martedì 5 febbraio 2013

Compagni di vita (poesia)



Ti adoro per il tempo che fu,
per ameni colori,
per orizzonti  confusi,
per speranze ostinate.

Dolce immagine stagnante nel cor ancor fresco,
affretta l’ingenuo batter al bussar dei ricordi.

Traditrice quella lacrima,
che dimenticar bambino, recalcitra.

Occhi indulgenti, socchiudon palpebre malferme.

Dondola ancora sulla crespa pelle,
il vital  tremore.

Scovar verbo, vorrebbe.

Ubbidiente al Dio che amor comanda,

tacito,

sospiro.

Emozioni d'infinito m'aggrado.


******************
Analisi

Questa lirica è un viaggio intimo nella memoria e nel potere nostalgico dei ricordi, incentrata sul delicato passaggio dall'innocenza dell'infanzia alla consapevolezza adulta.

Amore per il passato e memoria ostinata La poesia si apre con una dichiarazione d'amore verso «il tempo che fu», evocato attraverso immagini sfumate e suggestive («ameni colori», «orizzonti confusi»). Il passato non è solo un contenitore di memorie, ma un luogo dell'anima sorretto da «speranze ostinate». L'immagine del ricordo è definita «stagnante», come un'acqua ferma che conserva intatta l'essenza dell'infanzia in un cuore che cerca di mantenersi «ancor fresco». Il «bussar dei ricordi» risveglia l'ingenuità di un tempo, facendo battere il cuore con un ritmo antico.

Il corpo e l'emozione somatica L'emozione si fa poi carne e reazione fisica:

  • La lacrima «traditrice»: Svela la vulnerabilità dell'adulto, ribellandosi («recalcitra») al tentativo di dimenticare il fanciullo che si era.

  • I sensi: Gli «occhi indulgenti» e le «palpebre malferme» suggeriscono un atteggiamento di perdono e resa di fronte alla nostalgia, mentre il «vital tremore» che dondola sulla pelle increspata testimonia che la capacità di sentire è ancora pienamente viva.

L'impotenza della parola e la resa all'infinito Verso la conclusione, emerge l'inadeguatezza del linguaggio: l'anima vorrebbe «scovar verbo», ovvero trovare le parole esatte per definire questa sensazione, ma non ci riesce. Subentra così una resa contemplativa. Rispondendo alla forza superiore dell'amore («Ubbidiente al Dio che amor comanda»), il poeta rinuncia alla parola e si affida a un gesto minimo e silenzioso: «tacito, sospiro».

Il verso finale chiude il componimento con una nota di appagamento interiore («Emozioni d'infinito m'aggrado»), accettando il mistero e la vastità di queste sensazioni che travalicano il tempo.

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