Fisso l'immagine nel fumo del passato
e sollevar non posso il peso degli antichi ricordi.
Rivedo gioia in quel fresco sentore di pioggia,
che or nulla ripaga della cauta saggezza.
Scorre la scena della corsa senza fiato.
Viso al cielo,
gocce gravide di polline,
corrono tra le pieghe dei giovanili sorrisi.
Anche il respiro si fa greve alla festa dei gentili anni.
Eccomi steso sul prato,
abbraccio il sereno.
Il ruscello rumoreggia accanto,
racconta i miei ardori.
Le farfalle amano essere inseguite dai miei occhi,
vogliono che indovini il fiore su cui si poseranno.
Che dire di quelle impaurite lucertole!
Le vedo già correre tra i sassi assolati.
Al disincanto,
il profumo della primavera è ancor vivo.
Nella stretta dell'emozione
mi adagio nella parte più bella dell'anima
e addormento la ragione.
Credo che l'anima non possa morire.
Analisi
Questo componimento rappresenta una messa in scena elegiaca della memoria, dove il ricordo della giovinezza diventa rifugio e cura contro l'inaridimento del presente. Si avverte una forte continuità tematica con le liriche precedenti, in particolare per il ritorno del motivo centrale dell'addormentare la ragione per fare spazio all'eternità dell'anima.
Ecco l'analisi dei suoi snodi lirici e concettuali principali:
1. Il peso del passato e il limite della "saggezza"
L'incipit introduce subito un clima di nostalgia velata di malinconia. Il passato è evocato come "fumo", un'immagine sfuggente ma pesante, difficile da sollevare.
A questo peso si contrappone la riflessione amaramente matura sulla "cauta saggezza" dell'età adulta: la razionalità e la prudenza acquisite con gli anni si rivelano una moneta sterile, incapace di ripagare la perdita della gioia pura e dell'impulso vitale di un tempo.
2. Il risveglio sensoriale della memoria
La parte centrale è un tuffo vivido e quasi cinematografico nella giovinezza. La memoria non è una fredda rievocazione intellettuale, ma una vera ed efficace riattivazione dei sensi:
- La pioggia e la corsa: L'immagine del "fresco sentore di pioggia" e della "corsa senza fiato" restituisce l'energia di un'epoca in cui il corpo era in perfetta sintonia con la natura. Le gocce "gravide di polline" evocano fecondità, inizio e rinascita.
- La micro-natura viva: La descrizione si popola di dettagli vitali e giocosi — il ruscello che "racconta gli ardori", le farfalle che giocano a farsi inseguire dallo sguardo, le lucertole timide sui sassi caldi. La natura non fa da mero sfondo, ma partecipa attivamente allo stato d'animo del poeta.
3. La vittoria del sentimento sul disincanto
Nonostante il contrasto con l'età adulta ("Al disincanto"), il "profumo della primavera" rimane "ancor vivo". L'emozione accumulata nel ricordo ha il potere di vincere la rassegnazione del presente.
Attraverso un richiamo esplicito alla poetica dei testi precedenti, l'atto di "addormentare la ragione" diventa lo strumento chiave per accedere "alla parte più bella dell'anima". La logica, con il suo carico di delusioni e prudenza, viene di nuovo messa a tacere per permettere al cuore di riappropriarsi dell'incanto.
4. Il sigillo metafisico: l'immortalità dell'Anima
Il verso finale ("Credo che l'anima non possa morire") suggella il componimento con una dichiarazione di fede profonda. La memoria e la capacità di provare ancora la bellezza di un tempo sono la prova vivente che l'essenza dell'uomo, l'anima appunto, trascende il tempo che passa, l'invecchiamento del corpo e la rigidità del pensiero razionale.
Sintesi
Il poema si configura come un viaggio a ritroso nel tempo che guarisce il presente. Attraverso il recupero dei ricordi di giovinezza e la sospensione del giudizio razionale, l'autore scopre che la parte migliore di sé non è andata perduta con gli anni, ma vive intatta nella dimensione eterna e immortale del proprio sentire interiore.
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