mercoledì 31 luglio 2013

Esploratore d'anime (poesia)


Di narrar non indugio,
perché penna riposar non sa.

Materia morde e spirito inonda.

Correre tanto, all’io poco importa,
‘sì che al piacer non v’è limite.

Agitar ricordi frena l’anima libera,
dimenar sentimento è opera sua.

Nuovi visi sono barriere da superare,
sono montagne da scalare,
sono frontiere aperte allo straniero dal cuor fragile.

Sorrisi e abbracci sono bastoni,
per spianar alture e frenar discese.

D’esplorare anime, non sono mai pago,
poiché di questa fame nessun cibo sazia.

Alla fine del viaggio sono meno nano.

Di quell’altezza soltanto il Dio grande è misura.


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Commento
Questa lirica celebra la vocazione viscerale della scrittura, intesa non come semplice esercizio stilistico, ma come un'esplorazione filosofica dell'animo umano e una spinta continua verso l'elevazione spirituale.

L'urgenza della scrittura e il superamento del limite
L'incipit stabilisce immediatamente la natura inarrestabile dell'impulso creativo: «penna riposar non sa». La scrittura nasce da una tensione profonda tra la concretezza dell'esperienza ("materia morde") e la pienezza interiore ("spirito inonda"). Non vi è affanno nella corsa dell'ego corporeo; al contrario, il piacere di questa ricerca non conosce confini né limiti.

La dinamica dei ricordi e delle relazioni umane
Nella parte centrale, il testo analizza il rapporto con il passato e con l'altro:

  • Sentimento e memoria: Mentre il mero agitare i ricordi rischia di imbrigliare la libertà dell'anima, il movimento attivo del sentimento ne diventa la vera espressione creatrice.

  • L'incontro con il diverso: I "nuovi visi" non rappresentano ostacoli insormontabili, ma sfide ed entusiasmanti frontiere aperte per chi si accosta al mondo con la sensibilità di un "cuor fragile".

  • Il sostegno del contatto umano: Sorrisi e abbracci diventano metaphorici "bastoni" da viaggio, strumenti indispensabili per affrontare i rilievi della vita, spianare le salite più impervie e donare stabilità lungo le discese.

La fame d'anime e la statura finale
La conclusione tocca il vertice concettuale dell'intero componimento:

  • L'insaziabile curiosità: La spinta a esplorare la profondità delle altre anime è guidata da una fame metafisica che nessun cibo materiale può soddisfare.

  • La crescita interiore: L'espressione «Alla fine del viaggio sono meno nano» raccoglie il senso profondo del cammino umano ed esistenziale. L'esperienza, la scrittura e la comprensione dell'altro riducono la piccolezza originaria dell'uomo: la sola misura di questa nuova altezza riconquistata fa capo alla dimensione del divino.


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