La terza figura può essere ricondotta ad una carrozzella o un'automobilina, con grandi ruote e un piccolo abitacolo ..... a misura di bimbi.
Un bambino che disegna non sta semplicemente riempiendo un foglio di colori. Sta costruendo un ponte tra il proprio mondo interiore e la realtà che lo circonda.
Ogni tratto, ogni forma, ogni colore può essere il riflesso di un'emozione, di un'esperienza, di un desiderio o di una semplice fantasia.
Ma proprio qui nasce un equivoco molto diffuso: credere che ogni disegno nasconda un significato preciso e che basti interpretarlo per comprendere la psicologia del bambino.
La realtà è molto più complessa e, proprio per questo, più affascinante.
Il disegno come linguaggio
Prima ancora di saper scrivere, il bambino comunica attraverso il disegno. Le immagini diventano una forma di linguaggio capace di esprimere ciò che spesso le parole non riescono ancora a raccontare.
Disegnando, il bambino:
- rielabora le esperienze vissute;
- sperimenta la propria creatività;
- organizza il pensiero;
- manifesta emozioni;
- costruisce la propria identità.
Per questo motivo il disegno rappresenta uno strumento prezioso per conoscere il suo mondo interiore.
Attenzione alle interpretazioni facili
Negli ultimi anni internet ha diffuso numerose tabelle che attribuiscono significati assoluti ai particolari dei disegni.
Secondo queste interpretazioni:
- il sole rappresenterebbe il padre;
- la casa la famiglia;
- un albero senza foglie sarebbe segno di tristezza;
- il colore nero indicherebbe depressione;
- figure piccole rivelerebbero bassa autostima.
Queste affermazioni sono, nella maggior parte dei casi, semplificazioni prive di fondamento scientifico.
Gli psicologi dell'età evolutiva sottolineano che nessun singolo elemento di un disegno permette, da solo, di formulare conclusioni sulla personalità o sullo stato psicologico di un bambino.
Ogni interpretazione deve sempre tener conto del contesto, dell'età, della personalità e della storia individuale.
Che cosa osservare davvero
Più che cercare simboli nascosti, è utile osservare alcuni aspetti generali.
1. L'età del bambino
Un disegno va sempre confrontato con lo sviluppo grafico normale.
Ad esempio:
- tra i 2 e i 3 anni prevalgono gli scarabocchi;
- verso i 4 anni compaiono le prime figure umane;
- tra i 5 e i 7 anni aumentano i dettagli;
- successivamente emergono prospettiva, proporzioni e narrazione.
Confrontare il disegno di un bambino di tre anni con quello di uno di sette sarebbe un errore.
2. Il racconto che accompagna il disegno
L'elemento più importante spesso non è il disegno, ma ciò che il bambino racconta.
Una figura apparentemente spaventosa potrebbe essere un supereroe.
Una casa senza finestre potrebbe essere un castello.
Un enorme mostro potrebbe essere il migliore amico del protagonista.
Chiedere semplicemente:
"Mi racconti questo disegno?"
fornisce informazioni infinitamente più affidabili di qualsiasi interpretazione simbolica.
3. Le emozioni durante il disegno
Osservare il bambino mentre disegna è spesso più utile che osservare il foglio terminato.
Occorre chiedersi:
- disegna con entusiasmo?
- si diverte?
- cancella continuamente?
- si arrabbia facilmente?
- rinuncia subito?
Il processo creativo racconta molto del suo modo di affrontare le difficoltà.
Il significato dei colori
Molti genitori si preoccupano quando il bambino utilizza spesso il nero.
In realtà i colori dipendono da molti fattori:
- disponibilità dei pennarelli;
- preferenze personali;
- imitazione;
- moda;
- semplice curiosità.
Solo un uso persistente e associato ad altri segnali può assumere un significato clinico, e comunque mai isolatamente.
La figura umana
La figura umana rappresenta uno degli elementi più studiati.
Con la crescita il bambino aggiunge progressivamente:
- testa;
- occhi;
- bocca;
- braccia;
- mani;
- piedi;
- dettagli dell'abbigliamento.
Più che cercare significati simbolici, gli psicologi osservano il livello di sviluppo grafico, la coerenza con l'età e la spontaneità del disegno.
Quando un disegno può meritare attenzione
Esistono situazioni nelle quali è opportuno parlarne con uno psicologo dell'età evolutiva.
Ad esempio quando compaiono:
- cambiamenti improvvisi rispetto ai disegni precedenti;
- rifiuto costante di disegnare;
- immagini estremamente violente ripetute nel tempo;
- forte angoscia durante il disegno;
- regressioni importanti non spiegabili dall'età.
Anche in questi casi, però, il disegno non costituisce mai una diagnosi, ma solo uno dei tanti elementi che possono contribuire alla valutazione.
Il valore educativo del disegno
Al di là dell'interpretazione psicologica, il disegno svolge una funzione educativa straordinaria.
- Disegnando il bambino:
- sviluppa la motricità fine;
- potenzia l'attenzione;
- migliora la capacità narrativa;
- impara a rappresentare emozioni;
- rafforza l'autostima;
- esercita il pensiero creativo.
È un'attività che favorisce contemporaneamente lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale.
La lezione per gli adulti
Forse il messaggio più importante riguarda gli adulti.
Spesso osserviamo il disegno con gli occhi dell'investigatore, cercando indizi nascosti. Il bambino, invece, vorrebbe semplicemente essere ascoltato.
Più che domandare:
"Che cosa significa questo?"
dovremmo chiedere:
"Vuoi raccontarmelo?"
È una differenza enorme.
Nel primo caso interpretiamo.
Nel secondo entriamo nel suo mondo.
Conclusione
I disegni dei bambini sono finestre aperte sulla loro immaginazione, non referti psicologici. Possono offrire spunti preziosi per comprendere emozioni, interessi e vissuti, ma non devono essere letti come codici segreti o formule matematiche.
Il significato autentico di un disegno nasce dall'incontro tra ciò che il bambino rappresenta e ciò che desidera raccontare. Ascoltare le sue parole, osservare il suo modo di creare e rispettare i suoi tempi vale molto più di qualsiasi interpretazione frettolosa.
In fondo, il compito dell'adulto non è decifrare ogni tratto di matita, ma offrire uno spazio sicuro in cui il bambino possa esprimersi liberamente. Perché, prima ancora di essere un disegno, ogni foglio è un dialogo silenzioso che aspetta soltanto qualcuno disposto ad ascoltarlo.

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