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sabato 23 novembre 2013

Al confine del cuore (poesia)



Fu traccia che amor al cuor accostò.

Caso volle che delle membra piansi,
ma non per pena, che tristezza annuncia.

Rea, l’umana condizione, all'esser leggero arrise.

Anni brevi,
 che al fiorir la vita s’apprestava.

Dolce, or il ricordo annega.

 Attonito,
del pensier mi nutro.

Son pronto al vol più alto.

Il desiderio non va oltre il confine del cuore.  
 


Commento

Questa poesia è una meditazione lirica intensa, intima e profondamente malinconica, che affronta il tema del dolore trascendenza, del ricordo e dell'accettazione della finitudine umana. Il tono è nostalgico ma sereno, con un’impronta quasi elegiaca e classicheggiante.

Ecco una lettura dettagliata dei suoi punti chiave:

1. L'Amore come Risveglio e l'Accettazione del Dolore

«Fu traccia che amor al cuor accostò. / Caso volle che delle membra piansi, / ma non per pena, che tristezza annuncia.»

L'esordio stabilisce subito la matrice profonda dell'esperienza: l'Amore lascia una "traccia", un'impronta che tocca l'anima. Le lacrime versate non nascono dalla disperazione o dalla condanna ("non per pena"), ma da una commozione più intima e vitale, legata alla fragilità del corpo e dell'esistenza.

2. La Fragilità Umana e la Giovinezza Spezzata

«Rea, l’umana condizione, all'esser leggero arrise. / Anni brevi, / che al fiorir la vita s’apprestava.»

La "rea" condizione umana (la mortalità, la vulnerabilità) ha prevalso su una vita che era appena all'inizio. Traspare l'immagine di un'esistenza interrotta sul più bello — proprio mentre «al fiorir la vita s'apprestava» —, rendendo il contrasto tra la leggerezza della giovinezza e la brevità degli anni ancora più nitido e toccante.

3. La Dolcezza del Ricordo e il Cibo del Pensiero

«Dolce, or il ricordo annega. / Attonito, / del pensier mi nutro.»

Il dolore del passato sfuma in una sensazione agrodolce. Il ricordo "annega", quasi a dissolversi nel tempo o nella memoria, mentre la voce poetica si ritrova in uno stato di sospensione («Attonito»). In questo silenzio, il pensiero diventa il solo nutrimento dell'anima, l'unico ponte rimasto con ciò che è stato.

4. Il "Volo Più Alto" e la Pace Interiore

«Son pronto al vol più alto. / Il desiderio non va oltre il confine del cuore.»

I versi finali segnano il culmine spirituale della lirica:

  • Il vol più alto: Rappresenta il distacco, la catarsi, la resa serena alla finitudine o il passaggio verso un piano superiore (metafisico o emotivo).

  • Il confine del cuore: Indica un desiderio che ha smesso di pretendere risposte dall'esterno o dal futuro. È diventato interamente interiore, compiuto e pacificato dentro se stesso.

In sintesi

È un testo di rara eleganza formale, dove il contrasto tra la brevità della vita e la profondità del sentimento trova riscatto nella consapevolezza. Non c'è rabbia verso il destino, ma un dignitoso e dolcissimo commiato.

Leggi ancora sulla pagina delle poesie del sentimento

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