giovedì 6 giugno 2013

Sprazzi di ricordi (poesia)



Mi rifugio nel ricordo per collocare la mente.
Nella nebbia delle immagini semoventi, l'anima s'inquieta.
Riflettono certezze che ora sono sorrisi.
Fissano contorni che ora sono sfumature.

Irretito nella razionalità rassodata dal tempo,
lo spirito si abbandona all'incanto,
si muove lentamente nell'ultimo mare.

Non più venti forti, spirano.
La barca dolcemente si lascia cullare 
sugli spenti ardori.

Arcobaleni di romantica nostalgia
lasciano scorrere la serenità inseguita.

Nuove onde muovono la barra.
Colorano di emozioni quel vecchio scafo.

Porta con sè il cuore senza tempo.


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Commento
Un testo di profonda introspezione che racconta il passaggio dalla ricerca affannosa del senso a una forma di pace matura, conquistata attraverso la memoria e la resa al presente.

Verso per verso: i temi chiave

  • La memoria come rifugio e filtro (Strofa 1): Il testo si apre con una necessità quasi terapeutica («Mi rifugio nel ricordo per collocare la mente»). La memoria iniziale è instabile, una «nebbia di immagini semoventi» che crea inquietudine. Eppure, proprio in questa nebbia avviene una trasformazione suggestiva: ciò che prima era una certezza rigida diventa un semplice «sorriso», e i contorni netti del passato sfumano. C'è la consapevolezza che il tempo ammorbidisce gli spigoli delle vecchie convinzioni.

  • La resa del pensiero razionale (Strofe 2-3): Lo spirito, inizialmente frenato da una «razionalità rassodata dal tempo» (l'eccesso di logica e controllo), trova finalmente il coraggio di lasciarsi andare «all'incanto». La metafora marina che ne deriva è potentissima: l'assenza di «venti forti» indica la fine dei conflitti interiori e delle passioni tempestose («spenti ardori»). La barca non combatte più contro la corrente, ma «dolcemente si lascia cullare».

  • La catarsi e la rinascita (Strofe 4-6): La nostalgia non viene vissuta come un dolore, ma come un'esplosione di colore («Arcobaleni di romantica nostalgia») che permette alla «serenità inseguita» per tutta la vita di scorrere liberamente. Il finale ribalta la stasi: la calma non è morte o rassegnazione. Arrivano «nuove onde» che muovono il timone («la barra»). Il «vecchio scafo» — simbolo del corpo o della vita vissuta — si ricolora di nuove emozioni, portando con sé un «cuore senza tempo», ovvero l'essenza dell'anima che non invecchia mai.

Stile e Registro
La poesia utilizza un registro elevato, colto e fortemente evocativo. Il ritmo è deliberatamente lento e fluido, rispecchiando il movimento della barca e del mare su cui si posa la narrazione. Bellissimo il gioco di contrasti tra la rigidità della mente (collocare, certezze, contorni, razionalità) e la fluidità dell'anima (nebbia, sfumature, incanto, mare, onde).

Un'opera toccante che celebra la bellezza di invecchiare o di superare le tempeste della vita, trovando nella dolce nostalgia non una prigione, ma la spinta per ripartire con nuova sensibilità.

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