente, avvolge il cuor tenero.
Quell’antico tormento non cessa.

Il tempo non asciuga le macchie rosse,
e il colore è ancor vivo sulla pelle dell’uomo.

Volar vorrei per le alte sfere,
 a cercar il Dio, allor, assente.
 
Gemesti a cotal ribrezzo.

Una brutale immagine imbruniva l’orizzonte.

Or che il  sole è alto, a te volge il desio.
Sollevar lassù i visi innocenti, vorrei.
Che la gloria li abbracci nell'arcobaleno infinito.

A capo chino,
 una lacrima mortale scorre,
 in preghiera ad un perdono tardivo,
e in promessa ad un mondo d’amore.



Analisi
Questa lirica si presenta come un intenso e doloroso canto di memoria, colpa e speranza di redenzione. Attraverso un linguaggio classico, solenne e misurato, il testo affronta il peso irrisolto di un trauma o di un'ingiustizia passata, cercando di volgere lo sguardo verso una luce di riconciliazione.

1. La cicatrice del passato (Strofe 1-2)
L'incipit stabilisce immediatamente una tensione psicologica ed emotiva: il ricordo non è un semplice pensiero, ma una presenza "silente" che stringe il cuore. L'immagine delle "macchie rosse" vive sulla pelle evoca un senso indelebile di colpa, di violenza o di sofferenza condivisa che il tempo non è riuscito a cancellare. Il sangue/colore ancora vivo simboleggia un trauma che rifiuta di diventare semplice storia, rimanendo ferita aperta.

2. Il vuoto spirituale e la visione dell'orrore (Strofe 3-5)
La terza e la quarta strofa introducono una dimensione metafisica e di sgomento. Il desiderio di "volar per le alte sfere" nasce dalla necessità di cercare un principio divino avvertito come "assente" nel momento del dolore supremo. Il lamento ("Gemesti a cotal ribrezzo") e l'immagine della "brutale immagine" che oscura l'orizzonte descrivono il momento in cui l'orrore ha spezzato l'armonia del mondo, lasciando un'impronta di smarrimento.

3. Il desiderio di elevazione e la promessa (Strofe 6-7)
Con il sorgere del sole si assiste a una svolta emotiva. La luce riporta il desiderio di riscatto e di protezione per i "visi innocenti", le vittime incolpevoli della vicenda. La visione dell'abbraccio nella "gloria dell'arcobaleno infinito" rappresenta la speranza di una pace ultraterrena e assoluta. La chiusa della poesia torna a una dimensione intima e umana: il "capo chino" e la "lacrima mortale" mostrano l'umiltà di chi riconosce il ritardo del perdono, ma si impegna solennemente ("in promessa") a costruire un futuro fondato sull'amore.

Note di stile:
La scelta del lessico (cuor tenero, cotal ribrezzo, volge il desio) dona alla composizione un tono elevato, quasi elegiaco, che ben si adatta alla gravità dei temi trattati. Il contrasto cromatico e simbolico tra il rosso del passato e l'arcobaleno del futuro traccia un nitido percorso di purificazione emotiva.

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