Quando Marta arrivò al villaggio sulla collina, il sole stava già scomparendo dietro le montagne.
Le case di pietra, illuminate da una luce dorata, sembravano custodire segreti antichi, come se ogni muro avesse ascoltato per secoli le domande degli uomini senza mai rivelarne le risposte.
Marta non era giunta fin lassù per cercare un paesaggio o una vacanza.
Da anni portava dentro di sé un’inquietudine che nessun successo, nessuna amicizia e nessuna lettura erano riusciti a placare.
Aveva studiato filosofia all’università e conosceva bene le grandi domande: chi siamo, perché esistiamo, quale sia il senso della coscienza.
Tuttavia, più leggeva, più le sembrava che la verità si allontanasse.
Un vecchio professore, prima di morire, le aveva parlato di una donna che viveva sulla collina e che molti consideravano una semplice anziana, mentre altri la ritenevano una saggia capace di vedere oltre le apparenze.
«Se vuoi comprendere qualcosa della tua inquietudine», le aveva detto, «devi imparare a osservare ciò che accade dentro di te senza fuggire. Vai da lei.»
Marta trovò la casa alla fine di una strada stretta. Bussò.
Ad aprire fu una donna dai capelli completamente bianchi e dagli occhi straordinariamente limpidi.
«Ti aspettavo», disse.
Marta rimase sorpresa.
«Come poteva aspettarmi se non mi conosce?»
La donna sorrise.
«A volte le persone arrivano prima nel pensiero che nella realtà.»
La invitò a entrare.
La casa era semplice. Non c'erano oggetti preziosi né simboli misteriosi. Solo libri, una finestra aperta verso la valle e un silenzio che sembrava avere consistenza.
«Perché sei venuta?» chiese l'anziana.
«Cerco una risposta.»
«A quale domanda?»
Marta esitò.
«Non lo so.»
La donna annuì.
«È la domanda più difficile.»
Passarono alcuni minuti in silenzio.
Poi l'anziana indicò la finestra.
«Che cosa vedi?»
«Gli alberi, le montagne e il cielo.»
«Sei sicura di vedere soltanto questo?»
Marta non comprese.
«Cos'altro dovrei vedere?»
«Osserva meglio.»
La giovane fissò il paesaggio. Nulla sembrava diverso.
«Vedo ciò che tutti vedono.»
«Eppure ciò che chiami vedere non è mai soltanto il mondo. Ogni cosa che osservi passa attraverso la tua coscienza. Non conosci il cielo in sé. Conosci il cielo come appare alla tua esperienza.»
Marta ricordò molti concetti studiati nei libri, ma la semplicità con cui quelle parole venivano pronunciate le faceva apparire nuove.
«Vuol dire che viviamo chiusi dentro la nostra mente?»
«No. Significa qualcosa di più profondo. La coscienza non è una prigione. È una finestra.»
«Una finestra verso cosa?»
«Verso il mondo e verso ciò che nel mondo non può essere toccato.»
Nei giorni successivi Marta rimase nella casa.
Ogni mattina passeggiava con l'anziana lungo i sentieri della collina. Parlavano poco. La maggior parte del tempo era dedicata all'osservazione.
Un giorno incontrarono un pastore.
L'uomo salutò cordialmente e proseguì.
«Che cosa hai percepito?» domandò l'anziana.
«Un uomo gentile.»
«Solo questo?»
Marta sospirò.
«Di nuovo la stessa domanda.»
«Perché continui a fermarti alla superficie.»
«Non posso sapere cosa c'è dentro una persona.»
«Eppure senti qualcosa della sua presenza.»
Marta rifletté.
Era vero.
Non aveva soltanto visto il pastore. Aveva percepito una serenità difficile da descrivere.
«Forse», disse lentamente, «ho sentito il suo modo di essere.»
«Esattamente.»
«Ma come?»
«Perché gli esseri umani non sono isole separate come spesso credono. Esiste una dimensione della coscienza che permette di cogliere qualcosa dell'altro senza bisogno di parole.»
Quelle parole rimasero nella mente di Marta per giorni.
Cominciò a osservare diversamente le persone.
La panettiera del villaggio.
I bambini che giocavano nella piazza.
L'uomo che ogni sera sedeva da solo davanti al bar.
Scoprì che ogni incontro lasciava dentro di lei una traccia invisibile. Non era soltanto un insieme di immagini o informazioni. Era una partecipazione silenziosa all'esistenza altrui.
Una sera, mentre il sole tramontava, pose all'anziana una domanda.
«Se siamo così profondamente collegati, perché ci sentiamo tanto soli?»
La donna rimase in silenzio per qualche istante.
«Perché guardiamo soltanto ciò che separa.»
«E cosa ci unisce?»
«L'esperienza di esistere.»
Marta attese una spiegazione più lunga, ma non arrivò.
«Tutto qui?»
«Ti sembra poco?»
La giovane abbassò lo sguardo.
In effetti non lo era.
Tutti gli uomini soffrivano.
Tutti desideravano essere compresi.
Tutti cercavano felicità e significato.
Forse esisteva davvero una radice comune nascosta sotto le differenze.
Passarono le settimane.
Una notte Marta si svegliò improvvisamente.
Non sapeva perché.
La casa era immersa nel buio.
Eppure sentiva una strana pace.
Si avvicinò alla finestra.
La valle era illuminata dalla luna.
Per qualche istante ebbe l'impressione che il confine tra sé e il mondo si fosse assottigliato. Non era una visione. Non era un sogno.
Era una sensazione difficile da descrivere.
Come se la sua coscienza fosse diventata più ampia.
Come se tutto fosse collegato da una trama invisibile.
La mattina raccontò l'esperienza all'anziana.
«Non so spiegare cosa sia accaduto.»
«Non tutto deve essere immediatamente spiegato.»
«Era reale?»
«Per te lo è stato.»
«Ma era soltanto un'emozione?»
La donna sorrise.
«Gli uomini moderni hanno imparato a dubitare di tutto ciò che non possono misurare. Tuttavia esistono esperienze che parlano una lingua diversa.»
«Una lingua spirituale?»
«Forse.»
Marta rifletté.
Per la prima volta nella sua vita non sentiva il bisogno di definire ogni cosa.
L'esperienza stessa sembrava avere un valore.
Le settimane trascorsero ancora.
Infine arrivò il giorno della partenza.
Marta preparò la valigia e raggiunse l'anziana davanti alla finestra.
«Credo di non aver trovato tutte le risposte che cercavo.»
«Era impossibile.»
«E allora cosa ho trovato?»
La donna guardò il cielo.
«Hai scoperto che la coscienza non è soltanto uno specchio che riflette il mondo. È anche una porta.»
«Una porta verso cosa?»
«Verso gli altri. Verso te stessa. E forse verso qualcosa di più grande di entrambe.»
Marta rimase in silenzio.
Poi sorrise.
Per la prima volta comprese che la ricerca della verità non consisteva nel possedere risposte definitive.
Consisteva nell'imparare ad abitare le domande.
Quando lasciò il villaggio, la collina era avvolta dalla luce dell'alba.
Le montagne erano le stesse del giorno in cui era arrivata.
Anche il cielo era lo stesso.
Eppure qualcosa era cambiato.
Non nel mondo.
Dentro di lei.
Aveva compreso che l'esistenza non è fatta soltanto di oggetti, fatti e spiegazioni.
Esiste una profondità nascosta nell'esperienza umana, una dimensione che si manifesta nell'incontro con gli altri, nella contemplazione silenziosa e in quei momenti in cui la coscienza sembra affacciarsi oltre i propri confini.
E mentre il villaggio scompariva lentamente all'orizzonte, Marta ebbe l'impressione che la vita intera fosse come quella finestra della casa sulla collina.
Non serviva attraversarla per forza.
A volte bastava fermarsi e guardare.
Guardare davvero.
*Consiglio per la lettura "Lo sguardo nel tempo della filosofia" vol. 5 di Fabio Squeo
"La riflessione è più ricca quando incontra altre riflessioni."

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