Or che la mia mente riposa,
m’acquatto lontano dalla
ragione.
Furtivo, m’approprio dello star
solo.
Non ho ragioni da curare.
Voglio sentir dentro.
Provar inseguo del immortal divenir.
Per le vie dei sogni,
mi ritrovo a far eco di emozioni.
Sorpreso per chiasso d’amore,
di piacer mi annego.
La mia anima è spoglia dal
consumar tempo.
D’eterno mi nutro
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Commento
Questa poesia è un’intensa e nitida lirica di ripiegamento interiore e trascendenza. Il testo traccia un percorso di liberazione razionale per approdare a una dimensione contemplativa ed eterna.
Il distacco dalla ragione
I primi versi segnano una rottura deliberata con la logica quotidiana («m’acquatto lontano dalla ragione»). La solitudine non è subita, ma conquistata in modo quasi clandestino («Furtivo, m’approprio dello star solo»). Libero dai doveri dell'intelletto («Non ho ragioni da curare»), il soggetto lirico sceglie l'ascolto puro delle proprie dinamiche interiori.
L'esperienza emotiva e onirica
Nel nucleo centrale, il sogno diventa il veicolo primario di conoscenza esperienziale («Per le vie dei sogni, mi ritrovo a far eco di emozioni»). L'abbandono alla sfera emotiva culmina nell'esperienza totalizzante dell'amore e del piacere («Sorpreso per chiasso d’amore, di piacer mi annego»), suggerendo che la sospensione del pensiero critico lasci spazio a una percezione sensoriale ed emotiva amplificata.
Il tempo e l'eterno
La chiusa offre una forte immagine di spogliazione e rigenerazione:
- Svincolo dal tempo finito: L'anima si libera dall'usura del tempo convenzionale («spoglia dal consumar tempo»).
- Dimensione dell'eterno: Il verso finale («D’eterno mi nutro») sintetizza il passaggio da una nutrizione intellettuale a una nutrizione dello spirito, agganciandosi alla tensione originaria verso l'«immortal divenir».
Il linguaggio essenziale e la brevità dei versi conferiscono al testo un ritmo meditato, in linea con lo stato di quiete e sospensione descritto.

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