domenica 21 luglio 2013

Accusar l'immenso (poesia)


 
Vola basso timido passero.

Sentir vorrei l'umil fruscio d'ali allegre.

Cuor mi prende 
a così dolce attimo che natura dona.

Messaggero d'amor, 
l'anima tutta incanta.

Allor, flesso nel pensar,
attendo.

Mirar perduti orizzonti,
in cerca d'arcobaleni, 
curvi dalla speranza d'accusar l'immenso.  

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Analisi
Questa poesia è una delicata lirica d'ispirazione contemplativa e romantico-esistenziale, che utilizza l'osservazione della natura come spinta per un'introspezione profonda sul tema dell'amore, dell'attesa e della speranza.

Ecco un commento e un'analisi dettagliata dei suoi punti chiave:

1. La figura del passero e la vicinanza alla natura

La poesia si apre con un colloquio diretto e confidenziale con un piccolo passero ("Vola basso timido passero"). Non si tratta di una figura maestosa o imponente, ma di un animale umile e discreto. L'autore trova la bellezza non nel grandioso, ma nel piccolo dettaglio quotidiano della natura: l'umile fruscio di ali allegre ha il potere di alleggerire l'animo e donare un momento di "dolcezza" inattesa.

2. Il passero come "Messaggero d'amore"

La vista del passero innesca una trasformazione interiore: diventa un "messaggero d'amor" capace di incantare l'anima nella sua interezza. In questa strofa si avverte la capacità della natura di farsi ponte tra il mondo esterno e il mondo interiore del poeta, portando un messaggio di armonia, affetto e quiete spirituale.

3. La pausa della riflessione: il pensiero e l'attesa

Nella parte centrale ("Allor, flesso nel pensar, / attendo"), il ritmo rallenta e la prospettiva cambia. L'apparizione del passero conduce il poeta a ripiegarsi su se stesso ("flesso nel pensar"). L'attesa diventa uno stato d'animo: una sospensione fiduciosa, una predisposizione dell'anima a ricevere ciò che di bello la vita o il destino possono offrire.

4. La spinta verso l'infinito: gli orizzonti e l'arcobaleno

La chiusa della lirica amplifica lo sguardo, muovendosi dal piccolo passero verso la vastità dell'universo:

  • "Mirar perduti orizzonti": la mente si perde nello spazio aperto, simbolo del desiderio umano di andare oltre il quotidiano.

  • "In cerca d'arcobaleni": l'arcobaleno è la metafora classica della rinascita, della pace dopo la tempesta e della speranza.

  • "Curvi dalla speranza d'accusar l'immenso": un verso finale di grande suggestione e complessità poetica. La speranza piega ("curva") quasi fisicamente l'atteggiamento dell'uomo che cerca di percepire, accogliere e sfiorare ("accusar", nel senso di avvertire, constatare o misurarsi con) la grandezza dell'infinito e del creato.

Stile e linguaggio

  • Registro classico e lirico: L'uso di termini e forme dal sapore classico e raffinato ("sentir vorrei", "cuor mi prende", "allor", "mirar") dona alla poesia un'atmosfera elegante e suspended nel tempo.

  • Tonalità ed emozioni: Il tono è pacato, intimo e sognante. La poesia riesce a far convivere la semplicità dell'incipit con la tensione filosofica e metafisica del finale.

Conclusione

È una poesia che celebra la capacità di sapersi ancora meravigliare di fronte alle piccole cose. Dimostra come un semplice incontro con la natura possa trasformarsi in un viaggio interiore, capace di riaccendere la speranza e la sete di infinito che risiedono in ciascuno di noi.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie dell’anima


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