opera di Silla Campanini
Capita di rimanere sospesi,
legati a un immaginario lontano... oltre il senso umano.
Sono attimi eterni.
La ragione porta con sè grandi valigie,
forse, un lungo viaggio l'attende.
La salutano gli occhi che,
inchiodati su un'immagine senza contorni,
vedono affacciarsi l'anima,
solerte per assistere all'illusorio congedo.
Anche la bocca vuole aprirsi,
ma è povera di parole.
Il capo rinnega la gravità
e chiede al braccio il gentile sostegno
Dolce è l'incanto di quello specchio d'umanità.
Riflette il cuore nudo.
Fortunati, sono coloro che assistono al guado.
Vendono rivoli di emozioni scorrere nel grande fiume dell'amore.
Ora, il pensiero è pesante per la mente in volo.
La leggera bolla fra poco scoppierà
e nulla saprò dell'eternità.
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Analisi
Questa poesia è una raffinata descrizione dello stato di estasi contemplativa e sospensione temporale, quel momento transitorio in cui la mente abbandona la razionalità per lasciarsi travolgere dall'esperienza pura del sentire.
Il congedo della ragione e la resa del corpo
I primi versi introducono la sensazione di galleggiamento fuori dal tempo («attimi eterni»). Per permettere questa contemplazione, la ragione si prepara a partire, evocata con la poetica metafora delle «grandi valigie» per un lungo viaggio. Il corpo reagisce in modo quasi ipnotico a questa assenza di logica:
- Gli occhi: Restano fissi su un'immagine sfocata («senza contorni»), diventando la soglia da cui l'anima si affaccia per godere di questo distacco.
- La bocca e il capo: La parola viene meno («povera di parole») e la testa si fa pesante, quasi a rifiutare la gravità, cercando il conforto del braccio.
Lo specchio dell'anima e la visione del "guado"
La parte centrale eleva la contemplazione a rivelazione interiore. L'immagine osservata diventa uno «specchio d'umanità» che riflette il «cuore nudo», spogliato di ogni difesa. Il passaggio da uno stato di coscienza razionale all'abbandono emotivo è descritto come un «guado»: un attraversamento privilegiato in cui le emozioni individuali si sciolgono e confluiscono nel «grande fiume dell'amore».
La fragilità dell'incanto
Il finale segna il ritorno inevitabile alla realtà quotidiana. Il pensiero torna a farsi «pesante» per una mente che stava volando. La parentesi d'infinito è paragonata a una «leggera bolla» destinata a scoppiare a breve: un'esperienza fugace che si chiude con una venatura di nostalgica consapevolezza, lasciando l'io lirico conscio dell'impossibilità di trattenere l'eternità per sempre.

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