
Il primo giorno di scuola è speciale ma per Andrea era un giorno come un altro; era lì perché doveva esserci. Era l’inizio del primo anno di scuola superiore. La sua timidezza fin dalle medie inferiori, era tale da mostrarsi estraneo alla classe e ancora peggio, schivo e timoroso nei confronti dei professori.
Restava isolato
e taciturno per tutto il tempo di permanenza in classe. Per lui le
interrogazioni erano supplizi. Quando il suo nome risuonava in classe, il cuore
gli andava a mille e il parlare a volte si trasformava in un confuso balbettio. Pur studiando tanto,
davanti all’insegnante dimenticava tutto. Di conseguenza, il profitto
scolastico era stato al limite della decenza.
Un giorno la professoressa di italiano si interessò di lui e cercò di conoscere
la situazione famigliare. Scoprì che Andrea era l’ultimo di otto figli. I
genitori, non istruiti, erano troppi lontani dalla sua sfera affettiva. Anche i
fratelli lo ignoravano; lo consideravano un ragazzo problematico.
Era quindi chiaro che in quelle condizioni, Andrea non aveva né stimoli né
opportunità per trovare conforto e apprezzamenti nella scuola. Non potendo
contare sull’aiuto di qualcuno, la vita di Andrea si
prospettava molto triste.
Un giorno, la professoressa lo chiamò in disparte gli donò un libro.
Si trattava del libro “cuore”.
“Conserva questo libro e leggilo. Poi mi racconterai la storia e mi dirai se ti sarà
piaciuto!” Disse il professoressa.
Il ragazzo si sentì investito di un interesse mai sperimentato prima. Giunto a
casa e rifugiatosi nel suo spazio, lesse tutto d’un fiato il libro. Rimase fulminato
dalle brevi storie lette.
Qualche giorno dopo la professoressa assegnò un compito scritto a casa. Il tema chiedeva di raccontare una bella esperienza vissuta. Dopo la lettura di quel libro, Andrea era pieno di idee e con la volontà di compiacere la professoressa. Così, raccontò le sue emozioni per quel inaspettato interessamento alla sua persona. Descrisse l’dea dell’amore che aveva maturato al termine della lettura del libro donato.
Il giorno dopo, a scuola, consegnò il suo compito e attese la correzione con l’ansia di chi sa di aver fatto un buon lavoro e si aspetta la gratificazione.
Giunse la mattina in cui la professoressa entrò in aula con il pacco dei compiti corretti. Quella volta la sua emotività non ebbe freno. La professoressa aveva l’abitudine di commentare e consegnare i compiti chiamando alla cattedra gli alunni in ordine di valutazione crescente.
Incredibilmente il nome Andrea tardava a risuonare nell’aula. Difatti, fu l’ultimo!
Con lui davanti alla cattedra, la professoressa parlò alla classe:
“Oggi, il compito di Andrea è stato il migliore. Ho letto un tema che fluiva dolcemente destando emozioni. Non importa, se ho trovato qualche errore grammaticale; posso dirvi che Andrea mi ha emozionata, ricordando a tutti noi che ogni essere umano è degno d’amore, depositario di un tesoro inestimabile e unico."
Dopo quel episodio, Andrea andava felice a scuola e miracolosamente la sua timidezza cominciò a sparire mentre il profitto migliorava.
L’anno scolastico finì e come quello, finirono tutti gli anni successivi fino al diploma. Andrea si iscrisse all’università; completò gli studi e divenne ingegnere.
Un giorno, la professoressa ricevette una lettera. Le mani le tremavano mentre la apriva. Era firmata da Andrea.
La professoressa, con le lacrime agli occhi, strinse la lettera al petto e nella sua mente rispose: “Andrea, tu mi hai donato una gioia immensa: hai dato senso e valore a tutti i miei sforzi per diventare la migliore insegnante possibile.
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