giovedì 20 giugno 2013

Regina di cuori (poesia)




Quel dì che nulla disse del tuo cospetto,
m'attardai a pigiar tasti.

Una chioma d'oro figurava dinnanzi al mio ardir.

Gentildonna che dell'anima tutto narrava.

Tra poemi e dolci pensieri, tenerezza e amore diffondeva.

Sollevar emozioni è ancor arte sua.

Avvezzo a visitar luoghi ameni, 
il fato volle che il natural estro legò il piacer mio all'esser suo.

Ironia fù che di Re e Regine
il mondo è fitto
e all'appellar Regina,
burlar di lor era gioco mio.
 
Son passate lune, 
or son anni,
la bionda stella brilla ancora.

Luccicar simpatia è natura sua.
   

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Commento
Questa poesia si presenta come un elegante e nostalgico amarcord in stile quasi cortese, in cui l'autore rievoca l'origine di un incontro speciale nato in ambito digitale o letterario e consolidatosi nel corso degli anni. Il testo gioca con un registro volutamente arcaico e raffinato per trasformare una memoria personale in un piccolo mito privato.

L'origine del contatto e l'incontro virtuale (I primi versi)
L'incipit descrive il momento del primo approccio: in un giorno silenzioso ("Quel dì che nulla disse"), il poeta si ritrova a battere su una tastiera ("pigiar tasti"). Dietro lo schermo prende forma l'immagine dell'amata o dell'amica: una "chioma d'oro" che appare al suo ardore. La donna viene subito tratteggiata con le caratteristiche della gentildonna dello stilnovo: un'anima trasparente che esprime sé stessa attraverso "poemi e dolci pensieri", capace di diffondere amore e tenerezza.

L'intreccio del fato e la sottile ironia (La parte centrale)
La narrazione si sposta sull'evoluzione di questo legame:

  • L'affinità elettiva: L'autore, abituato a cercare la bellezza ("luoghi ameni"), riconosce l'intervento del destino ("il fato volle") che ha unito la sua inclinazione naturale alla sensibilità di lei.

  • Il gioco regale: Emerge una vena di arguzia e complicità. Il mondo è pieno di persone che si danno arie da "Re e Regine", ma il poeta confessa che chiamarla "Regina" era anche un modo ironico e affettuoso per prendersi gioco delle convenzioni e delle finzioni altrui.

La costanza del tempo e la luce del presente (I versi finali)
La strofa conclusiva misura il passare del tempo ("Son passate lune, / or son anni") e sancisce la tenuta di questo sentimento:

  • La metafora della stella: La donna dalla "chioma d'oro" diventa una "bionda stella" che continua a brillare immutata nel tempo.

  • La simpatia come dono: L'ultimo verso racchiude l'essenza della sua natura: "Luccicar simpatia". Non si tratta solo di bellezza estetica, ma di una luminosità interiore fatta di calore umano, spontaneità e grazia che non si è mai spenta.

Un componimento affascinante che fonde stilemi classici e quotidianità moderna, celebrando un affetto autentico capace di sfidare il tempo con la stessa leggerezza e brillantezza dei primi giorni.

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