martedì 25 marzo 2025

Sognando Ventotene

 

Sognare è un’attività del nostro cervello che ci liberara di qualsiasi vincolo razionale. Rende possibile l’irreale; capovolge o ferma il tempo; modifica e ristruttura idee e desideri. In altre parole, nel sogno siamo in grado di “vedere” realizzato qualsiasi desiderio e godere di un appagamento altrimenti irrangiungibile. Un psicologo assicura che il sogno prepara gli umori al risveglio. Credo che abbia ragione. Gli ultimi avvenimenti di politica certamente hanno stimolato il sogno che sto per raccontare.

Ho sognato di svegliarmi in paradiso e di trascorrere la mia giornata vagabondando tra le anime. In paradiso le giornate sono tutte belle e allegre. Non è il sole a illuminarle a festa, è invece lo spirito di Dio che pervade tutto. La gioia è un moto continuo che unisce tutte le anime. Insomma, si tratta di un luogo dove la pace è, come per noi umani, l’aria che si respira.

Però, in un punto del panorama celeste, era ben visibile un capannello di anime che discutevano sommessamente. I loro visi mostravano chiaramente preoccupazione: cosa inusuale nel regno dell’amore.

Beh, non resistetti e mi avvicinai. Con mio grande stupore, scoprii che quelle anime appartenevano quattro illustre figure del passato. Stavano discutendo tra loro su una questione che li vedeva molto interessati. A posteriori conobbi il loro nome: erano Spinelli, Rossi e Colorni, gli autori del manifesto di Ventotene, scritto nel 1941, quando questi erano stati condannati al confino dal regime fascista dell’epoca. Ai tre si accomagnava il padre della costituzione americana, George Washington. Non avrei potuto mai immaginare di essere testimone di un colloquio così importante.

Cercai di unirmi al gruppetto per ascoltare le loro voci. Sappiate che in paradiso non si parla come da noi; esiste un sistema di sincronizzazione del pensiero per cui non hai bisogno di porre domande. Ogni pensiero esterno fluisce nella mente come un’armonia di suoni. Per raccontarvi ciò che il guppetto di anime si confidava, userò il nostro metodo mortale fatto di colloqui tra amici.

Il più preoccupato di tutti era Spinelli che diceva: “Amici miei, ma che succede laggiù?”

Rossi, scuotendo la testa, rispose: “Ho l’impressione che il nostro lavoro non sia stato compreso bene.”

Colorni cercò di sminuire lo scoramento evidente del gruppetto: “Orsù, non scoraggiamoci! Un bel passo avanti è stato fatto. Hanno soltanto bisogno di tempo per capire che un buon lavoro è stato iniziato e vuole essere terminato.”

Spinelli, un po’ scettico, aggiunse: “I nostri concittadini hanno dimenticato la guerra; non hanno più davanti agl’occhi le violenze dei tiranni, la tracotanza di chi si sente superiore; non conoscono il terrore di un bomardamento, l’odore acre di polvere delle case distrutte; i dolori del digiuno per mancanza di cibo. Hanno perso il fascino della libertà di pensiero, dando per scontato di poterla esercitare sempre, senza limitazioni di chichessia. Noi sapevamo cosa ci mancava ed è per questo che sfidando il regime abbiamo cercato di svegliare le coscenze dei nostri tempi affinché in futuro non si ripetessero gli errori del passato.”

Rossi, incantato, ripassava nella mente la bandiera degli “Stati Uniti d’Europa” e si ripeteva: “Non mi rendo conto come sia possibile che i politici europei siano così freddi davanti ad una possibilità di pace e benessere per sempre; di poter pensare un futuro senza più guerre, dove la collaborazione tra uomini liberi darebbe il sapore di essere cittadini del mondo! Perché continuare a pensare che ogni nazione europea possa bastare a se stessa? Non ha ancora insegnato tutto la storia?”

Colondri, rivolgendosi a Washington, riprende: “George, tu che ci hai anticipato l’idea di unire tanti stati in un’unica Federazione che pensi di questa situazione?”

Washington, anche lui frustrato per quanto vedeva accadere nei suoi Stati Uniti d’America, manifestò il suo disappunto: “Cari Amici, quando io e i miei amici rapresentanti dei primi tredici stati amercani, ci siamo riuniti, abbiamo pensato e ripensato moltissimo prima di mettere in scritto la costituzione americana. Volevamo scovare ogni possibilità che il virus della tirannia potesse infilarsi tra le leggi della federazione. Così abbiamo individuato una lunga serie di pesi e contrappesi affinchè ogni potere della federazione non prevaricasse gli altri. 

Purtroppo, non potevamo imprigionare l’animo umano in una regola. Abbiamo dovuto lasciare libera la speranza che a guidare un popolo sia sempre il suo figlio migliore. Ci auguravamo che ogni presidente degli Stati Uniti d’America fosse libero del morbo dell’egoismo e dall’esercitare i poteri come etichetta della propria mania di grandezza, ma che invece desiderasse sempre e comunque il bene dei propri cittadini; che fosse abasciatore di pace e libertà nel mondo. 

Purtroppo, il mio concittadino presidente Trump, sta portando la federazione su un percorso difficile. Egli non ha capito che l’amore per gli americani non può prescindere dall’amore per l’intero globo. Sfortunatamente, coglie le sfumature negative dei suoi amici e apprezza le apparenti adulazioni dei suoi nemici storici. 

In questo quadro scomposto si giustificano tutte le difficoltà che impediscono la realizzazzione del vostro sogno: assistere alla nascita degli Stati uniti d’Europa. Sebbene occorre mettere insieme idee ed esigenze di ventisette piccole nazioni, io sono convinto che prima poi l’unione avverrà.”

Spinelli, fiducioso per quanto detto da Washington, portò il pensiero al creatore, chiedendosi: “Perché Dio mio, lasci fare agli uomini ciò che tu stesso proibisci?”

 

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